Posted on novembre 06, 2017, 3:47 pm
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Di bronzo e di vento. Sono così i versi di Susan Stewart. Incisi sul dorso pleistocenico della Storia. Eppure. Con quel fiato leggero che li stringe. Foglie di bronzo. Parole di Sfinge e di Sibilla. Indelebili e fragili.

Stewart

Susan Stewart, photo Annette Hornischer, American Academy in Berlin.

Lo sa chi ha frequentato l’opera di uno tra i più alti poeti americani contemporanei, non tanto per la sfilza di premi (oltre al National Book Critics Award, il Truman Capote Award per la critica letteraria, ad esempio) e di riconoscimenti (insegnante alla Princeton University, è chancellor dell’Academy of American Poets), ma per i versi, vertiginosi, in picchiata, famelici, radunati in due volumi ormai di culto Colombarium (Ares, 2006) e Red Rover (Jaca Book, 2011). “Le sue poesie, viste nel loro assieme, si presentano come meditazioni liriche, come avventura del pensiero di una che non sa se si muove o no nel cerchio magico di rimandi e tracce e in un labirinto di specchi, ma vuole ardentemente sapere la verità”, ha scritto di lei Giuseppe Mazzotta. Con disinvoltura lirica, in effetti, la Stewart passa – come movenze che ricordano Charles Wright o Wallace Stevens – da una poemetto sulla Macellazione – di feroce incanto – a quella fioriera di luci che è Il deserto 1990-1993, puramente eliotiana (“Colui che è stato toccato/ è diventato tatto e forma; colui che è venuto/ nella luce, è divenuto luce/ e movimento; colui che si è riversato/ nel suono, è diventato parola del silenzio;/ mandato in mezzo al tempo, è diventato tempo che emerge.// Mentre il passato si accresce, il futuro diminuisce/ e la paura assume i tratti dell’amore”). Più prosaicamente, la Stewart è tra i grandi poeti di oggi, i rari titani che reggono il tempo contro l’idiozia del presente, l’idolatria dell’indegno. Legata alla poesia italiana – ha tradotto i versi, abbaglianti, del pittore Scipione e Alda Merini, sta traducendo Milo De Angelis – la Stewart è poeta che non ha paura del peso della cultura né del knock-out dell’ispirazione. In una mail privata le ho scritto, grosso modo, che se i poeti, in Italia, troppo spesso, sono come le mosche che ruotano intorno al proprio ronzio ossessivo, alla litania dell’io, lei è un’aquila. Il poeta non deve avere timore della narrazione larga, degli spazi amplissimi; deve sfidare il sole e il verbo del potere. CinderClasse 1952, la Stewart ha appena pubblicato, per Gratwolf Press la sua ultima raccolta, Cinder. New and Selected Poems (pp.256, $ 25.00). In calce all’intervista, per gentile concessione – e per la traduzione di Maria Cristina Biggio, che ne cura l’opera in Italia – un testo inedito, Piano Music for a Silent Music. Riguardo alla poesia, così scrive la Stewart: “è una rivisitazione del Diavolo in corpo, il romanzo di Raymond Radiguet, che ho conosciuto anche attraverso il bel film di Marco Bellocchio. Ho scritto il poema in un periodo in cui sperimentavo nuove forme narrative; ho pensato che sarebbe stato intrigante lasciare che un poema traesse un ‘film’ dal romanzo, proprio come fa il film di Bellocchio”. E noi, precipitiamo nella luce.

 

Che tipo di poesia ‘funziona’ oggi negli Stati Uniti?

“A mio avviso – da quello che leggo sui giornali e sulle riviste e dai libri che mi passano sotto mano per la collana poetica che curo per la Princeton University Press – molti poeti statunitensi scrivono poesie brevi, molto spesso in prima persona, narrando esperienze personali. Il verso libero è più comune del verso in rima. Le forme complesse, l’uso delle forme poetiche tradizionali, è più difficile da trovare. Ma i poeti stanno realizzando qualcosa di nuovo nel poema in prosa, che contempla lavori sottilmente etnografici. Molti libri recenti sono organizzati intorno a concetti o temi – un periodo storico o un evento, una voce particolare o una particolare prospettiva, un aspetto della grammatica. Altri poeti stanno esplorando i modi teatrali della lettura poetica. C’è una grande energia nella poesia americana; la nostra cultura poetica è arricchita dalle enormi differenze geografiche tra le nostre regioni, dai disparati stili e toni delle nostre città, dalle mutevoli esperienze che i poeti di ogni generazione innervano nel loro lavoro. La lingua stessa è un intruglio genuino di toni alti e bassi, di vecchie e nuove espressioni – quella gamma poetica, insomma, che si avverte nelle nostre poesie”.

