skip to Main Content

“L’inconcepibile universo”. Istruzioni per leggere Borges

A 122 anni dalla nascita di Jorge Luis Borges, non esistono polemiche attorno alla sua opera ma un consenso totale, per lo più celebrativo. I suoi scritti intrecciano una serie di ossessioni personali – le trappole del tempo, la profondità dell’infinito, l’esistenza come labirinto, l’enigma degli specchi – con un’ampia conoscenza della cultura universale e una notevole curiosità per il passato argentino che in taluni momenti sembrò tentato di riscrivere. Tuttavia, molti lo ritengono un autore “difficile”. Da dove cominciare per leggerlo? Cosa c’è da sapere? Una delle voci autorizzate a guidare questo percorso è quella di Sylvia Iparraguirre, scrittrice, saggista e filologa: lo ha letto negli anni della formazione ed è stata sua studentessa all’Università di Buenos Aires. Gli anni le hanno consentito di leggerlo in profondità e di scambiare impressioni con suo marito e compagno di una vita, Abelardo Castillo. “Si continua a pensare che, per leggere Borges, il lettore debba avere attraversato una sorta di iniziazione, e questo lo sento dire persino nei corsi post laurea dell’università”, spiega la Iparraguirre. “Indubbiamente, cogliere i molteplici significati latenti e accedere alla sua impressionante erudizione richiede disciplina, ma è possibile entrare nella sua opera senza tradirlo, vale a dire: senza ridurlo né semplificarlo”. Secondo la Iparraguirre, ci sono alcuni libri e certi racconti grazie a cui il lettore può avvicinarsi con immediatezza a Borges: “Storia universale dell’infamia, L’ intrusa, Juan Muraña, Emma Zunz, La fine, Biografia di Tadeo Isidoro Cruz, Funes, l’uomo della memoria; Il morto, Lo Zahir, per citarne solo alcuni”. Ecco una guida alle letture per penetrare nell’opera poliedrica di Borges.

*

1. Fervore di Buenos Aires: la riscoperta della città

Fervore di Buenos Aires è un libro pubblicato da Borges all’età di 23 anni: “Quando lo lessi a 15 o 16 anni scoprii che non c’era niente che mi esiliasse da quel mondo né che mi accogliesse. Molto più tardi, Borges dirà che in Fervore… continuava a riconoscersi, era un presagio di tutta la sua letteratura”, spiega la scrittrice. In quella prima pubblicazione, Borges squaderna temi e scenari che sarebbero diventati ricorrenti: i quartieri della Recoleta e di Palermo, Plaza San Martín, il gioco del truco, i patios, le albe e i tramonti, gli avi, l’infanzia, il deserto, l’innamoramento, l’amore, la morte. Questo libro fu pubblicato dopo il rientro della famiglia dall’Europa, nel 1921. Il padre era partito per curare certi disturbi alla vista: una eredità che avrebbe condannato anche suo figlio. La Grande Guerra aveva impedito alla famiglia di ritornare in patria prima ed è, precisamente, da quello sguardo esterno sulla città che lo aveva visto nascere, un mix di sorpresa e di affetto, ciò da cui trae ispirazione Borges per comporre le poesie di questo libro, che in parte finanziò il padre e di cui vennero date alle stampe 300 copie. “In quell’ora in cui la luce ha una finezza di sabbia, entrai in una strada ignota, aperta nel nobile spazio di una terrazza, le cui cornici e muri mostravano colori tenui come lo stesso cielo che inteneriva lo sfondo. Tutto – la mediocrità delle case, le modeste balaustre e battenti, forse una speranza di ragazza nei balconi – entrò nel mio vano cuore con limpidezza di lacrima”, si legge in Strada sconosciuta.

Il libro incarnava per Borges un fallimento totale: “Esiste una discordia evidente tra i temi o lo sfondo del libro che è la città di Buenos Aires, soprattutto alcuni quartieri, e il linguaggio in cui lo scrissi: uno spagnolo che voleva assomigliare allo spagnolo latinizzante dei grandi autori spagnoli di prosa del XVII secolo”, diceva lui. In Fervore di Buenos Aires, dedica inoltre una poesia a Concepción Guerrero, una giovane di cui si era innamorato ma che sua madre, Leonor Acevedo, disapprovava: “Opprimendo l’inferriata della notte. Nella sala severa si cercano come ciechi le nostre solitudini. Sopravvive alla sera il biancore glorioso della tua carne. Nel nostro amore c’è una pena che somiglia all’anima”, si legge in Sabati.

*

2. L’Aleph, il racconto emblematico

Il nostro percorso giunge a quello che probabilmente è il racconto più emblematico dell’autore: L’ Aleph. Qual è la trama? Il narratore, di nome Borges, si reca spesso a casa di Beatriz Viterbo, donna che ha amato senza essere corrisposto. In quelle visite stabilisce un rapporto con il cugino della donna, Carlos Argentino Daneri, che gli presenta alcune poesie da lui scritte con la speranza che Borges possa convincere uno scrittore famoso a fargliele pubblicare – poesie di cui Borges si burla. Qualche mese dopo Daneri gli racconta che la vecchia casa sarà demolita e gli rivela il suo segreto: nella cantina si trova un Aleph: un punto dal quale è possibile vedere l’universo. Borges dubita, Daneri è pazzo? Ma conferma, nel diciannovesimo gradino della scala che conduce alla cantina, che l’Aleph è il punto in cui convergono tutti i punti dell’universo, tutti gli ieri e tutti i passati: “In quell’istante gigantesco, ho visto milioni di atti gradevoli o atroci; nessuno di essi mi stupì quanto il fatto che tutti occupassero lo stesso punto, senza sovrapposizione e senza trasparenza. Quel che videro i miei occhi fu simultaneo: ciò che trascriverò, successivo, perché tale è il linguaggio”, scrive Borges. Per la Iparraguirre, “questo racconto allude sarcasticamente alla letteratura argentina, nella esilarante opera del personaggio di Daneri, ai premi letterari e, meno in superficie, all’amore indispettito del Borges protagonista per Beatriz Viterbo, l’amata morta. In mezzo a questa mediocrità compare l’Aleph. Si tratta di un racconto dalla struttura semplice, anche se la complessità e la meraviglia nascono dal linguaggio e dai riferimenti borgesiani”. Questo racconto, pubblicato nel 1949, è inoltre un contributo geniale al genere fantastico: è possibile ritrovare lo sdoppiamento di Borges (come autore e come personaggio) e l’idea dell’eternità e dell’infinito: “Piansi perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo”.

