“Ciò che mi resta, è l’esercizio di impormi la paura, lo stupore”. Scrisse dell’amore e della nostalgia, viaggiò molto, sfidò Lenin, “bastardo e idiota morale”, fu un raffinato aristocratico della forma. Sia lode ora a Ivan Bunin
Non sopporto la pagliacciata delle “videochiamate”: ho buttato via lo smartphone, leggo, mi fa compagnia Marina Cvetaeva. Torniamo a scriverci lettere!
Torna il vecchio Oswald Spengler, il filosofo del tramonto. “Che cos’è la verità? Per la massa è ciò che si legge e si ascolta continuamente. Un povero babbeo può sedersi da qualche parte e cumulare principi allo scopo di fissare la verità – la ‘sua’ verità”
Alla ricerca della “Parola unica e suprema”. In viaggio con René Daumal, “un cattivo ragazzo”
Nel Salone del Libro on line c’è tutto, tranne i libri, ormai inessenziali. Beh, io torno a leggere Landolfi, mi insegna che “l’impossibile è poi sempre possibile”
“Non ci troverete nulla. Non c’è nulla, in Patagonia”. Bruce Chatwin compie 80 anni e noi sfogliamo il suo libro più bello, avventato, indimenticabile
Bruce Chatwin, l’esteta irrequieto (...e gli incontri con Malraux, Jünger, Klaus Kinski, Nadežda Mandel’stam)
In superficie. La fotografia dell’assurdo e del ridicolo, la collusione, l’allusione, l’attimo irripetibile. “Sorridere” di Michele Smargiassi
In attesa di tornare nei ristoranti divisi e con le mascherine, rileggiamo “I mangia a poco” di Bernhard, un libro necessario
“Non so chi sono, di dove vengo, dove vado… sono come una belva in gabbia”. Una lettera di Cristina Campo dal gorgo dell’epidemia
“Il mondo che abitiamo è duro, freddo, cupo, ingiusto e metodico, i suoi governanti sono o imbecilli patetici o veri scellerati”. Albert Caraco, l’esegeta del caos
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