Che tipo di poesia sta scrivendo, ora? Verso quale ricerca poetica si sta inoltrando?

“L’anno scorso ho scritto un lungo poema (25 pagine) intitolato Channel, che ha seguito il corso di un nuovo fiume planetario, dalla sua scaturigine, in una alcova in mezzo al mare – dall’Atlantico a Siracusa, rileggendo la leggenda della fonte Aretusa e muovendo attraverso il passaggio dalla stagione invernale alla primavera. La poesia è diventata un’opera d’arte, realizzata con la mia amica Ann Hamilton (che si può vedere qui). Il lavoro è stato pubblicato sulla Paris Review. Dopo quella scrittura, sono tornata a piccole poesie che si basano sull’ascolto dei suoni quotidiani – una specie di musica candida. Non sono certa che siano testi riusciti, ma tutto questo lavoro confluirà nella mia prossima raccolta di poesia. Intanto, sto facendo molte letture tratte dal mio nuovo libro, Cinder. New and Selected Poems, pubblicato quest’anno da Graywolf Press”.

Quali sono i suoi maestri, le sue fonti di ispirazione? So che ha tradotto, tempo fa, lo straordinario poeta e pittore italiano Scipione, come mai?

“Ho tradotto la prosa e la poesia del grande pittore Scipione con la mia amica, la filosofa Brunella Antomarini, più di un decennio fa. MeriniNel frattempo, ho tradotto e pubblicato un libro di poesie di Alda Merini, e sto traducendo, con Patrizio Ceccagnoli, le poesie di Milo De Angelis. Abbiamo pubblicato Tema dell’addio e abbiamo da poco terminato di lavorare su Incontri e agguati. Io e Patrizio abbiamo recentemente fatto alcune traduzioni da Sandro Penna, che sono apparse su Nuovi Argomenti. L’opera di Leopardi, Montale e Ungaretti è stata importante per me e io ammiro molti poeti italiani contemporanei, Patrizia Cavalli, Luigia Sorrentino, Valerio Magrelli e Antonella Anedda, ad esempio. La lingua italiana ha mezzi diversi per la poesia da quella inglese, e indagare le differenze può essere fonte di ispirazione. La poesia italiana – o meglio, la poesia europea – non è molto conosciuta negli Stati Uniti, oggi. Né la poesia contemporanea di altre parti del mondo, inclusa la poesia britannica e quella australiana. Ma molti di noi stanno modificando questo atteggiamento – attraverso traduzioni, interviste, e aiutando gli ospiti ogni volta che possiamo avere tempo e risorse. Per quanto riguarda le mie influenze, io insegno storia della poesia inglese e il mio lavoro è legato in special modo al XVII secolo e alla poesia Romantica. Donne, Herbert e Marvell, Coleridge, Keats e Wordsworth sono influenze vitali, così come i Modernisti e i loro seguaci – Moore, Bishop, T. S. Elio, H.D., Williams, Pound, Duncan, Ammons. Tra i poeti viventi sono stata vicina a Susan Howe, John Koethe, John Ashbery, Allen Grossman e Eleanor Wilner”.

Qual è il futuro della critica letteraria?

“Attualmente, sono impegnata più nell’insegnamento che nella critica, ma io credo che i poeti abbiano un ruolo importante nel formare il gusto del proprio tempo. Possiamo scrivere dell’opera che abbiamo ammirato, che ancora amiamo, aiutando a costruire un nuovo pubblico per essa – ogni opera importante introduce nuovi modi di leggere e io mi affido alla critica letteraria, come lettore e come professionista, per estendere il mio giudizio e la mia sensibilità. In questo senso, la critica può essere un efficace antidoto alla proliferazione dei ‘like’ e delle ‘starlette’ dei social – gesti vuoti che ci riducono a meri consumatori. Le riviste nazionali popolari e i quotidiani negli Stati Uniti hanno fatto poca critica poetica e il numero di pubblicazioni e di uscite è stato piuttosto misero nel recente passato. Ma Internet ha aperto la possibilità di raggiungere lettori, e proprio l’anno scorso ho cominciato a notare che si sta instaurando un modo più sofisticato e complesso, nelle sedi popolari, di discutere di poesia. Non abbiamo le ampie pagine culturali nei quotidiani che avete in Italia (e in Francia e Germania), ma forse questa situazione potrebbe lentamente cambiare, specialmente con il declino del cinema e della musica commerciali, che hanno dominato spesso la cultura popolare americana”.

