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“Jack ogni tanto prende e parte. Va dai suoi amici, e beve un po’ troppo. Ma poi torna sempre da me”. Il rapporto (morboso) tra Kerouac e mamma Gabrielle, che non leggeva i suoi libri, faceva il bucato e gli gestiva i soldi

Se non sai cucinare, fare nessuna faccenda domestica, manco pagarti una bolletta, nemmeno online, hai tre alternative: A) ti trovi una moglie santa/fessa che lo fa per te; B) paghi una colf; C) resti a casa con mamma. Quest’ultima soluzione è quella scelta dal grande Jack Kerouac il quale, diventato scrittore famoso a 37 anni, dopo un’aspettativa di 10, e essendo di conseguenza divenuto benestante, aveva un’autonomia economica pari alla paghetta che gli passava la madre Gabrielle, bastante a comprarsi sigarette e vino a buon mercato. Il resto lo sborsava Kerouac ma lo gestiva mamma sua, e per rivalsa: è stata lei, nel decennio passato dal figlio ad aspettare la gloria, a mantenerlo alzandosi ogni mattina alle 6 per andare a fare l’operaia in fabbrica, mentre Kerouac non apriva gli occhi mai prima di mezzogiorno, lasciando il letto da rifare a mammà la sera. L’ho letto in Vita di Kerouac, biografia del Re dei Beat, scritta da Ann Charters nel 1973. Jack Kerouac in casa non muoveva un dito, mai che abbia lavato un piatto, spolverato un ninnolo, portata fuori la spazzatura: pensava a tutto mamma, lui quando non stava in camera sua a scrivere o a pensare, stava fuori con gli amici, a ubriacarsi. Amici che mamma Gabrielle non sopportava, poco intorno voleva, tranne Allen Ginsberg: ecco, lui in casa Kerouac non si doveva proprio avvicinare, Gabrielle lo disprezzava, lo giudicava sporco, di pelle, vestiti, ma più di animo. Il motivo? Mamma Kerouac schifava l’omosessualità in generale e quella di Ginsberg in particolare, omosessualità dichiarata nelle di Ginsberg poesie. Scritti su cui Gabrielle inorridiva per gli attacchi alla società e al di lei cattolicesimo (“Quel tizio lì, mi fa paura. Insulta i preti. Lo so, lo scrive pure in una lettera che ha spedito a Jack…”).

