Dalla Pennsylvania al resto del mondo: alla scoperta dei “ModPo”, i corsi di poesia on line. Storia di un fenomeno che conta decine di migliaia di iscritti da 189 Paesi del globo. Nel nome della Dickinson e di Whitman

Posted on ottobre 04, 2018, 9:20 am
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“We don’t read Emily Dickinson for truth” (Non leggiamo Emily Dickinson per arrivare a una verità). E però si continua a leggerla e a rileggerla. A interpretare un verso, una parola, un trattino. Sì uno di quei “dash”, lineette, che puntellano le sue poesie, che pare a volte vi si appenda il fiato, le capriole del pensiero. E si continua a leggerla e rileggerla, a scavare, nei versi, negli spazi. Ma un conto se a farlo sei tu, hypocrite lecteur, nel chiuso della tua stanza. Un altro se a farlo, all’aperto, letteralmente anche “on air” (in diretta via web), è una comunità di decine di migliaia di persone, da ogni latitudine e longitudine del globo: che, per scomodare ancora Baudelaire, si scoprono e continuano a scoprirsi “mon semblable, mon frère”. Eppure questo folle miracolo, questa cosa che sa di sovreccitante follia in questo tempo così impoetico, accade.

Questa comunità di affamati di poesia esiste ed è sparsa in mezzo mondo: tanto che loro si chiamano “ModPoers” ed è un po’ come i gruppetti segreti di Fahrenheit 451 che si lasciavano attraversare dalle parole dei libri, li imparavano a memoria, ne diventavano i “traduttori” e testimoni: i ModPoers si nutrono di Poesia, la coltivano, la curano, la innaffiano, ne perpetuano bellezza e valore. Solo che non lo fanno per nulla in segreto.

ModPoers è un acronimo che deriva dal Modern & Contemporary American Poetry (ModPo) Course. Un corso on line dell’Università della Pennsylvania, ed è gratuito. Negli Stati Uniti sono cosa nota: si chiamano Massive Open Online Courses (Mooc). Ce ne sono di tutti i generi. Ma il ModPo Course di cui sto parlando non è un corso come gli altri. È un virus che è partito nel 2012 e che si è diffuso così globalmente da essere oggi una vera e propria comunità di persone in carne ed ossa (non ci sono avatar o profili fake), di diversa nazionalità, età, professione. Al Filreis, docente dell’Università della Pennsylvania, fondatore e direttore della Kelly Writers House di Filadelfia dove si tengono i corsi di ModPo, è il “colpevole” di tutto ciò.

Il nuovo corso è ripartito a inizio settembre sulla piattaforma on line Coursera. Gli iscritti quest’anno sono 26.365. Il 48% proviene dagli Stati Uniti, il resto da 189 diversi Paesi del mondo e non più di una ventina è anglofono, il che significa che la stragrande maggioranza dei ModPoers parla l’inglese come seconda lingua. Ci sono iscritti da Paesi come la Siria e l’Iran, dal Turkmenistan, il Bhutan, Mali, l’Azerbaijan, dalle Filippine, dalla Spagna, con una grossa rappresentanza dalla Catalogna. E poi dalla Cina, con 1172 studenti cinesi iscritti nonostante le difficoltà di accesso a Internet dovuti a divieti governativi che il dominio di Coursera riesce però a raggirare grazie a connessioni VPN.

ModPoWebcast

Il sistema di dirette via web sulla poesia è stato ideato da Al Filreis, all’Università della Pennsylvania

Sono dieci settimane di full immersion live nella poesia Americana moderna e contemporanea. Si parte da due fari, che restano ad illuminare l’intero galattico corso per la sua interezza: Emily Dickinson e Walt Whitman. Della prima mi sono ubriacata a partire dal 2014, quando ho iniziato a seguire il corso. Vi ci torno ogni anno, con più o meno tempo a disposizione. Perché il bello è che puoi anche prendere e dare quello che ti riesce. Poi per tutto l’anno puoi tornare se e quando vuoi ai link, ai materiali disponibili on line che sono tantissimi. Puoi riuscire a fare o non fare i test e gli essay che periodicamente vengono assegnati. L’importante è abbeverarsi e partecipare. Prima o poi, mi dico, vorrò andare davvero a Filadelfia alla Kelly Writer House. Oppure basterebbe unirsi a uno dei Meet Up che si sono formati in giro per il mondo e che interagiscono fattivamente, con i loro contributi, con la “base”. Tanti “majors Tom” lanciati nello spazio alla ricerca del pianeta Poesia. Da Londra a New York, al Canada all’Africa all’Australia e ora persino in Italia, grazie a Massimo Soranzio, insegnante in un liceo in provincia di Gorizia che ha iniziato a seguire il corso nel 2013 ed è attivamente coinvolto in ModPo: “Lo scorso anno – mi spiega – ho anche partecipato ad una close reading globale on line con altri ‘vecchi’ ModPoers dagli Usa e T. de Los Reyes dalle Filippine”. Il video se siete curiosi lo trovate qui. “T. de Los Reyes – mi spiega Massimo – è anche una poetessa, ma nella vita è un’esperta informatica”. Il che apre a una domanda. Chi sono i ModPoers? “Ci sono ad esempio tanti ingegneri, psicanalisti e medici specialisti di ogni genere, scienziati, un sacco di gente che nella vita fa tutt’altro ma è accomunata dall’amore per la poesia”. Altra sorprendente rivelazione: “Nel forum ‘riservato’ dello staff, ogni settimana T. apre un thread che si intitola Coffee and Tea“. Varia di settimana in settimana, la prima di quest’anno era There’s coffee and tea here, my friends, è il thread che usiamo per le chiacchiere spicciole tra un intervento nel forum e l’altro”.

