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La runa della grande spina per il dio Thor: dal mito al simbolo

Nella lingua runica, antica lingua nordica sacra, esiste una runa per proteggersi, per difendersi dal nemico. Si chiama Thurisaz, la grande spina. Una runa è una lettera, un simbolo sacro che rappresenta non solo un suono, ma anche una parola e – andando ancora più nel profondo – un archetipo. Oggi vi racconterò partendo dalla mitologia nordica perché Thurisaz è la runa consacrata al dio Thor, perché la sua forma rappresenta una spina.

IL FURTO DEL MARTELLO DI THOR

Accade che una notte, mentre dormiva, Thor viene derubato del suo martello speciale da parte del gigante Prymr. Quando Thor si sveglia e si accorge del furto è preso dall’ira più feroce e disperatissimo corre immediatamente a chiedere aiuto Loki, divinità ambigua per eccellenza, grande dio astuto e intelligente. Loki non perde tempo e sa benissimo quanto il martello di Thor sia prezioso, non solo per il dio del fulmine ma anche per tutti gli altri dei e gli abitanti di tutti i mondi. Il martello infatti è un concentrato di forza e potenza, capace di difendere quanto di distruggere allo stesso modo, rappresenta l’arma capace di giustizia assoluta e implacabile e detiene così l’equilibrio del mondo. Alcune delle sue proprietà erano: forza indomita, capacità di distruggere qualsiasi cosa e di ritornare spontaneamente nelle mani del proprietario, all’occorrenza poteva anche rimpicciolirsi in modo da essere trasportato senza esser visibile.

Loki e Thor chiedono aiuto alla dea Freyja, antica sposa di Odino, per farsi prestare il suo travestimento da falco. Loki travestito da falco giunge nella terra di Jotunheimr e incontra il gigante Prymr. Senza troppi giri di parole il gigante si espone e ammette il furto: vuole però, in cambio del martello, Freyja in sposa. Loki torna nel recinto degli Asi e insieme a Thor chiedono a Freyja di sacrificarsi come sposa. La divinità del femminile più autentico e sfrontato risponde con una certa schiettezza ai due: “Credi davvero che abbia una voglia così sfrenata di maschi da venire con te in Jotunheimr?”. Insomma la loro prima opzione di riprendersi il martello va alle ortiche. A quel punto gli dèi si riuniscono a consiglio e Heimdallr – dio dei Vasi col dono di conoscere il futuro – propone una strana soluzione: “Adorniamo invece Thor con la veste nuziale, mettiamogli al collo il monile Brisingamen (unico monile che appartiene a Freyja)! Appendiamo al suo fianco un mazzo di chiavi e facciamo che una veste da donna gli copra le ginocchia! Poi simuleremo il petto con grosse pietre e bene gli acconceremo la chioma”. Thor non è esattamente entusiasta di questa proposta; lui, dio del tuono e del principio maschile, immenso colosso della giustizia deve sopprimere – sebbene per poco tempo – la sua identità e rischiare che gli dèi gli diano dell’invertito. Loki a questo punto interviene e fa notare a Thor che senza il suo martello tutto è pronto a vacillare, non solo la sua cara mascolinità.

Thor acconsente e insieme a Loki, che farà da ancella, si dirigono al banchetto nuziale del gigante Prymr. Thor commette due “errori”: mangia e beve come un guerriero e quando Prymr si avvicina per baciare la sua presunta Freyja il suo sguardo di fuoco non cessa di bruciare. Il gigante si insospettisce ma prontamente Loki, dio astuto e dell’inganno, riesce a trovare una giustificazione a questi due eccessi. La sorella del gigante, a termine banchetto, chiede a Freya i suoi anelli come dono nuziale. A questo punto viene fatto portare il martello di Thor per benedire gli sposi. Infatti il martello veniva utilizzato anticamente dalle popolazioni nordiche anche come simbolo di potenza creatrice e in particolare veniva deposto sul grembo della donna e sul letto degli sposi come buon auspicio. Thor vedendo finalmente il suo martello pone fine all’inganno, lo brandisce come ricongiunto al suo corpo e uccide il gigante Prymr e tutta la corte. Ucciderà anche la sorella del gigante, perché la giustizia vera è qualcosa che chiede l’ordine e non ha pietà.

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La runa Thurisaz è la runa dedicata al dio Thor come espressione di una forza bidirezionale, difensiva e protettiva. A Thor viene rubato il martello, materializzazione della forza vitale maschile e guerriera. Thor si adira e si dispera perché senza quell’oggetto egli è nudo, ha perso la linfa che lo rende il dio temutissimo del fulmine e del fuoco. Il martello rappresenta infatti il fuoco che abbiamo dentro di noi, è quella scintilla che non riusciamo a domare e che ci chiede continuamente di essere espressa.
In Thurisaz sta la forza della spina, un bastone piantato in terra a difendere il perimetro sacro della nostra casa. Brandire Thurisaz è come brandire il martello di Thor, l’arma è doppia a seconda del nostro livello di coscienza. Utilizzare il martello come lo avrebbe utilizzato il gigante Prymr avrebbe portato alla distruzione, ovvero senza la conoscenza reale dei rischi e delle sue qualità. Thor invece sa che per brandire questa arma sacra deve utilizzare delle precauzioni e mettere dei guanti speciali per poterlo impugnare, così allo stesso modo noi possiamo brandire la runa Thurisaz con la consapevolezza che l’inesperienza farà rivoltare questa grande spina verso di noi. Questo mito ci dimostra come sia importante rinunciare all’apparenza per riconquistare una forza interiore, una coerenza “divina”. Thor è pronto a rinunciare al suo aspetto maschile possente, con non poca reticenza, pur di recuperare quella parte di sé perduta. Siamo pronti al sacrificio se questo ci riporta al nostro asse portante.
Il martello di Thor è una forza verticale che si unisce al suo proprietario, essi sono una cosa sola insieme. Non possono essere scissi. La coerenza della spina è qualcosa che passa inevitabilmente da una ferita, prima di imparare a difenderci dobbiamo imparare a ferirci. Thor accetta le sue ombre, è preda dell’ira e del terrore, ma chiede aiuto a Loki, all’astuzia e all’intelligenza. Dalla conoscenza quindi si passa alla riappacificazione degli opposti, gli eccessi vengono ripristinati. Il martello ritorna alle sue mani come parte di una stessa fibra per continuare a determinare giustizia tra i mondi. Implacabile e feroce è infatti il giudizio degli dèi.

Clery Celeste

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