01 Dicembre 2021

Uruz: la runa del toro primordiale e del dio ambiguo Loki

Uruz è – seguendo sempre il Futhark – la seconda runa nel percorso dell’uomo sulla terra. Uruz si esprime nella potenza della notte della creazione, sta nell’inizio dell’oscurità. Uruz deriva da -Ur, radice di Uro, l’immenso toro primordiale. La sua forma infatti ricorda due corna rovesciate. Esistevano realmente nelle regioni del nord in antichità dei tori giganteschi, con spalle possenti e una testa tozza. Sopra questa ben piantate due corna a difesa del cranio. Il pelo era medio lungo per proteggersi dal freddo. L’Uro era considerato espressione della potente forza primordiale, dell’istinto primigenio. Ovvero la notte della creazione, quella propulsione immensa e inarrestabile che ha creato tutte le cose. Ma le Rune sono ambigue come spesso lo sono gli dèi norreni, niente è tutto luce, niente è soltanto ombra. Spesso quindi ogni runa può contenere il suo contrario, può essere estratta ribaltata. Ed ecco che la forza primordiale creatrice può trasformarsi in distruzione e devastazione. Nella cultura pagana nessun elemento è buono o cattivo a priori, ma sta nel suo preciso utilizzo che – acquisendo l’energia e l’intenzione di chi lo manipola – assume una forma. Ecco perché “nessuno incida rune se non è in grado di domarle” è un monito che va inscritto sulla pelle col fuoco. Perché il segno non è mai solo un tratto grafico, è simbolo e questo contiene una forza che non si spegne se non la si sa domare e può consumare tutto.

Uruz è una runa caratterizzata fortemente dall’energia maschile procreatrice e il suo animale totem abbiamo detto che è il grande toro selvaggio primordiale, l’immenso Uro. L’energia maschile crea ma può anche distruggere. E’ la forza che è necessaria all’uomo per iniziare il suo viaggio sciamanico su questa terra, è quella spinta alla determinazione, è la capacità dell’essere umano a resistere alla paura e al terrore e che ci permette di perseverare, di continuare a vivere. Dopo esser stati capaci di procacciarci il cibo, di provvedere al nostro sostentamento possiamo sentire in noi il coraggio. Con Uruz iniziamo a fare i conti con il lato oscuro della nostra anima, con la sofferenza e gli avvenimenti che sfuggono al nostro controllo. Fondamentalmente potremmo dire che Freud aveva individuato l’Es nella runa Uruz. E’ l’aspetto primordiale dell’anima, quello che raccoglie gli istinti di sopravvivenza, che sono a volte incontrollabili. Esattamente come Uro, un immenso toro resistente, esempio di coraggio ma capace di una forza annientatrice. Infatti l’uomo ha addomesticato quasi tutti gli animali, persino i ribelli cavalli, ma il toro no. Combattere con un toro era infatti una delle prove di virilità per gli antichi pagani norreni. Se un uomo riusciva a dominare gli istinti più arcaici allora poteva dirsi degno di iniziare il percorso sciamanico.

Ma trasportandoci un attimo nella mitologia greca troviamo il corrispondente di Uruz nel mito del Minotauro. Siamo sull’isola di Creta e Minosse, il suo re, viene messo alla prova da Poseidone, dio del mare, poiché il re si credeva il più potente e fortunato della terra. Poseidone fa arrivare sulle terre di Creta un toro immenso bellissimo, tutto bianco e chiede però a Minosse di sacrificare l’animale. Incapace di uccidere una tale bellezza, Minosse sacrifica un altro toro e non rispetta il patto. Pasifae, la moglie del re, vedendo il toro bianco se ne innamora e presa da una passione irrefrenabile, da una pulsione primitiva e indomabile, si accoppia con lui con uno stratagemma. Nasce il Minotauro, una creatura mostruosa che deve essere nascosta agli occhi di tutti nel palazzo senza finestre: il labirinto. Uro è il Minotauro, è sempre un aspetto della nostra anima che la mente conscia tende a nascondere, a sotterrare, a far restare senza luce e senza finestre. Il Minotauro è figlio di Uruz, della passione incontrollata, è l’ombra che ci portiamo appresso e con cui dobbiamo fare i conti.

Nella mitologia norrena la runa Uruz è associata al dio più ambiguo e “oscuro” della mitologia norrena: il dio Loki. Loki rappresenta l’energia della pulsione liberata e sfrenata, è il dio per eccellenza dell’astuzia, dell’inganno e dell’intelligenza. I primi cristiani che avevano invaso le terre del nord avevano identificato il dio Loki col diavolo, semplificando enormemente la sua natura ambigua. Loki è una forza di azione purissima, aspecifica, che può essere applicata e incanalata per aiutare o per distruggere. Ecco perché è il dio dell’astuzia, a volte aiuta gli Asi, a volte no. Loki è il dio ambiguo anche dal punto di vista sessuale: dopo aver mangiato il cuore della gigantessa Angrboda rimane gravido e darà alla luce tre figli: la guardiana del regno dei morti Hel che è metà donna e metà cadavere, il feroce lupo Fenrir e il serpente marino Jormungandr che avvolge tutta la terra. Anche i figli ereditano questa natura ambivalente. Loki è anche chiamato “la vergogna degli dei” e ne combina davvero tante, a volte salva la situazione con i suoi incredibili stratagemmi (ricordiamo il travestimento da donna di Thor per recuperare il martello dove Loki distrae con l’arte della parola il gigante) a volte invece crea danni irreparabili. Contribuirà infatti alla morte di Balder, il dio più buono fra gli Asi, e per questo verrà punito. Incatenato a tre pietre appuntite con le budella del figlio, Loki è costretto come Prometeo alla roccia, con un veleno bruciante che gli cola sulla faccia. I terremoti nascono da lì, dal sussulto di Loki al veleno.

Ma se ogni runa contiene in sé energia negativa e positiva, esprime quindi una potenza immensa che esiste grazie alla coesione di ombra e luce, allo stesso modo avremo anche nella mitologia norrena questo sodalizio. Alla fine della grande battaglia della fine dei mondi troveremo Loki, liberato dalle rocce, che si scontra con Heimdall dio della luce. Si uccideranno a vicenda perché sono parte di uno stesso incandescente nucleo. Nel paganesimo norreno buio e luce non sono entità separate e giudicanti, il bene non abita fuori da noi e il male non è una vocina che ci vuole tentare. Tutto coesiste nello stesso immenso labirinto.

Clery Celeste

Gruppo MAGOG