Sono le lettere – migliaia, un oceano, lettere-case e lettere-menhir, lettere predatorie e lettere devozionali – l’opera totale di Rainer Maria Rilke, il luogo in cui il poeta perfeziona la propria filosofia e la propria poetica, dove mostra, a mute, a zanne, il cuore. Questa sorta di statuario romanzo epistolare – che ha pochi pari in sapienza nella storia della letteratura: le lettere di Kafka, i pensieri di Pascal, i dialoghi di Platone, ad esempio – culmina nelle lettere a Baladine Klossowska, la leggiadra, leggendaria “Merline”. Pittrice, madre di artisti – Pierre Klossowski e Balthus –, conobbe Rilke nel 1919 – del poeta fu l’estrema amica, l’amata, l’abisso.
L’acme del legame, un Himalaya d’amore, è testimoniato dalle ultime lettere, dal 1922, l’anno in cui Rilke si compie nelle Elegie duinesi (“Merline, sono salvo!… Sto ancora tremando… ma, ecco, ho vinto…”), agli ultimi giorni, quelli dei “dolori disumani”, del dicembre del ’26. Rilke, il poeta “irraggiungibile”, torna uomo, allora, tumulato in una pietà dolcissima.
A quel punto, anche noi, lettori, come “Merline”, possiamo riporre il poeta in un portagioie: sarà il nostro segreto.
L’epistolario tra Rilke e Baladine Klossowska esce a cura di Marilena Garis e su concessione della Fondation Martin Bodmer
Illustrazione in copertina di Angelo Borgese