17 Febbraio 2022

"Siamo urina e feci, nient'altro...". Doris Lessing e il femminile

Se gioventù sapesse di Doris Lessing è un romanzo dove il vero protagonista è muto e si nasconde, eppure è onnipresente: il tempo. Pubblicato per la prima volta nel 1988 questo testo della Lessing (premio Nobel per la letteratura del 2007) è un esercizio alla pazienza e all’attesa. L’ apparente protagonista è Jane Somers, chiamata quasi sempre Janna, una donna di cinquantacinque anni ancora molto bella, curata e vedova. Janna lavora da sempre per una rivista importante di moda di nome Lilith, l’ha vista nascere e ora è una delle figure di maggiore responsabilità; si potrebbe dire che Janna è Lilith, una creatura con due teste. Doris Lessing ci propone come protagonista il prototipo della donna in carriera, affermata e sicurissima, assennata e con obiettivi determinati e irrinunciabili.

Ma quel tempo che sembra marciare a comando e solo per uno schiocco di dita di donne e uomini “di potere” a un certo punto si ribella. Fa inversione di marcia. Doris Lessing esplora, attraverso quel magma primordiale che è il tempo, la trama invisibile e fittissima delle relazioni. Che possibilità restano a una donna già vedova di innamorarsi se il tempo ha assunto la forma di un tenace persecutore con cui fare i conti? La Lessing in questo romanzo ci mostra la dolorosa e meravigliosa concessione alla vita che Janna si fa, anche a cinquantacinque anni compiuti.

La sempre funzionante ed efficiente Janna sta tornando a casa e mentre scende dalla metropolitana inciampa goffamente. Si rialza da terra ma vacilla di nuovo e un uomo prontamente la afferra, sostenendola, impedendole di cadere di nuovo. L’atto casuale del destino si è compiuto, una possibilità si è aperta. L’uomo le sorride e poco dopo se ne va prendendo a braccetto una ragazza molto più giovane. Ma quando il tempo decide di ritornare su se stesso ecco che accadono le magiche ripetizioni, le occasione mancate possono di nuovo avere un seguito: Janna sta andando in redazione e mentre cammina vede un uomo davanti a sé, qualcosa di già conosciuto le si avvicina. Incontra per la seconda volta l’uomo che le ha impedito di cadere: Richard. Comincia con una colazione in un bar questo strano ripetuto scontrarsi. I due inizieranno così una frequentazione particolare, priva di quelle tappe consuete che in gioventù sono molto attese ma che a cinquant’anni possono rischiare di risultare persino oppressive e deludenti.

La “coppia” infatti pone a sigillo degli incontri un patto: non parlare del proprio passato. La necessità di conoscere tutto del passato dell’altro infatti rischia di sfibrare il mistero; sono entrambi circa della stessa età e dentro al lago del vissuto di ognuno non è detto che la corrente sia sempre calma, non si sa la profondità, quante alghe nascondano navi sommerse. Janna e Richard decidono così di incontrarsi spesso in giro per Londra, camminano moltissimo nei parchi e per le strade, si fermano a mangiare qualcosa nei pub. Il passato è un mostro che sta al recinto di quei parchi o nell’angolo appena sorpassato di un incrocio: li segue, a volte sbaglia prospettiva e si fa notare. Esattamente come Kathleen, la figlia di Richard: una ragazza strana e dall’aria triste, li segue quando sospetta che il padre si incontri con Janna.

Ecco che la promessa inizia a sgretolarsi quando il tempo passato si incrocia con il proibito presente in una spirale di pioggia estiva. Il tempo infatti è il vero protagonista della storia: Janna si trova a un punto della vita in cui quello che doveva compiersi ha già avuto il suo lieto fine, dove ogni azione sembra andata al posto giusto ma, nella sua camera ordinata e senza nessuna traccia di lei, inizia a fare i conti con il presente. Janna improvvisamente ha consapevolezza del suo corpo di adesso e di quello che aveva da ragazza, della visione che gli altri hanno di lei e di cosa la attende, forse, dopo. Janna infatti si confronta continuamente con i due estremi del tempo, come tenesse in mano un serpente che si divora la coda. Ospita in casa prima la sua nipote preferita e brillante di nome Jill e poi la sorella minore di questa, Kate, un caso disperato. Allo stesso tempo tutte le settimane va a trovare Annie, una vecchietta grassa e lamentosa che ha bisogno di assistenza. Ecco quindi che Janna si colloca a metà di questo grosso serpente: lei è il topolino dentro la pancia del tempo. Da un lato c’è l’origine della vita, la spinta propulsiva e apparentemente interminabile del tempo, dall’altra invece c’è l’imbuto della coda, l’attesa dell’ultima muta.

La scrittura di Doris Lessing è solo in apparenza dolce e fluida: esattamente come un lago che porge agli occhi una immagine di pace restituendo però – a chi tenta di entrarci – profondità taciute e correnti che trascinano sott’acqua e sopprimono il respiro. La Lessing infatti sebbene tocchi ogni singolo tema con tutta la delicatezza possibile tradisce in alcuni punti la sua natura acutissima e spietata. A proposito di Annie, la sua tenera e brontolona vecchietta, Janna ci dice: “Adesso borbotta sottovoce e io me ne sto lì seduta, cercando di non pensare che la condizione umana si riduce in fondo a questo: siamo dei condotti fognari, niente di più, delle macchine per la produzione di urina e feci, e la nostra vita non è che una continua cospirazione per tenere celata questa realtà. Annie è “vitale” finché è in grado di depositare i propri escrementi nel luogo adatto; quando non vi riesce più, è la fine“.

Se gioventù sapesse è una lettura che invita alla pazienza e alla sacralità del mistero nelle relazioni. Questa “coppia” passeggia, parla, a volte si bacia ma non si spoglia mai. Non faranno mai l’amore. Il sesso è una dimensione che appartiene al corpo e i loro corpi ormai sono trattenuti da fantasmi e ombre. In una società dove tutto è esposto, disponibile e rintracciabile, Doris Lessing ci fa un immenso regalo senza saperlo: leggere questo testo è reinventarsi il tempo, accedere alla difficile serratura del nostro giardino segreto e serrarlo una volta per tutte. Janna e Richard tentano di sigillare quel foro della serratura, ma la luce entra lo stesso e acceca. La luce della promessa infranta brucia ogni cosa. Il tentativo però vale tutta la possibilità offerta dal tempo.

Clery Celeste 

Gruppo MAGOG