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“Io contengo moltitudini”. Come Walt Whitman può cambiarti la vita. Aggiornamento bibliografico

Definire ‘atteso con ansia’ un libro fresco di stampa è quasi inammissibile. Eppure, nel caso di What is the Grass: Walt Whitman in my Life di Mark Doty questa è la realtà. Ciò è vero non soltanto perché Doty è uno scrittore di straordinaria bravura, le cui parole danzano sulla pagina. Il fatto è che la poesia ha la tendenza a fiorire in tempi eccezionali, come il momento presente. Il ricorrere del duecentocinquantesimo anniversario della nascita di William Wordsworth ha indotto i media a riflettere sul potere consolatorio del poeta inglese; una Poetry Pharmacy, di recente apertura, è al centro dell’attenzione e i social network traboccano di poeti che con le loro poesie fanno di tutto per dare un senso a quanto ci sta accadendo. È probabile che non potesse darsi uno scenario più adatto per il libro di Doty, incentrato sulla sua esplorazione – durata una vita e completa sotto tutti gli aspetti – del grande poeta americano Walt Whitman.

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Il libro, che va oltre le categorie di genere, ci guida alla scoperta dell’opera di Whitman, dove Song of Myself è visto come “un invito a trasformare i modi della percezione di sé in rapporto all’altro, un testo persuasivo che mira a farci rivedere la comprensione delle questioni più elementari. Questa poesia intende accompagnarci nella direzione di un risveglio”.

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Alla sua morte, nel 1882, Whitman era ancora intento alla riscrittura del suo epocale Leaves of Grass. L’uomo che scrisse “I am large, I contain multitudes” (Io sono immenso, contengo moltitudini) era tanto proteiforme quanto la sua opera – tanto carismatico che il suo sguardo straordinario si è mantenuto persino nelle fotografie a lunga esposizione del diciannovesimo secolo. Dopo aver smesso di studiare all’età di undici anni, Whitman aveva per lo più lavorato nel settore tipografico e nel giornalismo fino allo scoppio della guerra civile americana, quando si trasferì a Washington dove si dedicò all’assistenza dei soldati feriti mentre ricopriva svariate altre mansioni minori in qualità di impiegato pubblico. Alla sua morte, all’età di settantadue anni, quasi vent’anni dopo aver subito un grave ictus, fu compianto dall’intera nazione. A quel tempo era già considerato uno dei grandi della letteratura americana.

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Benché vi siano altri poeti che rileggiamo con la stessa frequenza, sono in pochi ad aver avuto un’influenza simile sugli sviluppi successivi della scrittura e delle idee. Esplosivi e formalmente innovativi, i canti di Whitman in lode del mondo della natura e della nascente urbanizzazione, della trascendenza e del sesso hanno avuto un effetto trasformativo su quanto è venuto dopo, ben oltre i confini del mondo anglofono. La sua figura è di enorme rilevanza per qualsivoglia poeta, soprattutto se nordamericano come lui; e la poesia di Doty, come anche la prosa, è chiaramente Whitmaniana per la franca umanità e per il trattamento della musicalità del parlato, flessibile, moderna e soprattutto ben percepibile.

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Anche Doty, come il suo grande precursore, è un omosessuale e un poeta impegnato nell’esplorazione di temi quali il desiderio e i legami sentimentali nel mondo attuale. Le sue celebri raccolte My Alexandria e Atlantis, e una serie di memorie in prosa a cominciare da Heaven’s Coast, affrontano il dolore e gli orrori della crisi dovuta all’Aids… Il suo Whitman è il poeta della scoperta di sé e dell’incontro integrale con il mondo: “I have instant conductors all over me […] They seize every objects and lead it harmlessly through me” (“Ho dappertutto conduttori istantanei, afferrano ogni cosa portandola dentro di me, docilmente”.

Certo, nella vita non è tutto così semplice. Come Doty – lo rivela lui stesso in una serie di nitidi bozzetti autobiografici – anche Whitman ‘dissimulava’ talvolta quello che poteva scatenare la censura sociale. Ma What is the Grass risolve il problema di “Quello che i defunti facessero o non facessero a letto” tornando alla poesia in sé stessa. “Il corpus dell’opera poetica [di Whitman] è ora il suo unico corpo, sontuoso, rivelatorio, audace, contraddittorio, del tutto onesto e al contempo cautamente velato”. Gli scritti di Whitman visualizzano un mondo saturo di sessualità maschile: “As God comes a loving bedfellow and sleeps at my side” (“Quando Dio arriva e dorme al mio fianco, quale amoroso compagno”).

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Quindi, a un’attenzione profonda rivolta al dato biografico, vagamente ossessiva, Doty antepone il piacere della lettura. Così questo libro dalle molte sfaccettature è, tra le altre cose, testimonianza della lettura stessa: il ritornare dell’autore a un corpus di opere per lui di enorme rilevanza, di cui è evidente non soltanto la straordinarietà, ma soprattutto l’azione plasmante sulla sua stessa vita. Brani sottoposti a lettura ravvicinata pervadono What is the Grass, alla ricerca delle fonti della eccezionale inventiva di Whitman. Doty ne identifica cinque: l’esperienza rivelatrice, l’amore gay, lo sviluppo dei grandi centri urbani in America, il mondo della natura e l’orale vivacità dell’angloamericano.

Fiona Sampson

*L’articolo è stato originariamente pubblicato su “Spectator”, la traduzione è di Anna Rocchi

 

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