11 Dicembre 2020

Tornate a guardare le nuvole! Viaggio intorno al libro più eccentrico di Fosco Maraini: “Il Nuvolario”

Dimmi, uomo enigmatico, a chi vuoi più bene? Solleva lo sguardo, scruta il cielo, guarda le nuvole che passano… Le nuvole meravigliose. Lo straniero di Charles Baudelaire (L’étranger da Petits Poèmes en prose) il suo invito al viaggio saluta la riedizione di uno strano volumetto di Fosco Maraini, dedicato a ciò che forse amiamo di più, le nuvole. Il Nuvolario. Principi di Nubignosia con Introduzione di Toni Maraini, figlia dell’autore, pubblicato da La Nave di Teseo, a luglio 2020 (precedentemente pubblicato nel 1956 presso il Melograno e dal 1995 da Semar).

Etnologo, antropologo, orientalista, viaggiatore, fotografo, alpinista, scrittore, Fosco Maraini (Firenze 1912-2004) di cui è in corso di pubblicazione l’opera proprio con La Nave di Teseo, ha compiuto la sua prima spedizione in Tibet nel 1937. Ricercatore alle Università di Sapporo e Tokyo, ha insegnato Lingua e letteratura giapponeseall’Università di Firenze. Da orientalista a sognatore, con questo libro (non frutto dell’età matura) riporta lo sguardo al cielo, con un trattato d’altri tempi, dal tono semiserio. Con la leggerezza di una burla e la profondità di un saggio, Il Nuvolario scandaglia più che la natura delle nuvole, la loro bellezza all’interno del Creato. Percorrendo il libro si trovano le sue foto, piccoli capolavori – dalla Sicilia del Golfo di Termini Imerese ai pinnacoli tibetani fino all’acrobatica Tokyo – che inducono alla tentazione di studiarle queste nuvole. Ma perché? Cosa aveva a che fare, in quel lontano 1956, Fosco Maraini con le nuvole (si chiede la figlia Toni)? In una poesia giovanile scriveva di sé: “Ragazzo in cima a un poggio verso sera / seduto solo masticando un fiore / …o nuvole sognanti e gondoliere/poter fuggir con voi dall’orizzonte…”.

Il Nuvolario raccoglie estratti dagli atti di un fantomatico sesto congresso di nimbologia di Trebisonda Marina, 1956. Era il maggio 1994, sul treno di ritorno a Roma, Toni Maraini sfoglia Principii di Nubignosia di suo padre. E soprattutto la piccola dedica, di cui fa tesoro, per la vita: “Per Tonina perché guardi le nuvole con rinnovato interesse, Pà!”. Fosco Maraini fa riferimento a una fantastica classificazione del celebre studioso G. von Ap und zu Wolkenpuff, uno scienziato dal nome evocatore di terribili tempeste. Con tanto di note a piè pagina e immaginifica bibliografia. Occorreva pensare “alla vòlta celeste come a una mitologica grotta dove potessero crescere questi misteriosi e bellissimi ornamenti”. La sua classificazione distingue tre gruppi fondamentali: gli Iperonti, i Perionti e gli Iponti. La classificazione del Wolkenpuff non elenca sterilmente elementi oggettivi, ma “tiene continuamente conto della posizione di chi percepisce ciascun fenomeno”. Guardare alle nuvole dal proprio punto di vista. Infatti: “Gli Iperonti sono quelli che si trovano comunemente al disopra dell’osservatore; sono cioè le comuni nuvole. I Perionti sono quelli che avvolgono il medesimo; cioè le nebbie, le caligini, le foschie. Gli Iponti sono quelli che si distendono ai suoi piedi; cioè i mari di nuvole o i veli di nebbie al fondo delle valli”.

Tra il serio e il faceto, la classificazione di Maraini è poetica e sognante, i nomi sono la conseguenza delle cose e di uno stato d’animo. Penso alle sanguigne e cupe Piume di Fuoco, che ricordano Paul Valery cristalline e metafisiche, ai Capelvenere sereni, alle virginali Figlie del Sole. La purezza franca, semplice di queste nuvole è quella dei “canti senza suggerimenti, ma di una melodia perfettamente naturale e gioiosa”, come Botticelli, Milton, Händel. “Le nubi a Corredo di Bimba sono tipiche delle mattinate o dei pomeriggi nel tardo autunno o nell’inverno, quando una lieve foschia discioglie alberi, case e vicoli in gradi successivi d’eterea vaghezza, a seconda della distanza, finché tutto si perde in un lucore bigioroseo, non più terra non ancora cielo”. Foscoliane le Torme in fuga, “orlate d’oro porteranno con loro i propri broccati, i propri gioielli, i propri tesori; altre volte parranno intrise o striate di sangue. Vanno, vanno. Altre e altre ancora. Dove? Perché? Padri e madri, vecchie con bambini malati e asinelli! e giumente”.

In Nudi e Frutta valichiamo il divino, Maraini cita un evocativo studioso dal nome sensualissimo, Baciabadur, “la natura è intimamente e del tutto soffusa di divino; anche quegli aspetti da cui le altre civiltà rifuggono hanno il loro posto nella leggenda, nei costumi, e la materia stessa, pur essendo Maya, illusione, partecipa per simboli e irradiazione mistica dell’assoluto”. Romantici Incendi e Delitti a cui si è dedicato il celebre studioso tedesco St. U. Drang. Si può vagare tra i Giardini degli Dei, i Soffitti numinosi, le Tombe, passando per Le Imbacuccanti, di “sobria bellezza”. Una varietà facile da osservare anche oggi, alle nostre latitudini e di questi tempi, saranno senz’altro Le Tediose, una loro varietà infatti “dipendente da particolari circostanze, è quella che si può studiare nelle città quando si fa sera e le luci dei negozi vengono gradatamente accese”, le Tediose scivolano “a lunghe pennellate di riflessi sull’asfalto bagnato. Sufficientemente irreale per sollevare l’animo a una fugace dolcezza di sogno, e sufficientemente reale per destare quel sottile piacere di meraviglia che dà sempre il fantastico e l’inusitato nello spettacolo sensibile del mondo”.

Tra gli Iponti si annoverano solo i Laghi del Silenzio e Tappeti degli Angioli, il privilegio di queste visioni spetta a chi con sacrificio (un pezzo di galletta e formaggio) si reca sulle alture dei monti. Soltanto lassù, finalmente ci saremo “spogliati di quel gravoso, seppur gradevole, peso di questo nostro corpo di creta”. 

Linda Terziroli

*In copertina: studio di nuvole secondo William Turner

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