Josephine Pasternak, la sorella geniale di Boris che nessuno conosce

Posted on Ottobre 17, 2019, 6:27 am
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Perché amo queste vite censite dall’ombra? Forse per risarcire a morsi l’oblio. Forse perché in quelle vite – pur desiderando il predominio – vedo adempiere il mio destino.

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Lydia e Josephine Pasternak in un disegno del padre, Leonid

Non penso sia un caso. Quando nasce Josephine Pasternak, nel 1900, Boris compie dieci anni e incontra per la prima volta il suo idolo, Rainer Maria Rilke. Rilke è in Russia insieme a Lou Andreas Salomé, e quel viaggio incide sulla sua opera; va a far visita al pittore Leonid Pasternak, noto, tra l’altro, perché è l’illustratore dei romanzi di Lev Tolstoj. “Lo sconosciuto parla soltanto tedesco. Benché io conosca questa lingua alla perfezione, non l’ho mai sentita parlare a quel modo. Perciò lì, sulla banchina affollata, nell’intervallo tra due segnali di partenza, quello straniero mi sembra una silhouette in mezzo a dei corpi, una figura immaginaria nel pieno di ciò che immaginario non è”, ricorda Pasternak.

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La famiglia Pasternak, intrisa d’arte, è fondata da Leonid e da Rozalija Kaufman, pianista di talento che abbandona la scena per la famiglia. Il 16 maggio 1958 così Boris la ricorda alla sorella Josephine: “La mamma era una splendida pianista. Proprio il ricordo di lei, del suo modo di suonare, del suo modo di trattare la musica, del posto che con tanta semplicità le aveva riservato nelle consuetudini quotidiane, mi mise nelle mani quella grande unità di misura con la quale nessuna delle mie successive osservazione poté poi reggere il confronto”. Boris, nato nel 1890, è il primogenito, cui segue Aleksandr, nel 1893 e Josephine, nel 1900. I tre fratelli nascono tutti in febbraio. Lydia, l’ultima, nasce nel 1902, in marzo.

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Aleksandr Pasternak muore nel 1982, non abbandona la Russia, è architetto e urbanista, racconta brandelli della sua infanzia in un libro, La nostra vita edito da Excelsior 1881 nel 2009. Tra i momenti, trascelgo questo: “Esiste, forse, qualcosa di più importante che osservare la vita intorno a noi? Avevamo l’abitudine di star seduti per ore e ore accanto alle finestre, deliziandosi del movimento che aveva luogo nell’edificio delle Poste. Vi accorreva in continuazione moltissima gente”. Le due sorelle, invece, Lydia e Josephine, vivono con la museruola dei dimenticati.

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Nel 1921 la famiglia si separa: “Mia madre doveva farsi delle cure e mio padre avrebbe dovuto farsi operare a un occhio, cosa che a quei tempi a Mosca era impossibile. Partirono con la convinzione che, come più volte in passato, avrebbero trascorso qualche tempo all’estero, si sarebbero riposati e curati, e recuperate le forze, avrebbero fatto ritorno”, racconta Aleksandr. In realtà, l’operazione in Germania – dove Boris ha studiato filosofia, dieci anni prima – è un modo per sfuggire dalle pastoie della Rivoluzione. I coniugi Pasternak partono con le figlie.

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L’anno prima, nel 1920, Boris fa un viaggio con la sorella Lydia, a Kasimov, “ex capitale del regno tataro, molto pittoresca”. Era in sintonia, piuttosto, con la sorella Josephine, a cui riconosceva una intelligenza superiore, una infallibile intelligenza: “da quando aveva 11 anni le leggeva le sue poesie, attendeva con ansia la sua approvazione” (Helen Ramsay).

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Accadono anni a spirale: nel 1938 nasce il figlio di Boris, chiamato Leonid “in tuo onore”, come scrive al padre. Evgenij era nato nel 1923, accolto da un distico, “Ero in miseria. C’era nato un figlio./ Rinunciai alla fanciullaggine”. Nel 1939 muore la madre, Rozalija; nello stesso anno vengono arrestati, in Russia, il marito e la figlia di Marina Cvetaeva. Nel 1945 muore il padre, Leonid, e Boris, squassato e rivelato a se stesso, comincia Il dottor Zivago, “è stato il desiderio di cominciare a dir tutto fino in fondo e a valutare la vita nello spirito dell’assolutezza di una volta, sulle sue fondamenta più vaste”.

