12 Novembre 2024

Gnomi nelle cavità dentali. Il capolavoro di Juhani Laaksonen

La miniera dimenticata è il romanzo d’esordio dell’enfant prodige della letteratura finlandese: Juhani Laaksonen. La trama, d’improvviso, è facile: il libro tratteggia l’epopea di un mondo di piccoli gnomi che abitano le cavità dentali degli esseri umani.

L’autore, nato a Helsinki, è senza pari nella storia: a soli undici anni suscita l’ammirazione di critici e lettori di tutto il mondo per la sua scrittura ricca di saggezza e profondità. Del resto, il percorso di Juhani – come lui stesso dichiara – è ispirato ai miti e alle leggende narrategli dalla nonna prima di addormentarsi, nelle gelide notti di Huuvari (Uusima). Il suo precoce talento, messo alla prova nelle riviste letterarie di Finlandia, Giappone e Stati Uniti, si concretizza nel suo romanzo d’esordio, già eletto come moderno classico della letteratura nordica.

Pubblicato in Italia da Marcos y Marcos, La miniera dimenticata rappresenta un fulgido esempio di come la letteratura per l’infanzia intrecci un legame fra l’età adulta e l’invisibile mondo dei bambini. Per dirla con Rodari, “Inventare storie con i giocattoli è quasi naturale, è una cosa che viene da sola se si gioca con i bambini: la storia non è che un prolungamento, uno sviluppo, un’esplosione festosa del giocattolo”. 

La capacità di connettere i due mondi emerge nella lingua di Laaksonen: minimalista ma evocativa, in grado di catapultare il lettore in un universo fitto di analogie, meraviglie e pericoli. I protagonisti, come Glimnir, il capo dei minatori, ed Eldrin, un giovane esploratore, sono ritratti con una profondità istintiva, che permette al lettore l’incontro con una drammaturgia distante dai canonici schemi euroamericani.

Un parallelo particolarmente affascinante tra La miniera dimenticata e La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl emerge nel capitolo in cui Charlie Bucket e gli altri bambini esplorano la straordinaria fabbrica di Willy Wonka. Proprio come Charlie si avventura in un mondo nascosto e meraviglioso, pieno di segreti e sorprese, anche Glimnir e Eldrin s’immergono in un viaggio che li conduce alla scoperta – scoperta, tuttavia, che li pone dinnanzi a un confine da oltrepassare a rischio della propria comunità. L’allegoria del cioccolato come simbolo di ricchezza, desiderio e tentazione trova eco nella miniera d’oro di Laaksonen: il tesoro nascosto, però, trascende il ruolo di ricompensa, ergendosi a mera condizione di sopravvivenza.

I due protagonisti principali, Glimnir ed Eldrin, concretizzano dunque i topoi dell’esperienza umana: il leader saggio, abituato al sacrifico, posto di fronte al giovane avventuroso chiamato a fare conti con la propria volontà – e in seguito costretto a lottare per distinguere, dentro e fuori di sé, il bene dal male.

Laaksonen sfaccetta un mondo ricco di dettagli e significati: ogni pagina dell’opera, in particolar modo quelle in cui si descrive la vita e la sopravvivenza quotidiana degli gnomi, tinteggiano una metafora della condizione umana, condividendo una trasformazione collettiva. Il giovanissimo Juhani Laaksonen sconvolge con una storia universale, dimostrando come l’immaginazione e la sensibilità non conoscano limiti anagrafici. La miniera dimenticata offre una nuova prospettiva sulla letteratura, mettendo in luce la straordinaria potenza dello sguardo di un bambino che, senza alcun dubbio, traccia un solco nella storia.

Di seguito, un estratto dal libro. (Nicolò Locatelli)

***

Glimnir osservava la miniera con attenzione, ascoltando il rumore dei picconi.

I colpi contro l’oro emettevano un’eco nella cavità e la luce dorata, riflessa sulle pareti bianche e irregolari, danzava sui volti degli gnomi.

Eldrin si avvicinò allora a Glimnir. 

Il suo viso era pieno di eccitazione, gli occhi verdi scintillanti di curiosità. 

“Glimnir,” disse piano. “Glimnir, ho trovato qualcosa. Un passaggio nascosto, oltre la miniera. C’è una luce diversa, Glimnir… Una luce… magica.”

Glimnir fissò il giovane gnomo. 

“Mostramelo”.

Si avventurarono insieme nel tunnel oscuro. 

Glimnir portava una lanterna. Il bagliore tremolava su ombre danzanti in quel passaggio umido e stretto. Eldrin si muoveva con l’agilità di chi conosceva ogni angolo di quel labirinto. Era già stato lì. Ora guidava Glimnir. Dopo un lungo cammino raggiunsero la cavità. 

La luce dorata filtrava attraverso minuscole crepe e i cristalli incastonati nelle pareti scintillavano come stelle in trappola. Un silenzio sacro avvolgeva l’intero spazio.

“È incredibile” sussurrò Glimnir, “Non avevo mai visto nulla di simile”.

Eldrin si avvicinò a una delle pareti scintillanti. 

“Questo luogo potrebbe essere solo l’inizio Glimnir,” disse, passando delicatamente le dita sui cristalli. “Devono esserci altri segreti nascosti, altre meraviglie da scoprire, Glimnir. Dobbiamo iniziare a scavare qui dentro”.

Glimnir sentì un fremito di speranza mescolato a preoccupazione. “Frena, Eldrin. Noi non possiamo permetterci di essere avventati.”

Il giovane gnomo alzò gli occhi per fronteggiare il suo sguardo. “Non possiamo permetterci di vivere nella paura, Glimnir! Questa scoperta potrebbe cambiare il mondo”.

Mentre parlavano, in lontananza, un suono sordo e lontano risuonò attraverso i tunnel. 

Un lieve tremore fece vibrare il terreno sotto ai loro stivali. 

Glimnir strinse la lanterna con forza.

“Torniamo indietro Eldrin” disse infine.

Eldrin annuì, lo sguardo fisso sulla cavità scintillante.

Juhani Laaksonen

*In copertina: una illustrazione di Arthur Rackham (1867-1939)

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