Negozio / Roman Beat Generation
da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza

Roman Beat Generation

“C’è una vita, c’è la firma della pietra sulla tempia, c’è la tempia, c’è la forma della testa: madre Roma – c’è la Storia che divora una storia: un’altra storia”

Questa non è un’antologia.

Nessun “intento” critico la fonda – nessuna allusione ai paradisi artificiali dell’accademia la mina. Non c’è premio né manna – mannaia, semmai, cosa che fende in faccia, trachea frantumata di un cielo che ci ostiniamo a dire triclino: ma sanguina e lo avete in dote, tra le mani, implume belva blu, mentre gli altri – tutti – sono nell’hurrà della letteratura. Noi no. Noi abitiamo la tenda. Noi indossiamo l’arco.

“Roman Beat Generation” è un cantiere aperto – un caravanserraglio. Un circo, se volete – dove le tigri domano gli artefici e gli alfabeti di fuoco inceneriscono codici in zucchero filato. Più che Allen Ginsberg – un triceratopo, più morto di Marco Aurelio – conta Giovanni della Croce, qui; più che la metropoli, l’Urbe del papa in tenuta da guerra, che brandisce la spada come l’incensiere e va a caccia del lupo nelle proprie sacre tenute, nei boschi della divina Nemi.

C’è – incredibilmente –, qui, la preghiera prima dell’urlo, la tenerezza prima dell’oscenità; un oscuro amare. Odore di sirene fatte a pezzi, di angeli coleotteri.

Soprattutto, è l’antichità di questi poeti nuovi a spaventarci.

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I poeti della “Roman Beat Generation”, finora, sono questi:

Edoardo Piazza (in vesti di pifferaio magico)

Sacha Piersanti

Antonio Merola

Ilaria Palomba

Davide Cortese

Simone Di Biasio

Arianna Vartolo

Mattia Tarantino

Federico Savelli

Olivia Balzar

Claudio Zuccaro

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Per approfondire