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Lydia Pasternak divenne “Slater” nel 1935, sposando Eliot Trevor Oakeshott Slater, psichiatra di fama. Aveva cominciato a studiare medicina a Mosca, finì gli studi a Monaco, si trasferì a Oxford. Ebbe due figli, divorziò nel 1946: aveva interrotto da tempo, per la famiglia, la carriera scientifica. Si diede, dopo il Nobel al fratello, a tradurne le poesie, pubbliche, nel 1963, in un libro di successo, Pasternak Fifty Poems chosen and traslated by Lydia Pasternak Slater. “Un talento nell’ambito della chimica, assunta in un gruppo di ricercatori internazionali a Monaco, fu costretta a interrompere la carriera prima a causa dell’insorgere del nazismo, che la obbligò a trasferirsi in Inghilterra, poi per difficoltà familiari”. Si concentrò nel divulgare in UK l’opera poetica del fratello e quella pittorica del padre. Pubblicò due raccolte di versi, nel 1971 e nel 1974, raccolte ora in Collected Verse, Prose and Translations (Peter Lang, 2015). Muore 30 anni fa, nel breve corsivo del 10 maggio 1989, il “New York Times” titola: Lydia Pasternak Slater, Poet, Is Dead at 87.

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Più interessante la figura di Josephine Pasternak: dal genio evidente – si dice che fosse lei a intrattenere Albert Einstein mentre il padre Leonid gli faceva il ritratto – dissipato nell’agone della depressione.  Josephine, dieci anni più giovane di Pasternak, l’ultima dei Pasternak – muore nel 1993 – ha l’indole più prossima a Boris. Si sposa nel 1924 con un cugino di secondo grado, Fëdor Pasternak, banchiere; si appassiona alla filosofia: nel 1931 ottiene il dottorato a Monaco. Nel contempo, pubblica alcune poesie con lo pseudonimo di Anna Ney. Nel 1938, l’anno in cui si trasferisce a Oxford, insieme ai genitori – il pellegrinaggio dei Pasternak è verso Ovest: fuggendo prima la furia ‘rossa’ poi l’ascesa nazista – pubblica il libro di poesie Koordinaty accolto con favore dal “Times Literary Supplement” (“sono poesie da leggere con rispetto, che appartengono alla tradizione, che istruiscono e trasformano”). Non pubblicò altro fino al 1981, quando edita Pamyati Pedro. Il legame con la famiglia, forse, castrò le sue aspirazioni. “La nostra famiglia era costituita da tre soli e da tre satelliti ad essi collegati. I tre soli erano mio padre, mia madre e Boris, i tre corpi celesti minori io, Aleksandr e Lydia”, scrive Josephine in un libro di memorie. La morte dei genitori fu devastante: “Quando morì mia madre fu come se l’armonia avesse abbandonato il mondo; quando morì mio padre sembrò che fosse sparita la verità”. Descritta come una donna affascinante, d’intelletto superiore, ma colta da crisi nervose, Josephine precipita in una depressione lancinante. La solleva, soltanto, occuparsi, insieme alla sorella, dell’opera del padre. Nel necrologio pubblicato dal “New York Times” a memoria della morte di Boris Pasternak è scritto, “I parenti di B.P. sono emigrati in Inghilterra dal tempo della Rivoluzione. Ha due sorelle, Lydia e Josephine, che vivono là e un fratello, Aleksandr, architetto a Mosca”.

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I fratelli Pasternak, in cima Boris, disegnati dal padre Leonid nel 1914

“Ammirava la sua intelligenza a tal punto che oltre a leggerle le sue poesie, le faceva frequentare gli amici poeti. Una sera le fece conoscere il poeta Vladimir Majakovskij e Lili Brink”, ricorda la figlia parlando di Josephine. “Soffriva di crisi nervose, questo, credo, per le sue fervide convinzioni religiose: credeva nel peccato originale tanto che proprio lei – l’incarnazione dell’innocenza – si vedeva come una peccatrice che debba espiare le proprie colpe. Riteneva che il talento del padre fosse stato ingiustamente oscurato dal successo di Boris. Ha scritto articoli e rilasciato molte interviste; un epistolario con il regista Gordon Craig la sollevò dal torpore; dopo la morte del marito, nel 1975, preferiva stare in casa, ma non passava giorno che qualcuno non bussasse alla porta. Mia madre offriva aneddoti a tutti, era una donna incardinata nel passato”, ricorda Josephine. Lavorò per l’Ashmolean Museum, postumo è lo studio epistemologico Indefinability.

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A volte un cognome è una pietra? Se non si fossero chiamate Pasternak, cosa sarebbe stato di Lydia e di Josephine? Perché non osare una traduzione delle loro poesie? Nel 1934 Boris scrive al padre: “I tuoi soggetti migliori sono sempre stati Tolstoj e Josephine. Come li hai disegnati! Josephine sembra essersi adattata a quei disegni, realizzandoli nella sua vita”. Stretta tra il padre e il fratello, la sorella sembra una evocazione letteraria, un pretesto, creatura di carta, senza carne. Questa fragilità, questa ferita, questo sorreggersi, tra fratelli, da morti, è la meraviglia. (d.b.)

*In copertina: Leonid Pasternak, “Ritratto di Boris e Aleksandr”, 1905 ca., Ashmolean Museum, Oxford