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“Se un uomo apre la portiera dell’auto alla moglie, o è nuova l’auto o è nuova la moglie”. Elogio nostalgico di un uomo mitico e silenzioso

Farewell, Phil. Gli otto giorni di lutto nazionale proclamati per la scomparsa del Principe Filippo, Duca di Edimburgo? Un atto doveroso e dovuto: 73 anni di matrimonio con la Regina Elisabetta II sono un’impresa che merita di essere celebrata. Anche perché, nonostante l’ingombrante ombra e il colorato carisma della consorte, ha saputo lasciare il segno e ritagliarsi i suoi spazi. Durante la cerimonia dell’incoronazione, nel 1953, la prese in disparte e le sussurrò in un orecchio: “Dove l’hai trovato quel cappello?”.

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Mentre Elisabeth ha avuto la possibilità di raccontare i propri hobby in un libro (La sovrana lettrice di Alan Bennet), il Principe ha affidato ai rotocalchi la sua “vera” letteratura. Una letteratura nobile, of course, fatta di sport e di conquiste. Da ottimo gentleman, ha praticato il polo (poi lasciato per le gare con sulky), ha amato gli yacht e il mare e il cielo (si è fatto alla cloche poco meno di 6 mila ore di volo) e si è dedicato, sembra con interessanti risultati, alla pittura a olio. Ma è stato anche un creativo quando ha deciso di disegnare il braccialetto che ha donato alla moglie quando si sono sposati, ispirandosi – nelle linee – alla tiara della madre. Grande collezionista di opere d’arte contemporanea (esposte a Buckingham Palace, al Castello di Windsor, a Sandringham House e al Castello di Balmoral), sin dalla giovane età si è fatto affascinare dalla bellezza. A instillare il dubbio sulla sua fedeltà a Her Majesty ci ha pensato The Crown. Gli ingredienti ci sono tutti: affascinante, insofferente al carattere forte della sua amata sposa e al suo ruolo istituzionale, una certa predilezione per il “cameratismo” (nel 1939 entrò nella Royal Navy e l’anno successivo si diplomò come miglior cadetto del suo corso al Britannia Royal Naval College di Dartmouth) e per la goliardia, grande appassionato di locali notturni “vippissimi” e ritrovi decisamente esclusivi.

L’attuale Regina si è innamorata di lui quando era una bimba: lei 13 anni, lui 5 in più. Iniziarono a scriversi alcune lettere innocenti per poi “sentire” il sentimento crescere. Si amano, decidono di unirsi. Il segretario personale di Giorgio VI, il padre di Elisabeth, però non approva e fa un “pissipissi” al Re: il ragazzo ha un “presunto” curriculum amoroso non esattamente adeguato al ruolo che gli spetterà. La ragazza, dimostrando già un carattere ben marcato, tira dritto e lo sposa.

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Tradimenti presunti o veri, poco importa: la Royal Family ha sempre saputo “rispondere” a modo ad ogni accusa, insabbiando o sviando l’attenzione su altri temi. Così i presunti flirt (mai confermati) di Philip con Pat Kirkwood, Galina Sergeevna Ulanova, Katie Boyle, Helene Cordet, Susan Barrantes (la mamma di Sarah Ferguson), Daphne du Maurier hanno creato rumori anche nelle stanza di Buckingham ma lì sono rimasti.

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“Se un uomo apre la portiera dell’auto alla moglie, o è nuova l’auto o è nuova la moglie”. Questa perla di Filippo non è stata l’unica della sua carriera: ha scritto libri dedicati all’ambiente e agli animali – Selected Speeches 1948-1955 (1957); Birds from Britannia (1962); Down to Earth (1988) – ma ha lasciato soprattutto una corposa biblioteca di frasi straordinarie, una collana di “massime” che l’hanno aiutato a essere “più umano” agli occhi dei sudditi. E forse più “genuino” della moglie, nonostante anche lei si conceda qualche piccolo vizio. “The Indipendent” e “Business Insider” hanno raccolto alcune “voci” di Palazzo in cui emerge che Her Majesty si conceda quattro momenti alcolici ogni giorno: a fine mattinata si fa portare un Gin & Dubonnet, a pranzo un bicchiere di vino, un Dry Martini a metà pomeriggio e un bicchiere di champagne prima di andare a dormire.

La prima, nel 1961. Gli tocca presiedere un evento voluto dalla Scottish Women’s Institute, un ente di beneficienza che si impegna a mantenere intatte le tradizioni scozzesi, in particolar modo quelle di casa. A Filippo, forse preso dall’emozione, scappa una grande verità: “Le donne britanniche non sanno cucinare”.

Sei anni più tardi – durante la Guerra Fredda – gli venne proposto di visitare l’Unione Sovietica. La risposta fu una stilettata: “Mi piacerebbe molto andare in Russia, anche se quei bastardi hanno ammazzato metà della mia famiglia”. Ironico, verace, inglesissimo, davanti a un dramma familiare (nel 1974 fu sventato il rapimento della figlia Anna) sfoderò un sense of humor assoluto: “Se quell’uomo fosse riuscito a rapire Anna, lei gli avrebbe fatto passare l’inferno durante la prigionia”.

Antisindacalista (esattamente 40 anni fa la Gran Bretagna visse una recessione economica durissima e a Filippo scappò un “tutti dicevano che fosse necessario più tempo libero, e adesso si lamentano di essere disoccupati”), “razzista” ma in maniera british (nel 1986, in occasione di un incontro del WWF, parlando dei cinesi affermò: “Se ha quattro gambe e non è una sedia, se ha due ali e vola ma non è un aeroplano, e se nuota e non è un sottomarino, i cantonesi se lo mangeranno”), spiritoso con naturalezza e semplicità quasi fanciullesca (durante una visita ufficiale in Cina, a un gruppo di studenti inglesi, disse: “Se rimarrete qui, vi verranno gli occhi a mandorla”), spiritoso in senso alcolico sia in casa (a un istruttore di guida scozzese ha chiesto: “Come fai a tenere la gente del posto lontana dall’alcol abbastanza a lungo da superare il test?”) che all’estero (nel 2000 il Presidente del Consiglio italiano Giuliano Amato gli offrì un pregiatissimo vino italiano ma lui, inglesemente, replicò: “Datemi una birra, non mi interessa quale, basta che sia birra!”): come si fa a non provare simpatia per la sua sincera e forse non “politicamente corretta” umanità?

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Disse all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dopo che questi gli aveva raccontato di aver pranzato con i capi di stato di Cina, Russia e Gran Bretagna: «Lei riesce a trovare le differenze fra quei tre?».

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“Chi dice che la regina non abdicherà? Io non penso che giovi all’immagine del marchio avere un ottuagenario ai vertici. Inevitabilmente a una certa età le facoltà cominciano a venir meno. E ritengo che per questo sia senz’altro molto meglio lasciare il timone quando si è ancora nel pieno delle proprie capacità che aspettare fino a quando non ti cominciano a dire che è giunto il tempo di ritirarti perché sei diventato davvero tremebondo” ha raccontato in un’intervista ufficiale nel 1999. 

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Nonostante tutto, anche questa volta Dio ha salvato la Regina.

Alessandro Carli

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