“A tentoni, per i corridoi del Pensiero”. Una poesia di Harold Monro
Poesia
Giorgio Anelli
Esiste come un desiderio intenso, inappagato; di tutti gli scrittori e i poeti, di voler andare oltre i propri limiti; illusi di poter raggiungere lo scopo della propria vita. Oggi più che mai, dove, nel mondo in cui viviamo, tutto è sottosopra e ribaltato, questo desiderio risulta peraltro irraggiungibile ai più. Ciò nonostante, tutto procede come sempre, e continua a scorrere follemente la rincorsa del fiume. Tutto è dato a quei pochi che ‒ forse sì, forse no! ‒ se lo meritano per davvero, il successo.
In fondo, non dovremo nemmeno lontanamente pensarci. Poiché ci distoglierebbe dall’opera. La concentrazione e il silenzio, checché se ne dica, sono assolutamente fondamentali e necessari, per un artista. Eppure. Eppure, ogni tanto, la brama della fama fa capolino; il tarlo che intarsia la nostra vanità, vanifica il lavoro; oppure, un semplice passo in più, meriterebbe l’attenzione degli altri nei nostri confronti. Ma chi siamo, noi, per poterlo pretendere?…

Il mondo, e con esso la vita, non ha mai guardato in faccia nessuno. Tutto ciò che siamo e che possiamo diventare ‒ in linea di massima e in larga sostanza ‒ lo dobbiamo unicamente a noi stessi; al sacrificio che ci spinge a credere a quel che continueremo ad essere da qui all’eternità.
Tuttavia, è lecito credere all’impossibile. Altrimenti non esisterebbe poeta degno del suo nome. Altrimenti, già. E ogni sforzo, quando allentiamo per un istante la presa, vedrà vanificarsi l’essenza, se non la sostanza, di una forma perseguita come credo, e / o amata grazie alla disciplina.
Eppure, ancora, saremo pronti a negare addirittura il successo, se mai finalmente arrivasse “inaspettato”, mentre falsamente stiamo accucciati all’ombra del desiderio.
Così fu per Malcolm Lowry ‒ sia lode a lui ‒ quando scrisse questa poesia che mi dà molto e seriamente da pensare, che s’intitola Dopo la pubblicazione di Sotto il vulcano:
Questo successo è come il cataclisma,
la casa in fiamme, il boato del crollo
con travi e tetto che insieme precipitano
e tu resti inerte a subir la condanna.
La fama, come l’alcolista, distrugge la casa del cuore,
rivelando che non hai vissuto che per questo.
Oh, non aver sofferto il bacio traditore,
ma fallire nel buio, sprofondare in eterno.

Con questi versi, Lowry ci smaschera a tutti quanti. Smaschera perfino se stesso. Lui, che credeva come noi nella potenza infinita e suggestiva della parola, fino al punto di trasformare l’alcol in qualche verbo pronto a inabissarlo nell’insuccesso.
Del resto, si arriva molto prima di raggiungere qualsiasi risultato, se si è pronti a scrivere parole come queste; parole che incarnano la potenza della verità, e incalzano la curiosità della domanda che affonda ogni tormento nei dubbi dell’esistenza: “È, quella stella, assenzio / fra stelle d’amore? Questa nave l’eterno / E dove andiamo? Che la vita ci salvi tutti.”
Si è arrivati, dunque, e si arriva sempre grazie a un gesto, sfiorando con il dito la pelle dell’altro; vergando con il gambo di un fiore, la carezza incognita della vita.
Giorgio Anelli