Che valore ha il poeta, oggi, nella vita civile? Che voce porta il poeta nella cultura americana?

“I poeti americani vivono per la maggior parte nell’oscurità – come sempre di più fanno gli scrittori di letteratura seria. I nostri politici o i potenti non si vergognano di non sapere nulla di poesia – o di arte, di musica, di cultura in generale. C’è un crescente anti-intellettualismo nel circoli della destra e una corrispondente reificazione dei termini da parte della sinistra. red roverCosì, le piccole librerie o le biblioteche locali non possono prosperare e diversi poeti americani si organizzano in comunità – spesso in città e regioni specifiche, come San Francisco, Los Angeles, Austin, Minneapolis, New York, la mia città, Philadelphia, e nelle aree rurali del Nuovo Messico, del Vermont, del Maine. Questa è una lista incompleta, ma il punto è che i poeti si cercano, organizzano letture e convegni – e generazioni di insegnanti e di studenti si incontrano, soprattutto nei college e nelle università, per creare eventi di poesia. Molti di noi sono impegnati nell’insegnamento e nella lettura di poesie nelle scuole elementari, nelle prigioni, negli ospedali, nelle case per anziani e in altre sedi. Non è inusuale che un poeta collabori con artisti e compositori. La poesia sopravvive perché è un modo ampio, spazioso per pensare, che coinvolge tutto il nostro essere. Il nostro lavoro come poeti non dovrebbe inibire i compiti che abbiamo come cittadini – promuovere la verità, avvalorare la democrazia, stabilire la giustizia. In questi tempi oscuri, la poesia è una forma di luce”.

*

Piano Music for a Silent Movie

The gossips whisper their reproaches—

was it my fault I was too young for the war?

 

A muddy rain spoils every picnic,

but the fields are thirsty, the farmers are poor.

 

My talent lies in kissing and pretending,

and climbing barefoot up a trellis in the dark.

 

The neighbors are sharpening their pitchforks,

though no one dares to tell us. In the park

 

I found her note pinned to a linden,

her hair-ribbon snagged in a pine

 

–All the world worries a lover

when all the world seems like a sign.

 

I crossed the weedy river

and floated along to her door.

 

She promised me a portrait of the roses:

Forever Pearl, and Malakoff’s Tour,

 

Gloire de Dijon, and Maréchal,

the Souvenir of Malmaison;

 

I promised her nothing but trouble–

my être had no raison.

 

Her hens pecked the grain from my pockets;

her cat ate the butterfat.

 

You needed a coupon for coffee, so I

brought her some cherries in my hat.

 

She stowed her watercolors in the rowboat–

I threw my books in the stern;

 

The oars dripped blue across our shoes

and we banked in a bed of ferns.

 

The crazy maid shattered the porch roof

while the merry-go-round never stopped.

 

Cannon pounded in the distance

(or was it thunder?)–every ear felt the pop.

 

As for us, we were always falling, deeper

than the tides and the moon,

 

Deeper than the quarry and the well,

and the shadows that hide at noon.

 

All this frenzy set the cocks a-crowing–

she let me pick a table and a chair,

 

The olive-wood glowed to embers:

she let me let down her hair.

 

“I kissed his ear and his elbow,” she sang,

and the silky side of his thigh.

 

I kissed his knees, I kissed his lips

and then he waved goodbye.”

 

Our little spirit flitted,

as fast and light as a moth.

 

“Shameful,” they said, “unlawful

–a troth, in the end, is a troth.”

 

Love is a lapse and lovers liars,

the father weeps, the mother sighs.

 

The wagons are circling

below the bedroom floor.

 

One laughs too much,

the other cries.

 

The honeysuckle lost its honey

and the hens took their grain indoors.

 

Frost leveled the ferny banks

and ice grew thick on the oars.

 

I saw her face in the water.

I saw his face in the glass.

 

Some of us live in the present,

and some of us live in the past,

 

But it’s the bootblacks marching toward the future

who trample the summer grass.

 

The gossips whisper their reproaches–

was it my fault I was too young for the war?

 

A muddy rain spoils every picnic,

but the fields are thirsty, the farmers are poor.

