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Viaggio mistico tra i manoscritti delle Brontë all’asta da Sotheby. C’è tutta la poesia prima di “Cime tempestose” in quelle note su fogli volanti

Qualche giorno fa, il 25 maggio, il Guardian dava la notizia che i brontëani del mondo quasi si aspettavano per il bicentenario della nascita di Emily Brontë, 2018: il ritrovamento della cosiddetta “collezione Law”, che raccoglie manoscritti, libri, lettere dei Brontë.

Ecco il Guardian:

An “incredibly rare” handwritten manuscript of Emily Brontë’s poems, with pencil corrections by her sister Charlotte, is going up for auction as part of a “lost library” that has been out of public view for nearly a century.

The collection was put together by Arthur Bell Nicholls, the widower of Charlotte (…). Nicholls sold the majority of the surviving Brontë manuscripts in 1895 to the notorious bibliophile and literary forger Thomas James Wise. The collectors and brothers Alfred and William Law, who grew up 20 miles from the Brontë family home in Haworth, then acquired some of the family’s heirlooms from Wise, including the manuscript of Emily’s poems, and the family’s much-annotated copy of A History of British Birds, a book immortalised in Jane Eyre.

The Law brothers’ library at Honresfield House disappeared from public view when their nephew and heir Alfred Law died in 1939, and was inaccessible even to academics.

Sta andando all’asta un manoscritto “straordinariamente raro” delle poesie di Emily Brontë, con correzioni a matita della sorella Charlotte, parte di una “biblioteca perduta” e nascosta al pubblico per circa un secolo.

La collezione fu iniziata da Arthur Bell Nicholls, vedovo di Charlotte (…). Nel 1895 Nicholls vendette la maggior parte dei manoscritti sopravvissuti dei Brontë al noto bibliofilo e falsificatore letterario Thomas James Wise. I collezionisti e fratelli Alfred e William Law, cresciuti a 20 miglia dalla casa della famiglia Brontë a Haworth, acquistarono da Wise alcuni cimeli di famiglia, incluso il manoscritto delle poesie di Emily, e la loro copia molto annotata di Una storia degli uccelli britannici, libro immortalato in Jane Eyre.

La biblioteca dei fratelli Law a Honresfield House “scomparve” quando il nipote ed erede Alfred Law morì nel 1939, e diventò inaccessibile persino agli accademici.

La biblioteca Honresfield (comprendente più di 500 pezzi preziosissimi) andrà così all’asta a partire da luglio. Gli oggetti che Charlotte, Emily, Anne e Branwell avevano avuto tra le mani, i libri e i manoscritti saranno prima esposti a Londra e in America.

Alla morte di Charlotte Brontë, il marito Arthur Bell Nicholls le aveva promesso di rimanere a Haworth con il suocero e compatriota. Poi, scomparso Patrick ultimo dei Bronte, Nicholls era partito per l’Irlanda e aveva portato con sé manoscritti, lettere, libri e abiti, le ultime faville del suo amore violento per Charlotte.

Negli anni a seguire però Nicholls venderà molti manoscritti a Thomas Wise, noto bibliofilo e contraffattore letterario. Con il collega J. A. Symington, Wise compila tra i primi volumi di Lettere brontëane con indicazioni – non sempre attendibili – sulla vita. Nel tempo, i due tagliano a striscioline molte lettere in loro possesso e le rivendono.

Sul crinale tra ‘800 e ‘900 i collezionisti William e Alfred Law – nati poco lontano da Haworth, vivono a Honresfield House, Littleborough, presso Rochdale – acquistano da Wise tutto ciò che possono di memoria brontëana: la loro biblioteca accoglie lettere di Charlotte e del fratello Branwell, la Storia degli uccelli britannici di Bewick che Jane Eyre bambina legge a gambe incrociate all’inizio del romanzo e da cui Emily copia con i fratelli molte vignette di uccelli. Inoltre i biglietti di compleanno che Emily ed Anne si scambiavano ogni quattro anni, uno dei quaderni manoscritti di versi di Emily e altre meraviglie.