Il bello di ModPo sono poi le webcast, le dirette via web ogni settimana, ad approfondire le ultime poesie e poeti affrontati nel programma del corso. Si collega gente anche qui da mezzo mondo, qualcuno telefona alla linea diretta dedicata oppure interagisce via social. Il 12 settembre la prima diretta web è partita da una domanda: “Why do we keep reading Dickinson?” Perché continuiamo a leggere la Dickinson? Già, sempre lei. Sulla quale ci si interroga sul valore della metafora (come è accaduto sollecitati da una telefonata di uno studente che emozionato chiamava da Ginevra), o su una paroletta come “check” nella poesia Volcanoes be in Sicily che si trova come nuova lettura in ModPoPlus, la nuova sezione che offre materiali e discussioni aggiuntive per gli iscritti di lungo corso. E allora uno dei gruppi di discussione on line è proprio su questo, su quel particolare verso, su quella particolare poesia. E se ti interessa e vuoi approfondire lo segui, entri, leggi, intervieni. Sì le discussioni: si parte dal vedere il video dove il prof Al legge e scava (close reading) nei testi poetici insieme alla sua squadra di insegnanti/ricercatori e studiosi: Anna, Max, Dave, Emily… ormai li conosco anche io da anni… Sono giovani ed entusiasti, sviscerano insieme i versi, a volte loro stessi collegati via Skype da altre località dove lavorano/insegnano, e si divertono un mondo. Poi ci sono i forum dove chiunque può andare a scrivere, a chattare, a seguire i fili delle numerose conversazioni in corso… ModPo è proprio social. E ti capita che da qualcuno arrivi una possibile illuminante interpretazione di quella parolina, “check”, che era rimasta appesa, nel finale di Volcanoes, scompaginando la comprensione, lasciando aperto il verso… perché poi è lì il bello. Che non smetti mai di interrogarti e cercare. “Nei 10 mesi tra una sessione è l’altra – mi spiega ancora Massimo Soranzio – c’è anche SloPo, con gruppi che continuano a leggere e discutere poesie. Ad esempio, Mandana Chaffa, una delle più geniali e popolari tra i mentor, guida sempre un gruppo che legge John Ashbery”.

L’interattività, l’effettiva partecipazione, è la chiave del successo e ciò che rende unico e speciale questo corso. “Ho creato ModPo partendo come base da un corso che già tenevo da 25 anni” mi ha spiegato Al Filreis. Sì, proprio lui, il prof in persona. Mi è bastato scrivere un messaggio in uno dei gruppi on line per essere ricontattata quasi subito. Quindi Al mi ha risposto in un paio di giorni via mail: gioia grande. “Non è stato difficile mettere a disposizione tutto il materiale on line – mi spiega – La parte difficile è stata quella di riuscire a creare opportunità per decine di migliaia di partecipanti al corso in tutto il mondo di interagire gli uni con gli altri e con me e i miei co-insegnanti”. Infatti uno dei punti di forza è proprio nella squadra di collaboratori di Al Filreis. Anche grazie a loro il corso si è evoluto a tal punto da avere permesso di portare anche alla creazione di un Teacher Resource Center, uno strumento rivolto al mondo dell’insegnamento per diffondere il modello di didattica di ModPo, basato sul cosiddetto crowdsourcing, o sviluppo collettivo di un progetto. “Essere riuscito a creare una vera comunità interattiva di interpreti di poesia certamente mi sorprende, ma tutto ciò è dovuto al semplice fatto che chi ama davvero la poesia è profondamente incline alla conversazione, alla risposta, al rispetto intellettuale e alla collaborazione” mi dice ancora Al.

Massimo Soranzio è proprio uno di quei prof che il modello di ModPo lo ha fatto proprio nel suo insegnamento a scuola. “Avendo frequentato il corso come aggiornamento da insegnante di letteratura, per me è stato un vero eye-opener. Ora punto molto più sulla lettura, sulla close reading, sulle possibilità offerte dalle singole parole al poeta e al lettore, sull’open-endedness del testo letterario poetico. Nella scuola questo è fondamentale”.

Tornando a ModPo, nel percorso dai proto modernisti Dickinson e Whitman si passa ai primi poeti che ne subirono l’influenza.. cioè ai whitmaniani e ai dickensoniani, che si finisce quasi per tifare per l’uno o l’altro. Ad ogni modo a vincere è sempre la poesia. Williams Carlos Williams e Allen Ginsberg sono collocati più o meno in linea diretta tra i prosecutori della lirica whitmaniana. Poi ti imbatti nei versi di Lorine Niedecker, Cid Corman e Rae Armantrout e decidi, o meglio non decidi, da che parte stare. E via così, di settimana in settimana: passando dai poeti dell’Imagism, al grande Williams Carlos Williams, all’ostica Gertrude Stein, ai poeti beat, per arrivare alla scuola newyorkese e ai poeti recenti della scena statunitense. Gente in carne ed ossa, e voci. Quelle raccolte nel PennSound, il più grande archivio di voci registrate di poeti che leggono i propri versi. Un altra delle “diavolerie” create da Al Filreis, insieme al poeta Charles Bernstein, e custodito alla Kelly Writers House. Ma non c’è di che stupirsi. Qua siamo sul Pianeta Poesia.

Annamaria Gradara