13 Giugno 2022

“Verso tutte e sei sono colpevole intimamente...”. Kafka & le donne

Le pagine del diario del 1916 di Kafka sono assai belle, mi riferisco in particolar modo a quelle del 27 agosto, “Il senso di responsabilità che, come tale, sarebbe molto onorevole è in fin dei conti spirito da impiegato, puerilità”, e quelle del 18 ottobre, che riportano uno stralcio da una lettera a Felice Bauer e descrivono l’angoscia dello stare a tavola con la famiglia dalla quale non si è ancora riusciti ad emanciparsi, ma risfogliando il diario appena letto del 1916, non più di una trentina di pagine in tutto in un anno che essendo stato di guerra visto da qui si vorrebbe pensare come tragicamente zeppo di avvenimenti, ma le notizie da giornale non fanno cumulare esperienza, scrivere crudamente, e quindi crudelmente, della propria vita è un attività chissà se perigliosa quanto quella del soldato (“Il primo compito è assolutamente questo: diventare soldato”, dalle pagine del 27 agosto), di certo è più prossima alla porzione di realtà che ti spetta, risfogliando il diario del 1916 ritorno sulla nota del 2 giugno:

“Quali aberrazioni con ragazze, nonostante il male di capo, l’insonnia, i capelli grigi, la disperazione. Conto: dall’estate in qua sono almeno sei. Non so resistere, mi sento strappare addirittura la lingua dalla bocca se non cedo ammirando una che sia degna di ammirazione e amando fino all’esaurimento dell’ammirazione. Verso tutte e sei sono colpevole quasi soltanto intimamente, una però mi mandò a dire i suoi rimproveri”.

La bellezza kafkiana delle pagine del 2 giugno è che non è chiaro quale sia il tipo di aberrazione a cui si stia referendo il Kafka che da lì a un mese e un giorno avrebbe compiuto trentatré anni, cosa è successo tra lui e le sei donne contate dall’estate: le ha ammirate e amate fino all’esaurimento dell’ammirazione, ma come? Lui che si autodenuncia perché si risparmia, perché vorrebbe conoscere le conseguenze del suo agire prima di agire, “visto che non vuoi nemmeno osare un avvenire senza prima averlo spiegato. La qual cosa è appunto impossibile”, come si è comportato con queste ragazze? Chi sono le ragazze kafkiane? Quanti anni hanno, dove le ha ammirate per la prima volta? Come si fa a essere colpevole “quasi soltanto intimamente”? Significa che tutto è stato (non)consumato solo psichicamente, quindi autoconsumandosi? Le ha fatto catcalling? Le ha sedotte e abbandonate? Le ha pagate, guardate, stalkerizzare, intreviste meno di un minuto una volte e pensate fino allo sfinimento, con onanismo o senza?

Le pagine di diario di Kafka sono belle perché non sono una spicciola cronaca della propria vita, un confessionale portatile in cui ci si è rivolti al dio del proprio io. Kafka scrive, anche quando scrive soltanto un diario. Distilla letteratura laddove proprio non ce ne dovrebbe essere. Non scrive per nessuno, né per un pubblico né peggio ancora per sé stesso. Scrive perché qualcosa accada tramite una scrittura mai scritta prima, non così, e che non era prevedibile qualcuno leggesse mai. Scriveva per il fuoco. Il diario di Kafka lo rende ancora più sconosciuto.

Dalle pagine dell’8 ottobre:

“Non si impara la vita del marinaio con esercitazioni in una pozzanghera, ma con troppo allenamento nella pozzanghera si può diventare incapaci di fare il marinaio”.

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