 

 

Musica al piano per un film muto

Le voci bisbigliano le loro rimostranze—

colpa mia se ero troppo giovane per la guerra?

 

Una pioggia torbida rovina ogni picnic,

ma i campi sono assetati, i contadini poveri.

 

Il mio talento sta tutto nel baciare e nel fingere,

e nell’arrampicarmi a piedi nudi su un graticcio al buio.

 

I vicini stanno affilando i loro forconi,

anche se nessuno osa dircelo. Nel parco

 

trovai il biglietto di lei appuntato a un tiglio,

il nastro dei suoi capelli impigliato a un pino 

 

—Il mondo intero si preoccupa di un amante

quando il mondo intero sembra essere un segno.

 

Attraversai il fiume verdeggiante

e mi lasciai sospingere fino alla sua porta.

 

Lei mi promise un ritratto delle rose:   

Forever Pearl, Malakoff’s Tour,

 

Gloire de Dijon, e Maréchal,

Souvenir of Malmaison;

 

Io non le promisi altro che guai—

il mio être non aveva raison.

 

Le sue galline beccarono il grano dalle mie tasche:

il suo gatto mangiò il grasso del latte.

 

Serviva un buono per il caffè, così

le portai delle ciliegie nel cappello.

 

Lei ripose gli acquerelli nella barca a remi—

io gettai i miei libri a poppa;

 

I remi gocciarono blu sulle nostre scarpe

e noi ci inclinammo di lato a un letto di felci.

 

La governante pazza sfondò la tettoia del portico

mentre la giostra andava avanti senza sosta.

 

Un cannone sparò in lontananza

(o fu un tuono?)—ognuno sentì il botto.

 

Quanto a noi, continuavamo a cadere, più a fondo

delle maree e della luna,

 

Più a fondo di una cava e di un pozzo,

e delle ombre che si celano a mezzogiorno.

 

Tutta questa foga fece protrarre il canto dei galli—

lei mi lasciò scegliere un tavolo e una sedia,

 

Il legno d’olivo brillò nelle braci:

lei lasciò che le sciogliessi i capelli.

 

‘Gli baciai l’orecchio e il gomito’, cantò lei,

‘e il lato setoso della coscia.

 

Gli baciai le ginocchia, gli baciai la bocca

e allora lui accennò un arrivederci.’

 

Il nostro povero spirito si approntò,

lesto e lucente come una falena.

 

‘Vergognoso’, dissero, ‘illegale

— una promessa, alla fine, è una promessa.’

 

L’amore è una sbandata e gli amanti bugiardi,

il padre piange, la madre sospira.

 

I vagoni stanno girando in cerchio

sotto il pavimento della camera da letto.

 

Uno ride troppo,

l’altro piange.

 

Il caprifoglio disperse il suo nettare

e la galline mangiarono il grano al chiuso.

 

Il gelo appianò le sponde di felci

e il ghiaccio s’ispessì sui remi.

 

Io vidi il volto di lei nell’acqua.

Io vidi il volto di lui nel vetro.

 

Alcuni di noi vivono nel presente,

e alcuni di noi vivono nel passato,

 

Ma sono i lustrascarpe a marciare verso il futuro,

a calpestare l’erba estiva.

 

Le voci bisbigliano le loro rimostranze —

colpa mia se ero troppo giovane per la guerra?

 

Una pioggia torbida rovina ogni picnic,

ma i campi sono assetati, i contadini poveri.

 

Copyright © 2017 di Susan Stewart

Traduzione inedita di Maria Cristina Biggio,    

da CINDER: New and Selected Poems (Graywolf Press, 2017)  

 

*

*What kind of poetry is being read today in the United States? Do you like it?

My sense– from reading journals and magazines and reviewing books submitted to a poetry series I edit for Princeton University Press– is that most poets in the United States are writing relatively brief lyric poems, most often first person poems of personal experience. Free verse is more common than rhymed verse. Formal intricacy, and the use of traditional poetic forms, on the level of the individual poem can be hard to find.

 But poets are making new varieties of prose poems, including work that is somewhat ethnographic. And many new books are organized around concepts or themes–a historical period or event, a particular voice or perspective, a feature of grammar. Other poets are exploring performance, or the theatrical aspects of the poetry reading.

There is great energy in American poetry; our poetic culture is enriched by the vast geographical differences between our regions, the disparate styles and tones of our cities, and the ever-changing experiences poets of each generation bring to their work. The language itself is a genuine mix of high and low diction, old and new expressions– that range shows up in our poems.

