Siobhán McDonagh valica con Neutri, sofisticato romanzo in grado di scavare nei recessi dell’identità, i confini della narrativa convenzionale. Professore di Antropologia Culturale presso l’Università di Belfast, McDonagh raffigura una società in cui i bambini sono cresciuti privi di genere fino all’età adulta, momento in cui vengono chiamati a rivendicare in maniera univoca l’identità desiderata.
Pubblicato in Italia da Fantasy, il romanzo si distingue per la sua capacità di coniugare una visione distopica contemporanea con la complessità dell’individuo: i bambini, privi di un’identità predeterminata, sperimentano nel corso dell’infanzia un limbo esistenziale capace di trasmettere le ansie e le speranze che segnano la nostra epoca.
La prosa scelta da McDonagh è evocativa e riflessiva: la narrazione in terza persona consente una visione onnisciente delle esperienze dei protagonisti, stabilendo un’intesa connessione emotiva con il lettore. La narrazione esplora i concetti di identità fluida e di libertà personale, dando forma a un protagonista memorabile che, nelle sue dinamiche interne, riecheggia la complessità dei personaggi di Margaret Atwood ne Il racconto dell’ancella. Entrambe le narrazioni presentano del resto società distopiche abilitate a esercitare un rigido controllo sui corpi e sule identità dei loro membri – sebbene in modi diversi.
Mentre Neutri esplora la possibilità di un’identità di genere fluida, Il racconto dell’ancella rappresenta una regressione estrema verso un controllo patriarcale e repressivo. In Gilead, le donne vengono classificate e quando possibile utilizzate per meri scopri riproduttivi, perdendo qualsiasi diritto personale a favore delle famiglie di ragno sociale elevato.
Il parallelismo tra le opere risiede nella critica incisiva delle strutture di potere e delle conseguenti dinamiche di controllo: Atwood utilizza Gilead per mettere in luce i pericoli di un regime totalitario che sfrutta la religione per giustificare la subordinazione delle donne; McDonagh, d’altro canto, solleva domande sulla natura del genere e sull’autodeterminazione in una società che, pur apparendo progressista, impone comunque scelte definitive ai propri cittadini.
L’appartenenza del corpo all’organo statale, del resto, è un tema già alla base dei concetti espressi da Hervé Juvin ne Il trionfo del corpo. La manipolazione e il controllo in Neutri pongono infatti l’accento su come lo Stato eserciti una forma di potere biopolitico – assimilabile al concetto di centralità descritto da Juvin – in cui il corpo concretizza il progetto dell’apparato statale da modellare e dirigere.
La corporeità è di fatto totalmente subordinata alle esigenze e agli imperativi dello Stato, riflettendo la tendenza contemporanea descritta da Juvin verso la mercificazione e l’erosione dei concetti di autenticità e autonomia. Chiave di lettura questa che evidenzia come le opere di McDonagh e Atwood si servano di piani dispotici per rispondere con una profonda critica alle moderne ossessioni di controllo, uniformità e perfezionamento.
Neutri offre, dunque, un’accurata riflessione sull’identità di genere: la narrazione coinvolgente e la profondità dei personaggi invitano il lettore ad interrogarsi sulle implicazioni della libertà personale e delle strutture di potere, mettendo in relazione la nostra epoca con una sottile quanto definita ucronia.
A seguire, per gentile concessione dell’editore, un estratto dell’opera. (Nicolò Locatelli)
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Il sole filtrava attraverso le alte finestre dell’Auditorium Centrale, gettando un alone dorato sui volti dei giovani radunati. Era il giorno della Scelta. L’intera comunità si era riunita per assistere al rito, ognuno consapevole che il momento avrebbe segnato la transizione dall’infanzia alla definitiva identità adulta.
Aisling stava in piedi, il cuore batteva forte contro il petto. Aveva passato mesi a interrogarsi, esplorando le possibilità e i suoi desideri. Tutto si riduceva a una singola rivelazione. Guardò la folla, cercando conforto nei suoi familiari, ma trovò soltanto volti impassibili.
Il Consiglio dei Saggi, in abito cerimoniale, si ergeva solenne sul palco.
“Oggi, Aisling,” disse il Bianco, facendo riecheggiare la voce nel silenzio dell’enorme sala, “Compirai la tua Scelta. Ricorda, la tua non è solo una decisione personale, ma un contributo alla nostra collettività. Un passo verso la coesione e l’armonia del nostro futuro”.
Aisling chiuse gli occhi per un istante, inspirando profondamente.
Aveva conversato con coloro che avevano già compiuto la Scelta, preparandosi al suo momento: aveva studiato ogni sfumatura di ciò che significava essere un uomo, e ogni sfumatura di ciò che significava essere una donna. E ogni sfumatura dell’essere qualcosa di completamente diverso.
Finalmente riaprì gli occhi.
“Io scelgo…” iniziò, con voce salda ma carica di emozione, “Di rimanere Neutro. Perché in questa indeterminatezza ho trovato la mia verità, la mia forza. E così desidero contribuire alla nostra società, non come un singolo, ma come essere completo e complesso.”
Un mormorio attraversò la folla, e il Consiglio dei Saggi annuì gravemente. I loro volti riflettevano una miscela di sorpresa e rispetto.
“La tua Scelta è accolta”.
*In copertina: Hilma af Klint, Group X, Altarpiece, no 1, 1915