*

3. L’intrusa: due fratelli in lutto per la stessa donna

Anche il racconto L’intrusa potrebbe essere un punto di partenza per cominciare a leggere Borges: la storia di due fratelli, cuchilleros, innamorati di una donna, Juliana. Si svolge nel paese di Turdera alla fine del XIX secolo. I fratelli finiscono col “vendere” la giovane alla padrona di un postribolo e si dividono i soldi. Ma uno dei due non si rassegna all’idea di non vedere più Juliana e ogni tanto va a trovarla. L’altro allora la uccide per preservare il rapporto con il fratello, in un ultimo e disperato tentativo, aspirando a dimenticarla… L’amore fraterno maschile si impone così all’amore per una donna. La Iparraguirre riflette: “Le opere dei grandi autori, e questo succede anche con Borges, crescono e si ingigantiscono con il passare del tempo nella misura in cui anche il lettore cresce e matura nella vita e come lettore. Non è la stessa cosa leggere Guerra e pace a 23 anni che a 45: si avverte che ‘è cresciuto il libro’, che ha altri significati che non ricordavi, ma no, sei tu che sei cresciuto, come lettore, e adesso puoi dare un’altra dimensione a quella esperienza. Lo stesso succede con Borges”.

*

4. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius e il genere fantastico

Somma esperienza di lettura è Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, racconto fantastico con il quale l’autore rivoluziona il genere, definito da Sylvia Iparraguirre “assolutamente originale”: “Borges è la pietra miliare di ciò che definiamo ‘il genere fantastico argentino’”, sottolinea la scrittrice. E aggiunge: “Va ricordato che Borges comincia la sua opera negli anni Venti, l’epoca delle avanguardie, sia argentine che sudamericane, quando gli scrittori e i poeti, ma anche gli artisti plastici, cercavano un rinnovamento dei linguaggi estetici insieme ai segni di una propria identità, quella latino-americana. Fin dalle prime pubblicazioni risulta evidente l’assoluta originalità di Borges”. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (1940) è il primo racconto fantastico di Borges: viene pubblicato sulla rivista Sur nel 1940, inserito nel libro Antologia della letteratura fantastica (1940) e in seguito nella raccolta Il giardino dei sentieri che si biforcano (1941), che più tardi sarebbe confluita in Finzioni (1944). Tlön è un mondo illusorio che a sua volta ha regioni immaginarie su cui poggiano le loro leggende gli abitanti di Uqbar. Nel racconto convergono temi chiave come l’Enciclopedia britannica, gli specchi, il trascorrere del tempo, il ribaltamento del senso comune – i metafisici di Tlon non cercano la verità e ritengono che la metafisica sia un ramo della letteratura fantastica. La Iparraguirre spiega che la lettura di questo racconto cambia a sua volta per sempre un altro autore emblematico, Julio Cortázar. “La mia teoria è che Cortázar, che già da anni scriveva racconti fantastici, ma di tono minore, di apparizioni e vampirismo, dopo aver letto Tlön… accede a un’altra dimensione dell’elemento fantastico e si sente ‘autorizzato’ – preferisco questa parola rispetto a ‘influenzato’ – a intraprendere il suo proprio percorso nel genere e con il suo stile, che non ha niente a che fare con quello di Borges”, spiega. “Con Tlön… e con Finzioni Borges irrompe sulla scena mondiale; più tardi, nel 1961 quando gli viene assegnato il Premio Formentor, condiviso con Samuel Beckett, comincia a essere letto ovunque e si avverte la sua incredibile singolarità”.

*

Borges, un autore difficile?

Dove risiede dunque la presunta difficoltà di Borges? La Iparraguirre dice che “la sua schiacciante erudizione, il suo sistema di citazioni e legami tra opere e autori” è ciò che spesso spaventa. “Ciò che rende difficile Borges, sono gli ‘artifici’ di Borges. L’impiego della citazione, il rimando a persone reali in contesti fittizi, l’incrocio tra una cultura universale e il criollismo locale e viceversa, le citazioni, i falsi autori menzionati e soprattutto i confini generici tra racconto e saggio che Borges trasgredisce”. E conclude: “quando diciamo ‘Borges’, non parliamo soltanto di un autore dall’erudizione straordinaria e dalla memoria prodigiosa ma anche di uno scrittore dall’originalità unica tra i grandi scrittori del XX secolo” e che proprio per questo vale la pena leggere e rileggere.

*Il testo originale dell’articolo, di Verónica Abdala, si legge qui. La traduzione e la cura del testo sono di Mercedes Ariza. I testi inerenti alle opere di Jorge Luis Borges sono tratti da Tutte le opere (Mondadori, 1984), L’Aleph (Adelphi, 1996) e Il manoscritto di Brodie (Adelphi, 1996).

Continua a leggere su Pangea

Back To Top
Cerca