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“Le responsabilità cominciano nei sogni”. Iosif Brodskij a Venezia

Ho incontrato Fondamenta degli incurabili di Brodskij a Venezia un mese fa, in una libreria, come si incontra una persona nel suo luogo di nascita. Ho atteso un mese per leggerlo perché il tempo di latenza doveva consentirmi di staccarmi dagli occhi la bellezza capovolta di Venezia, o almeno appannarla un poco, rendere la sua luce un po’ meno luminosa. In sostanza leggete Fondamenta degli incurabili in un luogo isolato, possibilmente neutro, se potete in faccia al mare ma non a Venezia. Queste due straordinarie creature insieme sono troppo per il cuore, farebbero diventare cardiopatico persino un atleta. Leggere Brodskij non è un affare semplice, richiede che il cuore sia vuoto, le parole pretendono il loro giusto posto. Fondamenta degli incurabili è un libro che scava palafitte e ci pianta sopra cattedrali. L’equilibrio dell’architettura di questo libro è un mistero, come spesso solo i russi sanno creare.

Un libro per amare il mare, un libro per insegnare ai sordi e ai ciechi che ci sono odori che sono sintomo di felicità. Per Brodskij “Era una notte di vento, e prima che la mia retina avesse il tempo di registrare alcunché fui investito in pieno da quella sensazione di suprema beatitudine: le mie narici furono toccate da quello che per me è sempre stato sinonimo di felicità, l’odore di alghe marine sotto zero”. La bellezza e la felicità, ciò che apparentemente ci sposta un poco dal nostro centro è pura invasione, non siamo altro che un nucleo pronto a essere violato per farci entrare la luce. Ma cosa è questo odore che investe il nostro centro, conquista i recettori? “Un odore è, dopo tutto, una violazione dell’equilibrio su cui si regge l’ossigeno, un’invasione di quell’equilibrio da parte di altre sostanze”, crediamo di essere completi e inviolabili e poi un odore sposta tutto il nostro asse, ci riporta alle origini dell’esistenza, al punto esatto dove inizia la felicità, dove la bellezza sfonda la retina.

Viaggiare sull’acqua, anche per brevi distanze, ha sempre qualcosa di primordiale. Senti che non dovresti essere lì, e a dirtelo non sono tanto gli occhi, gli orecchi, il naso, il palato o il palmo della mano quanto i piedi, i quali assumono, stranamente, la funzione di organo dei sensi. L’acqua mette in discussione il principio di orizzontalità, specialmente di notte, quando la sua superficie somiglia a un selciato”. L’acqua ha il potere di farci ricordare persino l’origine antica del mondo, non tanto il nostro sguazzare nel liquido amniotico, quanto proprio l’evoluzione che dai cordati ci ha portato a essere uomini. Abbiamo dimenticato come la perdita di orientamento sia strettamente collegata a quella meravigliosa forma di verticalità che solo l’acqua concede. Il pesce è immerso in questo liquido, lo abita e lo teme allo stesso tempo e noi che siamo aggrappati alla nostra orizzontalità subiamo lo schianto della messa in discussione di questo orientamento, i piedi si ricordano che erano pinne.

Brodskij risveglia le coscienze con questo libro, placidi nel nostro mondo orizzontale veniamo rovesciati dentro la vibrazione profonda delle cose. Ed ecco che lo sguardo è un atto d’amore e di riconoscenza, l’oggetto ha già chiamato l’occhio prima ancora che quest’ultimo lo abbia realizzato. Sono quindi forse le cose a chiamare noi per essere viste, l’acqua in questo è spietata, sbatte le sue onde come simboli sulle pietre. “A volte pare azzurra, a volte grigia o bruna; invariabilmente è fredda e non potabile. Il motivo per cui mi ingegno a filtrarla è che contiene tanti riflessi, tra i quali il mio”. Dalla vista al sogno il passo è breve, in questo ribaltamento di prospettiva tutto è collegato, mondo onirico e mondo reale si intrecciano e si sfibrano. “Si è ciò che si guarda – be’, almeno in parte. La credenza medievale secondo cui una donna incinta doveva guardare solo cose belle se voleva avere un bel bambino non è poi così ingenua se si considera la qualità dei sogni che si sognano in questa città. (…) Perché, come ha detto un poeta, le responsabilità cominciano nei sogni. In ogni caso, certe idee celestiali – aggettivo quanto mai adatto a questa città! – devono essere venute agli architetti di notte, mentre sognavano, perché nella realtà quotidiana non c’è nulla che possa ispirarle”.

Un libro questo per ritornare alle antiche memorie genetiche dei cordati, dove il mondo subacqueo si gestisce per verticalità e fluttuazioni, dove il sogno è contenitore della luce della superficie e tutto esiste nella tensione del velo dell’acqua dove l’ossigeno cambia la sua aggregazione, si slega dall’idrogeno eppure allo stesso tempo continua la sua ascesa. “Perché anche l’acqua è coro, è corale, in più di un senso”.

Continuando sul senso della vista Brodskij arriva alla più splendida definizione di lacrima: dall’occhio infatti esce il ricordo della vita immersa nel mare, la lacrima è essa stessa il mare che grida la sua origine e tenta di riunirsi al suo elemento. “In questa città si può versare una lacrima in diverse occasioni. Posto che la bellezza sia una particolare distribuzione della luce, quella più congeniale alla retina, una lacrima è il modo in cui la retina – come la lacrima stessa – ammette la propria incapacità di trattenere la bellezza”.

Il ricordo antico dei cordati si esprime nel tentativo di fedeltà dell’occhio, il sogno infatti non è qualcosa di diverso, di altro da noi, è semplicemente il tentativo di squarciare il velo tra i due mondi. Il sogno è un atto di fedeltà della vista a occhi chiusi, l’occhio mentre dormiamo è chiuso e accede a una fiducia priva di difese, sebbene tutto il mondo fuori sia ostile le palpebre si chiudono sfinite dal rapporto orizzontale con la terra. Vogliono tornare natanti, costantemente aperte nel flusso. Ma suppongo che si possa comunque parlare di fedeltà quando un uomo ritorna sul luogo del proprio amore, anno dopo anno, nella stagione sbagliata, senza nessuna garanzia di essere riamato. (…) In ogni caso, gli oggetti non fanno domande: fintanto che esiste l’elemento, il loro riflesso è garantito – sotto forma di un viaggiatore che ritorna o sotto forma di sogno, perché un sogno è la fedeltà dell’occhio chiuso. È quel tipo di fiducia che manca alla nostra specie, anche se in parte siamo fatti d’acqua”.

Fondamenta degli incurabili è una dichiarazione d’amore all’acqua. Dentro ci troviamo il riflesso di tutte le ere geologiche, il ricordo della nostra evoluzione, dentro l’acqua di Venezia ci sono i volti di chiunque, del viaggiatore e di chi in quell’acqua si è perso. Nell’acqua risiede l’eco del tempo, di un eterno presente ripetuto nell’ossigeno, dentro la struttura molecolare sta Dio. “Se mai si dovesse catalogare il mondo tra i generi, il suo principale ingrediente stilistico sarebbe senza dubbio l’acqua. Se le cose stanno diversamente, sarà perché nemmeno l’Onnipotente deve avere molte alternative, o perché il pensiero stesso ha la trama dell’acqua. Come del resto la scrittura; come le emozioni, come il sangue. I liquidi hanno la proprietà di riflettere, e anche in un giorno di pioggia possiamo sempre dimostrare, andando a metterci dietro un vetro, che la nostra fedeltà è superiore a quella del vetro”.

Clery Celeste

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