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Rainer Maria Rilke consolida il proprio legame con Rudolf Kassner, pensatore austriaco di schierata originalità. A lui – più volte indicato al Nobel per la letteratura – Rilke si rivolge come a un maestro.

L’alcova dell’epistolario – la lettera privata che si erge ad amuleto, da auscultare e conservare per la vita – è parte integrante dell’opera di Rainer Maria Rilke, poeta che conosceva la vertigine della maestria e che addestrava gli interlocutori a una paziente severità con se stessi.

Noti – e spesso indimenticabili – sono gli scambi con Lou Salomé, Marina Cvetaeva, Baladine Klossowska. Finora inedito in Italia, è il rapporto intercorso tra Rilke e Anita Forrer, giovanissima ammiratrice che il poeta – si può dire – svezza alla vita. Le lettere raccolte in La tentazione della rima (per la cura di Marilena Garis) costituiscono di fatto un’iniziazione all’arte e all’esistere: Rilke tocca i più delicati temi, dall’omosessualità alla fede, dall’amore (inteso, anche, come fedeltà al proprio compito nel mondo) alle asperità del genio. Rilke è maestro di rigore e invita la giovane allieva all’ascesi nella solitudine: “Anita, amare un po’ se stessi nella solitudine, perché ci si conosce e almeno ci si appartiene, questo ci sia caro e ci consoli, e qualsiasi cosa accada non ci si deve mai rimproverare. Mai”.

Proprio nella solitudine di Muzot, dove si era ritirato a scrivere i capolavori voltando le spalle al mondano, Rilke consolida il proprio legame con Rudolf Kassner, pensatore austriaco di schierata originalità. A lui – più volte indicato al Nobel per la letteratura – Rilke si rivolge come a un maestro: dedicandogli, nel 1916, il fascio di Poesie alla notte, e soprattutto la più potente delle Elegie duinesi, l’ottava, con quell’attacco all’assalto, indimenticabile, che lascia inermi:

“Con tutti gli occhi la creatura vedel’aperto. Soltanto i nostri occhi sonovolti a contrario, posti intorno, come trappole che accerchiano il libero uscire.Ciò che fuori è, lo sappiamo soltanto dalla bestiadal suo volto; perché il neonatogià giriamo, lo forziamo all’indietroverso il deciso destino, non verso l’aperto, che sprofonda nel muso della bestia. Libera da morte. Lei la vediamo soltanto noi; la bestiaha sempre la rovina alle spallee davanti il Dio, e se va, correin eterno, come le fonti”.

A Rudolf Kassner – filosofo colpevolmente dimenticato dal mondo culturale italico – e al suo rapporto con Rilke abbiamo dedicato un libro-documento, arricchito da poesie, lettere e frammenti filosofici, La libertà e l’abisso. Proprio a Kassner, dai recessi del castello svizzero, Rilke confessa il male che in poche settimane finità per divorarlo, negli ultimi giorni di dicembre del 1926.

“Sdoppiato” nel ruolo di maestro e di allievo, di poeta e di confidente, abbiamo dedicato a Rilke, tra gli autori-totem del progetto editoriale Magog, un percorso particolare, che si irradia dai dedali del nostro catalogo.