*What kind of poetry are you writing? What are your theme’s poetic research moves?

Last year I wrote a long (25 page) poem, titled “Channel,” that followed the course of a new world river from its source in a meadow to the sea– across the Atlantic to Siracusa, hence retelling the story of the Font of Aretusa and moving through the passage of one winter season into spring. The poem became an art work on reels made with my friend Ann Hamilton–you can see us reading it here:

http://video.whyy.org/video/2365910748/

The work was published in The Paris Review as well.

I turned from writing that piece to writing very small poems that were based in listening to everyday sounds–a kind of simple music. I am not sure that they are successful, but all of this work will play a part in my next book of poems.

Meanwhile, I am giving many readings this Fall from my new book: Cinder: New and Selected Poems, published this year by Graywolf Press:

https://www.graywolfpress.org/books/cinder

* What are your masters, your sources of inspiration? I know you’ve been busy with a very charming Italian poet and painter, Scipio, how come?

I translated the poetry and prose of the great painter Scipione with my friend the philosopher Brunella Antomarini more than a decade ago. Meanwhile, I have translated and published a book of Alda Merini’s poems and I have been translating, with Patrizio Ceccagnoli, the poems of Milo De Angelis. We have published Theme of Farewell and recently have finished a manuscript of Encounters and Ambushes. And Patrizio and I recently made some translations of Sandro Penna that appeared in Nuovi Argomenti. The work of Leopardi, Montale, and Ungaretti has been important to me and

I admire many more contemporary Italian poets, including Patrizia Cavalli, Luigia Sorrentino, Valerio Magrelli, and Antonella Anedda. The Italian language has quite different resources for poetry than those of English and following the differences can be inspiring.

Italian poetry–indeed, all of European poetry– is not well-known in the U.S. today. Nor is contemporary poetry from other parts of the world, including British and Australian poetry. But many of us are trying to change that– through translation, interviewing, and by sponsoring visitors whenever we can find the time and resources.

 As for my influences in my own language, I teach most of the history of English poetry and my work has been affected especially by 17th century and Romantic poetry. Donne, Herbert, and Marvell, and Coleridge, Keats, and Wordsworth are all vital influences, as are the Modernists and their successors–Moore, Bishop, Eliot, H.D., Williams, Pound, Duncan, Ammons. And among the living poets I have been close to are Susan Howe, John Koethe, John Ashbery, Allen Grossman, and Eleanor Wilner.

 

*What is the future for literary criticism today?

I currently am more involved in scholarship than criticism, but I believe poets have a role in shaping the taste of their time. We can write about work we admire, and even love, and help build new audiences for it–every important work introduces new ways of reading and I rely on literary criticism, as a reader and as a practitioner, to expand my judgment and sensibility. Considered criticism can be a genuine antidote to the proliferation of “likes” and “stars” on social media–empty gestures that reduce us to mere consumers.

Popular national magazines and newspapers in the U.S. have carried very little poetry criticism and the range of presses and outlooks has been quite narrow in the recent past. But the internet also has opened up the possibilities for reaching readers and just in the past year I have begun to notice a new sophistication and complexity in the kinds of poetry that are discussed in popular venues. We don’t have the extensive cultural pages in newspapers that you have in Italy (and France and Germany), but perhaps that might slowly change, especially with the decline of commercial film and commercial music, which often have dominated American popular culture.

*What strength does the poet today have in civil society? What voice has the poet in American culture?

American poets live for the most part in obscurity–increasingly, so do most writers of serious literature. Our politicians and others in power are unashamed to know nothing about poetry–or art, music, and culture in general. There is a growing anti-intellectualism in right-wing circles and a corresponding reification of terms on the part of the left.

Yet small bookstores and local libraries still can thrive and much of American poetry is organized in communities–often in specific cities and regions such as San Francisco, Los Angeles, Austin, Minneapolis, New York, my own town of Philadelphia, and in rural areas of New Mexico, Vermont, and Maine. This is a very incomplete list, but my point is that poets seek each other out, organize readings and discussions– and generations of teachers and students come together, especially in college and University towns, to create poetry events. Many of us are involved in teaching and reading poetry in elementary schools, prisons, hospitals, homes for the aged, and other venues. It is not unusual for poets to collaborate with artists and composers.

Poetry endures because it is a capacious way of thinking and involves our whole being. Our work as poets shouldn’t inhibit the tasks before us as citizens–to promote the truth, to further democracy, to establish justice. But in these dark times, poetry is a form of light.