L’ascesa, il predominio, lo schianto. Di un dio, d’altronde, si vuole assistere al precipizio, di un re si accetta il predominio odorando il fallimento: qualcuno prima o poi lo gambizzerà, e noi saremo lì, a mangiargli il viso. L’idea è semplice. Micidiale. Raccontare la storia recente – il retroscena del potere, l’osceno – con il carisma della fiction. Anatomizzare gli anni miliari dell’Italia nostra, a ‘protagonisti’ ancora viventi. L’epopea della Seconda Repubblica, una specie di Iliade a mitragliate di gossip, è iniziata con 1992 (2015) e trova compimento quest’anno con 1994, in onda dal 4 ottobre prossimo, ogni venerdì, alle 21.15, su Sky e su Now Tv. L’incantesimo è letale: più i fatti sono pubblici, di evidenza televisiva, più la verità sfugge, elusiva, cova nell’ombra, in un’alcova di tranelli e festini. La serie ideata da Stefano Accorsi – che è lo stratega Leonardo Notte – sviscera, gestita alla regia da Giuseppe Gagliardi e Claudio Noce, l’anno cruciale. Nel gennaio del 1994 nasce Forza Italia: in marzo, alle elezioni, si configura come il primo partito italiano, dando vita, insieme a Lega Nord, Alleanza Nazionale, CCD e UdC al primo Governo Berlusconi. L’insediamento accade, in maggio, mentre Bettino Craxi svanisce ad Hammamet. I giochi cronologici creano distorsioni borgesiane – il 1994 è l’anno in cui viene rubato L’urlo di Munch a Oslo, in cui Schindler’s List domina agli Oscar; è l’anno dei Mondiali americani di calcio del ‘Divin Codino’, della riapertura della Cappella Sistina, della morte di Kurt Cobain e di Nelson Mandela eletto presidente del Sudafrica. In 1994 si narra, comunque, il successo e lo scempio, la caduta. Lo denunciano gli sceneggiatori – Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo – “Questa stagione termina con una doppia caduta. In un’aula di tribunale, Antonio Di Pietro si toglie la toga e chiude così la sua carriera di Pubblico Ministero, sancendo la fine dell’inchiesta Mani Pulite, che aveva dato origine alla rivoluzione raccontata della nostra trilogia. E Silvio Berlusconi, colpito dalla magistratura e sfiduciato dagli alleati, dopo solo otto mesi e sette giorni di governo deve cedere il passo, e abbandonare il potere”. A interpretare Silvio Berlusconi – sfolgorante, in bianco, in Costa Smeralda, icona di sinistra innocenza, di spavaldo candore – Paolo Pierobon, attore camaleontico, nato al teatro – ha lavorato con Luca Ronconi e Elio De Capitani, con Eimutas Nekrošius e Stefano Massini, tra i tanti – noto alla tivù (per lo più, per la serie “Squadra antimafia”). Laboriosi labirinti del caso: Pierobon inizia a fare l’attore quando Berlusconi inaugura l’avventura politica. Lo abbiamo intervistato a Roma, dove è stata presentata in anteprima la serie. (d.b.)

1994. L’anno in cui Berlusconi fonda Forza Italia. Le è piaciuto interpretare “il Cavaliere”? Come lo ha studiato, che particolarità del carattere ritiene di aver fatto emergere?
Il 1994 è un anno al quale ho assistito, naturalmente, e che è stato di grande cambiamento anche per me: la mia decisione di fare l’attore è coincisa con la ‘discesa in campo’ di Berlusconi. In effetti, la scelta di diventare attore ha in sé qualcosa di narcisistico, simile al gesto di Berlusconi: in questo senso, ho trovato qualcosa di personale da trasfondere nel personaggio. Sostanzialmente, ho lavorato sulla natura di Berlusconi come fanciullo eterno, un puer aeternus, l’uomo, come diceva lui, che ha “il sole in tasca”.
Quelli tra Mani Pulite e la ‘discesa in campo’ di Berlusconi sono stati davvero, a suo avviso, gli anni che hanno cambiato l’Italia?
Assolutamente. Gli anni a cui ho assistito, dal 1992 al 1994, sono stati uno spartiacque clamoroso, hanno cambiato la politica e la storia italiana.
Domanda conseguente: suo giudizio sul Berlusconi politico. E uno sulla politica, oggi.
Berlusconi ha aperto un discorso sul politico performer, sul politico come uomo di spettacolo, che ancora oggi perdura. Ha anticipato la comunicazione via social attraverso le televisioni di proprietà: con i suoi monologhi è entrato nei salotti degli italiani. Allo stesso modo, dribblando la comunicazione ufficiale, i politici oggi vanno su Facebook per parlare direttamente ai telefonini degli italiani.
Oltre che con grandi registi, ha lavorato su grandi testi, da Gombrowicz a Büchner, da Tolstoj a Beckett e Majakovskij. Cosa sta leggendo? Quale libro la ha ‘formata’, per così dire?
Dovrei fare moltissimi nomi, ma parlando di qualcosa che a un certo punto mi è capitato, direi i Diari di Lev Tolstoj e un po’ tutta la sua opera, affrontata durante lo spettacolo di ormai 12 anni fa creato da Eimutas Nekrošius, il grande regista lituano. Quella lettura, devo dire, ha cambiato certe mie percezioni. Ultimamente, sto rileggendo Philip K. Dick, un autore fondamentale, non solo relegato al genere fantascientifico.
Il ruolo che ha amato di più interpretare. Quello che vorrebbe interpretare.
Sarò banale, dico sempre che il prossimo ruolo sarà il migliore. Ho amato molto interpretare, in una produzione del Teatro dell’Elfo, Ian, un personaggio di Blasted, l’opera di Sarah Kane. Vorrei interpretare ruoli molto distanti dalla mia personalità, sempre ammesso che ne abbia una. Ora, vorrei interpretare qualcosa di più intimo, di più domestico, di ‘buono’, ecco, quello mi manca un po’.
*In copertina: Paolo Pierobon come Silvio Berlusconi in “1994”; photo Antonello & Montesi © Sky Wildside 2019