Anche da Bewick le verrà l’amore per gli esseri con le ali: adulta, girerà per le colline riportando a casa per curarli i feriti e gli abbandonati – tra loro il suo falco merlino Nero.

È il 5 febbraio 1897 e il quaderno manoscritto di Emily entra a Honresfield House grazie a William Law.

Tra gli anni ’20 e ’30 del ‘900 Alfred Law – l’ultimo erede – dà il consenso a tre trascrizioni dattiloscritte e a alcune fotografie, sino a oggi unica prova dell’esistenza del manoscritto, insieme con la riproduzione del quaderno di Emily in facsimile nel volume della Shakespeare Head. Siamo nel 1934 e l’erede è stato nel frattempo elevato a Sir Alfred Law.

Poi la collezione – battezzata Law – scompare e dal 1939, anno di morte di Sir Alfred, è preclusa a studiosi e appassionati brontëani. Se ne perde ogni traccia.  Anche l’editio princeps dell’opera di Emily, The Poems of Emily Brontë, a cura di Derek Roper e Edward Chitham per la Clarendon Press la dichiara scomparsa: “its location is unknown”, “non sappiamo dove si trovi” (p. 14). Un mistero, insomma, l’opera di Emily diventata invisibile come i fantasmi e gli spettri di cui ascoltava le voci sulle colline.

Prosegue il Guardian:

It is the only surviving handwritten manuscript to feature some of Emily’s most famous poems, including No Coward Soul Is Mine, The Bluebell, and The Old Stoic, and was mentioned by Charlotte in her 1850 preface to Wuthering Heights, when she noted how she “accidentally lighted on a MS volume of verse in my sister Emily’s handwriting. I looked it over, and something more than surprise seized me – a deep conviction that these were not common effusions, nor at all like poetry women generally write,” wrote Charlotte. “I thought them condensed and terse, vigorous and genuine. To my ear, they had also a peculiar music – melancholy, and elevating”.

È l’unico manoscritto superstite che riproduce alcune tra le liriche più famose di Emily, incluso Non vile è la mia anima, La campanula, e Il vecchio stoico, e Charlotte lo citava nella sua prefazione a Wuthering Heights, dove diceva di aver trovato per caso un volume manoscritto di poesie nella grafia di mia sorella Emily. Lo lessi, e più della sorpresa s’impadronì di me – una convinzione profonda che quelle non erano comuni sfoghi poetici, né poesia in genere scritta dalle donne … mi sono sembrate concentrate e nitide, forti e schiette. Alle mie orecchie, avevano anche una musica particolare – malinconica, e nobile.

Il manoscritto riapparso dalla collezione Law, tuttavia e per fortuna, non è l’unico manoscritto superstite di Emily. In ogni caso non è quello in cui nell’autunno del 1845 Charlotte “s’imbatte per caso” e che legge all’insaputa della sorella, uscita qualche tempo dalla stanza: la magica narrazione di Gondal che darà il via alla pubblicazione dei Poems dei fratelli Currer, Ellis e Acton Bell (ovvero Charlotte, Emily e Anne Brontë e qualcuno ha notato che Bell era anche il curato di Patrick, futuro sposo di Charlotte) quel racconto gondaliano citato da Charlotte nella prefazione del 1850 appartiene piuttosto al “quaderno di Gondal”.

Perché Emily Jane, di quaderni di poesie, ne possiede due.

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Nel febbraio 1844, quattro anni prima di morire, ha diviso e ricopiato in due quaderni separati liriche ed episodi di Gondal, qualche frammento: “E. J. B. Transcribed Febuary 1844”, scrive sulla copertina del manoscritto poi designato Law (impossibile non notare, con tenerezza di stretta al cuore, l’errore ortografico di Emily, fantasiosa e pasticciona, refrattaria all’ordine e visionaria). Sulla copertina dell’altro scrive invece “Emily Jane Brontë. Transcribed Febuary 1844. Gondal Poems”, perché il secondo quaderno raduna molte composizioni della sua saga immaginaria di Gondal.