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Tranne che per i viaggi da una costa all’altra dell’America, le puntate in Messico, e due matrimoni: il primo (e si va a vivere a casa dei suoceri!) dura 2 mesi, il secondo 6, col concepimento di una bambina che Kerouac non riconosce né vede se non in fotografia il giorno che la sua ex moglie lo trascina in tribunale per la prova del DNA e per ottenerne gli alimenti, non per lei ma per la figlia, alimenti da cui Kerouac si sottrae tramite un certificato medico che lo esonera da lavoro continuativo, causa ferita a una gamba che lo rende inabile (ma se era invalido, con difficoltà a muoversi, come faceva a bighellonare su e giù per gli Stati Uniti? Eh?), dicevo, Jack Kerouac ha sempre vissuto con la madre, la quale bocciava ogni fidanzata che lui le presentava: erano trasandate perché avevano i capelli lunghi, non brave massaie perché incapaci di lavare bene i piatti, empie perché non cattoliche, per non parlare di Dodie Müller, una indios, e per mamma Kerouac una selvaggia! La mamma di Kerouac vigilava sul conto corrente in comune, e su assegni che non potevano essere staccati senza la sua (di Gabrielle) firma. E Kerouac lo diceva e lo scriveva agli amici: stava con la madre “perché altrimenti, chi si occuperebbe di me?”, e per occupazione intendi bucato, riordino, cucina, tutte attività manuali che, a quanto pare, la ferita alla gamba esulava il celebre scrittore ad impegnarvisi. E non è nemmeno vera gran parte dell’epica basata sui viaggi in solitaria, zaino in spalla in autostop per il Paese, intrapresi da Kerouac: “Quando è in viaggio”, dice mamma Kerouac, “i soldi per lui ci sono sempre. Glieli spedisco in qualunque momento, appena mi avverte che ne ha bisogno. Jack ogni tanto prende e parte. Va dai suoi amici, e beve un po’ troppo. Ma poi torna sempre da me”. Questo ritratto, da mamma sì vedova ma prepotente, castrante (io direi da mamma Psyco, se il paragone non fosse esagerato!) proviene da una rara intervista doppia – inserita nel libro – che nel 1959 Alfred Aronowitz, giornalista del New York Post, riesce a fare ai Kerouac. L’attaccamento tra mamma e figlio è morboso, esclusivo, ma non alla pari. Jack ha soggezione della madre e Gabrielle non rispetta alcun confine, apre e legge la posta del figlio, ma non i suoi libri (“Jack non vuole, e me l’ha proibito. Una volta mi ha detto che se avessi letto On the Road mi sarei arrabbiata, per cui mi sono fermata a pagina 34”). Jack lo sa, e sa del razzismo della madre verso ebrei e neri (“L’ho avvisata di non leggere I sotterranei: c’è la storia d’amore con una negra…”). Mamma Kerouac controlla quanto il figlio guadagna, con quei soldi si concede lussi (elettrodomestici, mobili di suo gusto), e sono gli stessi soldi ricavati dai libri che lei però apertamente disprezza (“Io non li leggo, ma tanto, chi è che capisce quelle cose?”).

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Jack Kerouac, mamma Gabrielle, il gatto

Anche Ann Charters entra in casa Kerouac, nel 1966. Contatta Kerouac perché da ricercatrice universitaria vuole compilare la bibliografia la più dettagliata di tutti i libri, articoli e poesie e lettere, e di ciò che di Kerouac è stato nel mondo tradotto. Appena se la vede davanti, mamma Gabrielle intuisce subito che Ann è ebrea, e tenta di non farla entrare. Charters – che ha letto tutti i libri di Kerouac, divorandoseli – rimane sconvolta dal vero Kerouac, un uomo di 44 anni e già vecchio, bolso, mal vestito, deluso da se stesso e dalla vita. Un Kerouac abbandonato dai suoi amici beat, che ora si occupano attivamente di politica, attaccano il suo conservatorismo, prendono l’LSD, e non sopportano le sue lagne alcoliche. Un Kerouac che apre la porta a comitive di ragazzini venuti a conoscere il mitico scrittore, li fa entrare in casa mostrandosi a loro perso, sfatto, un uomo avente nulla a che fare con la leggenda che coi suoi libri egli stesso e il successo gli hanno cucito addosso. Un Kerouac ubriaco, che all’inizio è gentile con Ann, fornendole il materiale necessario, ma che poi cambia, la molesta verbalmente, è villano con lei (“Perché non passi la notte con me? Mi posso anche soltanto masturbare. Va bene ugualmente”).

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Stella Sampas è stata la terza e ultima moglie di Kerouac: di 4 anni più grande, sorella del miglior amico del Kerouac adolescente poi morto nella Seconda guerra mondiale (della famiglia Sampas è imbevuto The Town and The City, opera prima del futuro padre della Beat Generation). Si dice che Stella fosse innamorata di Kerouac fin da ragazzina. A 48 anni ha coronato il suo sogno d’amore. Ma qui, nel suo libro, Ann Charters è spietata: Kerouac ha sposato Stella per bieche egoistiche ragioni: poco prima mamma Gabrielle aveva avuto un ictus, quindi serviva chi si occupasse di una anziana malata, e del figlio cresciuto viziato. Stella Sampas si rivelò per Jack Kerouac la mamma/colf/badante perfetta.

Barbara Costa

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