“C’è una vita, c’è la firma
della pietra sulla tempia,
c’è la tempia, c’è la forma
della testa: madre Roma
– c’è la Storia che divora
una storia: un’altra storia”
da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza
Custodisci la mia misera anima, Signore, e alberga in me per ogni tempo ed ogni dove. Innalza alla gloria dei Cieli gli ultimi, e preserva dal peccare gli integri, come chi ha peccato e se ne pente.
Sii luce dove regnano solo ombre, fuoco sacro nella notte, bianca colomba e maculata tigre, quando il sole è alto e l’azzurro pare il manto dei Santi.
Tua la gloria, Tuo il Regno. Per terra e per mare carro e vela, la Tua Grazia, carro e vela il Tuo Perdono.
Tieni lungi il serpe dannato dalle pieghe del mio cuore, tieni lungi da me non l’errore, perché grande è la tua intercessione, ma l’incapacità di fare il bene.
Molto ho peccato e ancora metterò il piede in fallo, ma dato ho il bene quando ho potuto. E in gran conto Tu tieni chi pecca ma sa amare, mentre mortale è il peccato di non saperlo fare.
I poveri di spirito siano il tuo gregge, guai a chi protervo si gloria di sé, perché incerto è il cammino e povera cosa la vita senza umiltà.
Concedi a questa piccola face che è la mia anima, un respiro di Luce e il coraggio di perseverare sulla Tua santa, giusta via.
Molto Ti ho cercato dove non eri, perché vede più un cieco di un orgoglioso, ed io ero entrambi senza saperlo. Dio, io mi arrendo tra le Tue braccia paterne, in Te ho rifugio quando è tempesta, in Te io confido nella malasorte, in Te ripongo fiducia e Tu in dono mi dai conforto e pace. Perché grande e solida come una rocca è la pace di chi opera per il bene, in un mondo che piega al male.
Sia, la Tua Virtù infinita, un mio solo granello di senape, per una probità che addimori vera e florida.
Il male niente può se non per assenza di bene. Ed io prego sommessamente per il bene laddove è guerra, io prego per il bene dov’è inimicizia, io prego per il bene dov’è devastazione.
In Te e per Te, niente è guasto in un’anima: acqua di fonte e conforto di prebenda sul cammino di chi incede.
*
Parole votive
Ora albergano fitte ombre anche dove un tempo v’era una fessura di luce. Garbo e armonia sono miti in disuso e tutto pare vacuo e sinistro. Un regno dove chi regna e alligna è figlio della colpa e dell’avidità. Gruzzi di ossa e drenato sangue, caos magmatico e mille soglie che mettono nel livore e nella discordia. Sono solo una piccola, larvale presenza in cerca di lembi di luce e invoco il Tuo conforto. E ciononostante…
Grazie, Signore, per questo rasoio e per questa penna. Grazie per l’Aurora che ho nel cuore, per tutti i giorni agri e per gli zuccheri della linfa che irrora i restanti. Grazie Signore, per questo malcerto sentiero e per le stelle che strozzano la notte fino a uscirne dal fondo…
Grazie per i canti argentini delle lune, grazie per i canti caldi e dorati come il buon pane.
Grazie, Signore, per questi sogni posati sul guanciale, e per quelli che nutro da desto. Per il dono delle foglie, per il ciangottio sommesso delle acque gentili, e per il fragore delle onde quando il mare è furioso; grazie per il tuono e per la luce del lampo che deflagra nel cielo. Per le piogge torrenziali, e per quelle sommesse che fanno appena roridi i campi. Per i soli che nutrono la terra. Per questa voce, Signore, che osa i cancelli del giorno, e profana tombe la notte.
Grazie per gli echi lontani dei miei sottili sentori a venire. Per l’amore, che riempie la conca delle mie brame, e corrusco riverbera, nel pieno del giorno, come una spada sguainata.
Grazie per il dolore che tempra, e per quello che sembra inutile almeno quanto terribile. Per il nitido, vivo piacere di qualche istante, e per quello temperato di una vita. Grazie per non morire, e grazie per lasciarmi solo con il mio libero arbitrio, dagli ombrosi cortili ai sentieri terrigni di un’esistenza selvatica, vergine e bambina, che al tuo calice sempre beve d’un fiato.
Grazie per i digiuni in tempi di abbondanza, e grazie per il desinare in tempi di scarsità. Per aver creato la donna, i bambini, l’azzurro e il pervinca, il metallo, il vento, la sabbia…
Grazie per le api e i fiori, e grazie per aver benedetto ogni buon, sano raccolto – da terre feraci propiziato, così nell’Anima come nella Natura. Che sono poi l’identica cosa sotto la pervicacia del cielo.
Edward Munch, Il padre in preghiera, 1902
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Invito
Io dico ora ai fratelli miei: vedete quei lumi distanti e tenaci che suggeriscono miti e figure da tempi antichissimi? La loro voce è la stessa delle nostre preghiere. Potete interrogare il firmamento e avere in risposta solo enigmi. O potete avere fede e credere nel suo luminoso silenzio.
Poiché ogni risposta è già scolpita nel vostro sangue, ogni memoria in esso si rinnova e porta il nome di tutti i padri.
Le più grandi vastità sono plasmate dal silenzio, esso è voce e misura e matrice dell’immenso. Così il cielo vi parla senza parola, ovvero senza limite, d’ogni cosa conosciuta e non, poiché fallace è la parola, perfetto il disegno delle cose create.
Se il vostro cuore si arrende vince. Se recalcitra è perduto. La canna è piegata dal vento ma non si spezza: questa la via della cedevolezza, questa la via del silenzio.
Massimo Triolo
*In copertina: Jacek Malczewski, Uomo che prega, tra 1902 e 1905