04 Novembre 2026

“Ora è giardino”. Il libro più bello sulla morte del padre

Georgi Gospodinov è un poeta e scrive prosa come solo i poeti sanno fare. Gospodinov è uno degli autori contemporanei che più amo, i suoi testi sono irripetibili, unici. Il suo stile è riconoscibile quanto plastico, la forma si adatta al fuoco contenuto nel libro, trova il recipiente giusto per la fiamma da coltivare. Avevo già scritto per “Pangea” di un suo libro meraviglioso, Fisica della malinconia, oggi mi ritrovo qui a parlarvi del più bel libro sulla morte di un padre: Il giardiniere e la morte, edito sempre per i tipi di Voland, 2025. La traduzione dal bulgaro è di Giuseppe Dell’Agata, che ha tradotto quasi tutti i libri di Gospodinov per Voland. 

La morte del padre è un dolore tutto personale. Sulla morte della madre, sulla perdita di quel ventre che ci ha condotto alla vita si è scritto molto, ma la perdita di un padre è qualcosa di diverso, scava dentro al corpo del figlio in un altro modo. Ed è sempre privato. 

“Mio padre giardiniere. Ora è giardino”. Inizia così. Senza mezzi termini, siete spazzati indietro, dovete respirare. Se stavate pensando di cominciare questo libro in treno, oppure in una sala d’aspetto, prendetelo e riponetelo nello zaino. Questo è un libro di prosa che si deve leggere con la stessa cautela con cui leggereste un libro di poesia. Nel rispetto del silenzio, da soli, potendo fare numerose pause tra i capitoli, brevi quanto densi. Una prosa che mantiene la promessa dell’abisso che pone la poesia. Questa è la magia capace di compiere Gospodinov, ed è il motivo per cui adoro tutti i suoi libri. Avevo pensato di parlarvi di Cronorifugio, anch’esso splendido e che ha visto l’International Booker Prize nel 2023, ma questo è un libro assoluto, di quelli che vi cambiano. 

La soglia è un luogo che ho spesso abitato, un confine sottilissimo tra la vita e un baratro nero immane dove si affacciano creature non sempre gentili. Ho voluto bene a persone che hanno perso il proprio padre quando erano ancora bambini e che hanno portato per tutta la vita un filo nero teso al centro del corpo, una corda di dolore e malinconia. Sono stata accanto a un uomo il quale stava perdendo il proprio padre, gli tenevo la mano come la si tiene a chi sta per cadere al centro dell’oceano. Ho visto l’atto ultimo della vita, il respiro finale, mentre lavoravo in ospedale. È un sospiro, la soglia è un luogo strano, è difficile stare in equilibrio in quel perimetro sottilissimo. Questo di Gospodinov è un libro soglia, non illude e non romanticizza, vi porta esattamente in quello spazio che è un tempo tra vivi e morti, che non è descrivibile in un linguaggio “normale”, per questo ci vuole la poesia, ci vogliono i salti nel vuoto che solo il linguaggio poetico riesce a formulare. 

“È importante che gli teniamo la mano mentre stanno morendo, dico a un amico, che pure aveva perduto suo padre. È anche importante che dopo li lasciamo andare, mi risponde dopo un breve silenzio”. 

Tenerli o lasciarli andare. È il problema del tempo della soglia, di questo non luogo tra nero assoluto e luce. Se li lasci andare troppo in fretta ti ritrovi mesi dopo inghiottito dal ghiaccio e dal fuoco, cominci a dire “sento freddo” al centro del petto, “non sento niente”, e mangi e vai a lavoro ma all’improvviso c’è solo un nero che divora altro nero e vuole solo il nero. Ma Gospodinov ci avverte al primo capitolo, non vuole che questo sia considerato un libro sulla morte ma piuttosto un libro sulla malinconia della vita che se va. Ecco il confine, questo è il più bel libro sulla soglia della perdita di un padre. 

“In queste distese patriarcali si diceva che quando i bambini piangono non è grave, è grave quando piangono gli adulti. Ma quando sei bambino e adulto nello stesso tempo e sei appena venuto a sapere che tuo padre sta morendo…” 

La perdita di un padre è diversa per tutti. Per la madre c’è qualcosa che rende comune il dolore, un tema ricorrente, l’utero forse che ci ha generato. Ma per il padre è differente, è personale. Il legame di un padre col figlio passa nelle cellule, il padre deve raccontare storie e il figlio ascoltarle, ricordarsele per quando non potrà più ripeterle. Un padre sa fare cose, come curare un giardino, sapere quali semi seminare e quando. Questo è un libro doloroso e delicato allo stesso tempo, non fa sconti su ciò che si vive nella regione senza nome della soglia, in quel tempo sospeso in cui si assiste coloro che stanno per passare oltre. Oltre a che cosa, e in che modo poi? Gospodinov scrive un testo unico, personale e per questo vero. Ho aperto le prime pagine mentre una persona a me cara in quel momento stava affrontando la stessa perdita, vorrei che leggesse questo libro, perché la perdita è personale ma la soglia è la vita di chi ami che se ne va, che parte per luoghi da cui non può fare più ritorno. E tu devi tenergli le mani, ma poi lasciarle andare, non devi stringere troppo ma nemmeno che il tocco sia lieve da non farti sentire. Avete mai preso la vena a qualcuno di anziano che ha la pelle sottilissima e le vene blu, fragili? Ecco così, bisogna fare piano, trovare la giusta inclinazione dell’ago, non tirare troppo la pelle, fare il proprio lavoro ma senza lasciare il segno. 

“Questo non posso perdonarlo alla malattia, vado ripetendo, non glielo perdonerò mai. Puoi prenderti una persona anche senza umiliarla.” 

Il giardiniere e la morte è il libro assoluto di Gospodinov, per ora. Un testo che vi calerà nel delicato confine degli ultimi giorni, dove vita e morte si mischiano, si confondono. Dove il dolore è la parola chiave, quotidiana, insieme alle cose banali della vita che però formano la sua trama unica. 

“Parlo dell’infanzia per non parlare della morte. Solo là, nell’infanzia, siamo praticamente immortali. Il più delle volte”. 

Quando si perde un padre ci si rifugia nell’infanzia. Ci si sveglia al mattino ricordando episodi di quando eravamo bambini che non consideravamo da anni. Improvvisamente l’inizio e la fine si stringono. 

“Penso che l’idea della resurrezione sia un’idea botanica. Da qui proviene la parte concreta dell’allegoria, è questo che ha segnato l’inizio.” 

Clery Celeste

*In copertina: Domenico Ghirlandaio, Francesco Sassetti e suo figlio Teodoro, 1488

Gruppo MAGOG