05 Giugno 2024

Libri da Babele. Geopolitica lunare: strategia e sovranità ne “I Diplomatici della Luna” di Matilda Forsberg

La narrativa fantapolitica, relegata ai margini della letteratura, viene rinvigorita con un ardore e perspicacia ne I Diplomatici della Luna di Matilda Forsberg. L’arazzo narrativo appare sfaccettato e complesso: il satellite terrestre figura infatti un’arena su cui si dispiegano le ambizioni e le strategie delle maggiori potenze mondiali.

Professoressa Universitaria di Letterature Comparate, Matilda Forsberg è specializzata in geopolitica e letteratura contemporanea. L’influenza accademica si riflette in ogni sua opera – per lo più pubblicata in Svezia e negli Stati Uniti – dove la complessità delle trame politiche e le riflessioni filosofiche intrecciano teoria e narrativa, invitando il lettore a un’interpretazione critica della realtà.

La scena di apertura del romanzo, pubblicato in Italia da La Nave di Teseo, concretizza una visione lunare trasformata in un microcosmo di palazzi diplomatici e agenzie investigative. Il merito dell’opera risiede nella concretezza con cui gli scenari proposti attuano un’indagine universale tanto lucida quanto plausibile. Ogni avamposto lunare riflette le inquietudini e le aspirazioni delle nazioni, scandendo una drammaturgia fondata in nome di valori come la sovranità e l’identità nazionale. 

La prosa forsberghiana è fitta di riferimenti: da Machiavelli e Foucault, intrecciando teorie politiche e filosofiche con una trama che è, in ogni suo respiro, intensamente umana. I personaggi sono delineati con profondità, tragici nella loro drammaturgia e i dialoghi, fitti di sottintesi, riecheggiano le complessità dell’individuo in relazione a una volontà più ampia.

In un’epoca in cui alla letteratura viene concesso vacillare tra l’escapismo e l’autoindulgenza, I Diplomatici della Luna simboleggia un ritorno al romanzo come veicolo di critica e riflessione sociale, fertile terreno per duelli di ideologia e retorica. Forsberg non indaga semplicemente ciò che potrebbe accadere se la politica terrestre si trasferisse sulla Luna, inscena bensì l’essenza recondita delle nazioni partecipanti. L’intento alla radice dell’opera restituisce una narrativa in grado di illuminare, espandendo i confini di ciò che il romanzo può rappresentare nel contesto contemporaneo.

I Diplomatici della Luna e Il problema dei tre corpi di Liu Cixin affrontano in effetti temi che possono essere posti a confronto per le loro riflessioni sulla geopolitica e le interazioni tra civiltà: nel romanzo di Cixin, la trama si sviluppa attorno al contatto tra la civiltà terrestre e quella aliena di Trisolaris, esplorandone le conseguenze sulla società umana. Nel tentativo di contrastare l’impasse, si affrontano temi come il progresso scientifico, la tecnologia, e la capacità di prevedere e controllare eventi futuri. Similmente, Forsberg esplora le dinamiche di potere temporale nel contesto extraterrestre, attribuendo alla fantascienza la funzione di dispiegare potenzialità, tensioni, dinamiche e ambiguità dei nostri giorni.

L’opera di Forsberg sembra tuttavia condividere anche intenti comuni con La svastica sul sole di Philip K. Dick. L’ucronia dello scrittore americano esplora le ramificazioni di una vittoria delle potenze dell’Asse, rivelando le fragilità e le manipolazioni intrinseche alle strutture di potere totalitarie. Forsberg, d’altro canto, trasferisce queste dinamiche su un palcoscenico esterno, tramutando la Luna in simbolo e campo di battaglia delle ambizioni terrestri. Attraverso queste letture, il lettore è invitato a interrogarsi su come il contesto e le circostanze modifichino i comportamenti e le interazioni umane. La critica penetrante delle opere si rivolge all’intrinseca inquietudine umana – per dirla con Pascal – che, indipendentemente dal contesto, cerca sempre di plasmare la realtà secondo le proprie visioni di sovranità e controllo. (Nicolò Locatelli)

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*Per gentile concessione si pubblica un brano da “I Diplomatici della Luna”.

All’ombra delle cupole lunari, l’Ambasciatore Renard passeggiava lentamente lungo il corridoio circolare che avvolgeva il nucleo centrale dell’ambasciata francese. I suoi passi erano lievi, quasi fluttuanti in quel debole campo gravitazionale, ma la sua mente era inondata di pensieri gravosi. 

“La sovranità,” mormorò Renard, “è definita dall’estensione della propria influenza”.

Il suo interlocutore, un giovane analista politico di nome Moreau, annuiva, prendendo appunti su un dispositivo traslucido. 

”Foucault avrebbe forse argomentato che la nostra presenza qui è l’ultima frontiera del biopotere; estendendo il nostro controllo esercitiamo un potere assoluto sui corpi e sugli ambienti. Terrestri e lunari”.

“Machiavelli, in fondo,” continuò Renard con un sorriso torvo, “non avrebbe forse consigliato di guardarsi dai vecchi poteri che cercano di rivestire nuove forme? Qui sulla Luna siamo liberi dalle tradizioni terrene, ma anche più esposti”.

La luce che filtrava attraverso le finestre di vetro smerigliato si intensificò, tuttavia Renard continuò a osservare imperturbabile il panorama brulicante di attività umana.

“Guarda là fuori, Moreau,” disse, indicando le varie strutture che punteggiavano il paesaggio. “Ogni edificio, ogni antenna rappresenta una dichiarazione di presenza, un’affermazione di potere. In questo nuovo mondo, le antiche regole si sono al tempo stesso riconfermate e trasformate. Il potere qui è fluido. Dovrai essere costantemente pronto a negoziare. Coem altri grandi uomini prima di noi, siamo chiamati a gestire una nuova forma di diplomazia”.

Moreau guardò l’ambasciatore con una mistura di ammirazione e trepidazione. “Mi perdoni la domanda”, chiese, “ma come possiamo assicurarci di non essere semplicemente pedine di un gioco più grande?”

Renard girò verso di lui, lo sguardo freddo.

“Sii sempre consapevole, Moreau che in politica, come sulla Luna, il terreno su cui cammini può rivelarsi un cratere. E in quei momenti soltanto i più astuti, o i più fortunati, sopravvivono.”

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