07 Febbraio 2023

Sull’arte di decollezionare i libri, ovvero: come disfarsi della propria biblioteca

L’Aldus Club, l’Associazione internazionale di bibliofilia fondata nel 1990 a Milano dal libraio antiquario Mario Scognamiglio (e presieduta nel tempo da Leonardo Sciascia, Umberto Eco, Gianni Cervetti e, oggi, da Giorgio Montecchi), nel 2021 ha lanciato una nuova rivista annuale, “I Quaderni dell’Aldus Club”, di cui oggi esce il terzo numero. Pubblicata da De Piante Editore, diretta da Luigi Mascheroni e curata graficamente da Edoardo Fontana, la rivista dedica interamente il numero del 2023 – intitolato “L’arte di decollezionare libri” – a un tema insolito e affascinate, ossia: non come costruire una collezione di libri, ma come disfarsene in previsione di quando non ci saremo più. Donarla? Venderla? Lasciarla agli eredi? Costituire una fondazione? Distruggerla? A scriverne, fra proposte, testimonianze, racconti “fantastici” o utopici, sono alcune delle maggiori firme nel campo della bibliofila e della cultura del libro: da Paolo Albani a Roberto Barbolini, da Giovanni Biancardi a Giuliano Camilleri, da Antonio Castronuovo a Alessandro Danovi, da Cesare Fabozzi a Edgardo Franzosini, e poi Massimo Gatta, Mauro Giancaspro, Andrea Kerbaker, Giuseppe La Scala, Giuseppe Marcenaro, Stefano Marchese, Giorgio Montecchi, Chiara Nicolini…

Il nuovo numero dei “Quaderni dell’Aldus Club” sarà presentato domenica 12 febbraio alle 11 a Milano in piazza Diaz, in occasione del noto appuntamento bibliofilo “Vecchi Libri in Piazza” organizzato da MareMagnum. Pubblichiamo qui l’introduzione al nuovo numero della rivista del direttore Luigi Mascheroni.

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Accumulare libri è facile. Il disfarsene è difficile…

Collezionare libri tutto sommato è semplice. Una volta che si hanno soldi e spazio – distrutto un patrimonio e messo in crisi il matrimonio – è fatta. Il problema semmai è “decollezionare” i libri. Come, quando, a favore di chi, e soprattutto perché, ci si libera della propria biblioteca messa insieme con gioia («Ce l’ho!») e dolore («Mi manca…») nel corso di una vita? Su come si collezionano i libri e si costruisce una biblioteca – e come la si ordina, e come la si mantiene… − esiste una vastissima bibliografia. Ma pochi hanno scritto invece su come disfarsene. A suo modo, è un’arte anche questa. Ed è così che l’Aldus club ha chiesto a soci e amici, tutti regnanti su splendidi imperi di carta, come comportarsi nel momento in cui dovranno deporre la corona. La domanda è: cosa fare dei propri libri, “dopo”? Lasciarli nelle mani di eredi indifferenti? Svenderli? Donarli a biblioteche o istituzioni pubbliche (sempre che li accettino)? O distruggerli? Après nous, le déluge…

Come dimostrano i bibliofili, gli avvocati, i collezionisti, gli scrittori e i librai che hanno firmato i loro interventi per l’Aldus club, le idee non mancano. C’è chi non accetta nemmeno l’idea di separarsi dai propri libri e preferisce non pensare al “dopo”; chi crede che l’importante sia restare con loro fino all’ultimo, e poi si vedrà…; chi perentoriamente si mette dalla parte dei libri («Non vi sbarazzerete mai di noi!»); chi fa notare che alcune biblioteche si decollezionano già da sole (il triste caso dei Girolamini a Napoli…); chi evoca il leggendario Johann Ernst Biren, il “mangiatore di carta”, il quale i libri preferiva mangiarseli…; chi si chiede piuttosto: «E se non fossero i libri a eliminarsi da soli?» (tutti abbiamo visto sparire misteriosamente dei volumi dalle nostre librerie…); chi immagina soluzioni distopiche; chi dimostra che è possibile non dover buttare i libri, mai (e infatti ha costruito una Kasa apposta); chi suggerisce come soluzione migliore un’asta con catalogo dedicato; chi di cederli a istituzioni pubbliche con una apposita dotazione; e chi – idea che a noi piace assai – propone di dare vita a un “orfanotrofio” per tutte le biblioteche rimaste sole…

Quindi, che fare? Insomma, si è capito che è più difficile smantellare una collezione – anzi, decollezionare, usando lo splendido neologismo coniato dal socio dell’Aldus Club Cesare Fabozzi e che noi rilanciamo – piuttosto che costruirla. Ma è altrettanto sicuro che ragionare sulla fine di una biblioteca, come dimostrano i contributi accademici, letterari, legali e giornalistici di questo terzo «Quaderno» dell’Aldus Club, può essere molto divertente, oltre che utile.

Luigi Mascheroni

Gruppo MAGOG