Alberto Arbasino alla Camera! Eletto tra i Repubblicani, si occupò di immunità parlamentare, fame nel mondo, tribunale di Voghera e di una signora “rapinata di tutti i suoi averi”

Posted on Marzo 26, 2020, 2:15 pm
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Alberto Arbasino si riteneva il ‘nipotino’ di Carlo Emilio Gadda, amava tanto Carlo Dossi, battezzandolo “il gin & tonic della letteratura italiana”. Dopo aver scritto pressoché tutti i libri degni di nota – oltre a Fratelli d’Italia, L’Anonimo Lombardo, Super-Eliogabalo, La bella di Lodi – il romanziere avanguardista, che “forse non è neppure uno scrittore. È soltanto un uomo di mondo che sa scrivere” (questa la sintesi di Giorgio Bassani) si diede alla politica. Affiliato al Partito Repubblicano durante gli anni di Bettino Craxi al governo, il gioco gli riuscì. Fu eletto nel collegio di Milano-Pavia il 12 luglio 1983, occupandosi della Commissione Interni. Come co-firmatario fu co-protagonista di 15 progetti di legge, tra cui quello sulle “Nuove norme per il controllo sulle nomine negli enti pubblici”, poi ritirato, e quello sull’“istituto dell’immunità parlamentare”. Il testo – era il 21 dicembre 1983, ma non accadde nulla di risolutivo – prevedeva che “senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del parlamento può essere sottoposto a procedimento penale” (ovvero che “la Camera è tenuta a pronunciarsi, con provvedimento assunto con voto palese e motivato, entro 90 giorni dalla richiesta del magistrato”) e che “senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale”. Altrimenti, vediamo Arbasino impegnato nel promuovere le “norme per favorire il rilancio dell’edilizia privata” e “per la costituzione dei centri di socio-riabilitazione dei tossicodipendenti”. L’attività politica gli strozzò la vena estetica: nel 1983 Arbasino esce con la raccolta Matinée: un concerto di poesia (per Garzanti), nel 1985 con lo zibaldone di reportage Il meraviglioso, anzi (sempre Garzanti). Poca roba, insomma.

Il 7 aprile 1984 Arbasino è tra i firmatari di una proposta di legge “contro la fame nel mondo”, dacché – così il testo – “la battaglia contro la malnutrizione ed il sottosviluppo è una battaglia di civiltà ed è anche di sicurezza”. Stornata la tautologia e il delizioso buonismo, la proposta di legge prevedeva di destinare per l’opera pia 500 miliardi di lire nel 1984, 800 miliardi nel 1985 e 1.000 miliardi nel 1986. La proposta, temperata da progetti analoghi, divenne Legge dello Stato nel 1987 con il titolo “Nuova disciplina della cooperazione dell’Italia con i paesi in via di sviluppo”.

Le interrogazioni di Arbasino non spiccano per originalità: il 7 aprile 1984 si erge a difesa della Libreria ‘Tuttolibri’ di Roma, tra le “numerose librerie minacciate di sfratto”, mentre nello stesso anno e nel 1986 si occupa della “carenza di organico presso il tribunale” della sua città natia, Voghera. Più interessante la discussione del 24 luglio 1985 quando il deputato Arbasino se la piglia con “quelle manifestazioni spettacolari e pubblicitarie, sempre più frequenti, che possono danneggiare i siti archeologici e gli ambienti monumentali usati come contenitori”. Allo scrittore avanguardista non piacciono “gli spettacoli sons et lumiere dentro il Foro romano e le sfilate di moda nella sala bianca di Palazzo Pitti”. Il 22 marzo del 1984 una sua interrogazione reclama “un intervento presso il governo sovietico affinché ponga termine alle persecuzioni in atto nei confronti di Andrej Sakharov, della moglie e degli altri dissidenti politici in Urss”; quella precedente – 13 febbraio 1984 – implora “un intervento in favore della professoressa Giuseppina Bontempo Lo Martire, autrice di una rinomatissima grammatica di lingua francese, rapinata di tutti i suoi averi”, pare la trama di un romanzo. Il 25 gennaio 1984 aveva partecipato, con un certo brio – “la nostra tendenza, il nostro desiderio sarebbero quelli di ottenere il massimo possibile a favore di artisti che, come si diceva una volta, hanno ben il merito della nostra cultura, come cantanti, come attori, hanno svolto un’opera culturale e non hanno ricavato evidentemente dei corrispettivi di reddito” – per l’“Aumento del contributo dello Stato a favore delle case di riposo per musicisti ‘Fondazione Giuseppe Verdi’ di Milano e per artisti drammatici italiani ‘Lyda Borelli’ di Bologna”.

Uscito dal Parlamento il primo luglio del 1987, Arbasino tornò a fare la “Casalinga di Voghera” e si produsse in qualche stornello rap. (d.b.)

*In forma ridotta, questo articolo è stato pubblicato nel libro “Grandi scrittori, pessimi politici”, Edizioni de il Giornale, 2017