“Norman Mailer dal punto di vista della mia f*ga: intitolamelo così, questo pezzo, Davide…”. Barbara Costa sullo scrittore più eccitante dell’era moderna
“C’è una vita, c’è la firma
della pietra sulla tempia,
c’è la tempia, c’è la forma
della testa: madre Roma
– c’è la Storia che divora
una storia: un’altra storia”
da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza
“Norman Mailer dal punto di vista della mia f*ga”: intitolamelo così, questo pezzo, Davide, o pensi che ciò che viva tra le mie gambe non abbia valore, opinione, impulso perdurante di dire la sua, su Norman Mailer? Sicuro, su colui che già dal nome, a pronunciarlo, passartelo tra la lingua ai denti e lasciartelo uscire a grido strozzato dalla bocca, è promessa di morsa dentro al sesso. Eccome, se la senti, quell’arsura di carne interna che ti si contrae e brucia, si gonfia ed è pronta a esternarsi, indecente, in squirting letterari che fuoriescono a strappo. Sono gettiti vischiosi, copiosi, che ottengo senza bisogno di dita, mie né di nessun altro. Sono potenze, prodigi letterari, fuochi di artificio maileriani. Artifici stordenti, turbanti, che ti invadono e ti massacrano il cervello e poi lì, giù, evidenti, puntuali. Innegabili. Come è innegabile, non celabile, l’invidia del pene che avvince e vince ogni altro maschio scrittore che ha l’ardire fuso a scemenza, di ritenersi e porsi non dico sopra ma pur di fianco, o poco sotto, a Norman Mailer. Come non stanargli tale mira? Mailer ha scritto il suo primo libro a 23 anni, pubblicandolo a 25, ottenendone istantaneamente ciò che la maggior parte degli scrittori mai conquista, neanche post mortem precoce, romantica o disgraziata che sia: la gloria, e i soldi, a palate. Se dopo 72 anni dall’uscita de Il Nudo e il Morto siamo ancora qui a scrivere, trattare di Mailer, e a lodarlo, detestarlo, amarlo, bestemmiarlo, qual è la ragione se non la forza malsana, e erotizzante in perpetuo, di questo scrittore?
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E tu, ragazza, che uomo vuoi? Se non hai la fortuna – o la bravura – di avere nel tuo letto l’oggetto in carne del tuo desiderio, almeno in campo letterario, dammi retta, lasciati andare ai bisogni che il tuo sesso ti detta. A chi vuoi darla a bere? Non ci credo che al Norman Mailer uomo non hai mai fatto un sudicio pensierino: davvero non ti sei mai accesa alle sue narrazioni, a nessuna sua torrida consensuale e non consensuale violenza stesa a inchiostro nero, e a quei coiti animaleschi, anche multipli, come quello che scovi ne Il Parco dei Cervi, in quella cabina telefonica, e che ti si fissa in mente da qui all’eternità…? Lo so. Su carta, come nella realtà della vita, Mailer era un uomo rissoso, cattivo, alcolizzato, drogato (amfe, erba, LSD misto a Seconal). Era poi misogino, un maschilista infernale e insopportabile (“Le donne vanno chiuse in gabbia!”), e un infedele. Sì, ma dimmi: quante volte ti sei toccata, ambendo a un Norman Mailer che ti apre le gambe e ti insulta a p*ttana? Al netto di ogni regola, dignità, buon nome. A sputo di ogni romanticismo. A odio e sfregio di una idea di amore, o di una sua imitazione: dì, quanto lo vorresti, ragazza, il puzzo di un Norman Mailer addosso, e dentro? Probabilmente ogni volta che presenti agli altri – e fai credere a te stessa – colui che è tua dolce metà, compagno modello, il migliore dei fidanzati. Mica sto qui a negarlo. Mailer sbraitava, imprecava, indomito a ogni decenza. Fu quasi omicida della sua seconda moglie. Mailer era bestiale, insolente, maleducato. Un corpo rigato da vene grosse di sangue nervoso. Un furore della parola scritta dilatata a romanzo. Il più grande, no, se non il più grande però tra i più grandi, su in quell’Olimpo di altri maschi esagerati come lui, ubriaconi, tossici, anime dannate e in grado di far dannare ogni f*ga volessero. Sesso concupito per sfizio, per noia. Pazzi, sporchi, esagitati, irredimibili. Quelli come Norman Mailer sono uomini da non frequentare, da allontanare, da additare, e da non votare se (come Malier) si candidano sindaci di New York e pretendono New York quale stato a sé, autonomo, speciale, con la libertà garantita per legge di girare nudo per la strada a chi va, o di fumare hashish legale. Fu quella una campagna elettorale elettrica, eclettica, irosa. Jim Morrison partì dalla costa ovest per dare una mano.
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Mailer fallito come uomo politico, fallito come romanziere, fallito come marito, fallito come antieroe? In molti lo hanno descritto – e ancora lo fanno – come un condensato di sconfitte. Rubo da una ingiallita copia di Newsweek: “Norman Mailer: le sue avventure e le sue buffonate non interesserebbero nessuno se egli non fosse capace di sedersi a un tavolo e scrivere, con una grafia illeggibile e su carta senza righe, 1500 parole al giorno, accuratamente collocate in modo da creare le frasi più eccitanti della letteratura moderna. Pieno di idiosincrasie, talvolta perverso, è però il più generoso scrittore della sua generazione”.
Barbara Costa
*L’articolo di “Newsweek” è tratto da: Enzo Biagi, “Dizionario del Novecento”, Rai-Eri/Rcs, 2001
**In copertina: Norman Mailer con Adele Morales, la seconda delle sue sei mogli; sposati nel 1954, hanno divorziato nel 1962, quando lo scrittore si accasa con Jeanne Campbell