È affascinante, questo punto, e illumina il cammino compositivo di un’autrice che non ha mai scisso fantasia e realtà, la piccola camera in cui dormiva da quella di Catherine Earnshaw, la propria mente dall’altra parte di sé che chiamerà Heathcliff, “Heathcliff sono io”: “E. J. B.”, “Emily Jane Brontë” o Emily traccia infatti una divisione solo ideale, ma molte liriche potrebbero andare da un quaderno all’altro, senza differenze nette. Momenti gondaliani precipiteranno nel romanzo ancora in via di elaborazione, e temi del romanzo rimbalzeranno nelle liriche.

Quella mattina di ottobre 1845 Emily è Rochelle, la prigioniera che guarda “visioni che si alzano e mutano / e mi uccidono di desiderio”. Sta aspettando che Julian venga a liberarla e forse, mentre guarda fuori con la sua protagonista “al deserto di neve invernale”, Emily si alza dallo scrittoio,  incautamente lo lascia aperto e va di là. Charlotte entra, lo vede, legge il quaderno di Gondal e da quel momento il nome dei Bell diventerà leggenda.

L’altro quaderno emerso adesso dalla collezione Law contiene  l’ultima sua lirica, No coward Soul, Non vile è la mia anima con le correzioni apportate poi da Charlotte per l’edizione 1850 delle poesie di Emily.

Contiene anche il “biglietto di compleanno” del 1841, un gioco tra Emily e la sua quasi ‘gemella’, la sorella minore Anne, con cui Emily ha inventato e scrive Gondal. Mentre Anne con il tempo abbandonerà l’isola creata da due bambine nel Pacifico del Nord, Emily non la lascerà mai, fino alla fine.

*

È il 30 luglio 1842, quel giorno cade la stesura del biglietto di compleanno ed Emily compie ventitré anni. È lontana da Anne (che lavora altrove come governante) ma vive nella sicurezza della propria casa, scrive molto, in famiglia si discute un progetto: aprire una scuola in casa, dove loro sorelle potrebbero insegnare insieme.

Il biglietto cita senza stacchi la vita alla canonica di Haworth, i versi, i suoi animali le oche Vittoria e Adelaide rintanate nello stanzino sul retro, il falco Nero e il canarino Dick, il feroce Keeper, mezzo mastino e mezzo bulldog , Gondal divisa dalla guerra civile e chiude con un saluto affettuoso alla lontana compagna dei sogni. Realtà e saga immaginaria, fantasia e quotidiano hanno un’unica misura per lei. Fuori dal tempo, lo spazio è quello della casa e della sua proiezione, la brughiera dietro casa.

Ai lati dello scritto Emily aggiunge due piccoli disegni di sé: a sinistra, la figurina scrive allo scrittoio posato sul tavolo. A destra, spinta la sedia all’indietro, lascia il tavolo e in piedi guarda fuori dalla finestra avvolta dallo scialle.

Lui è Keeper

La versione originale di No Coward Soul è quasi un testamento spirituale (non ‘ritoccato’ da Charlotte, che ‘manipola’ la professione di deismo della sorella dando l’idea che si rivolga al Dio dei suoi padri).

Vetta dell’ampiezza di visione di Emily, la lirica testimonia una vita interiore sottratta a tempo e mutamento, inviolabile persino dalla morte. Quasi un punto di svolta: versi puri e potenti, che sprigionano senso di definitivo, esprimono un libero credo sussurrato al vento, il «Dio dentro il mio petto».  

Ricorda forse Virgilio – Emily ha tradotto parti dell’Eneide –, il grande principio panteista che percorre  «cielo e terra e le piane del mare», sfiora la lucida sfera della luna e le stelle , «muove la mole tutta del mondo» (Aen., vi 724-28).

No coward soul is mine – sentiamo quasi la voce di Emily ripetere tra sé – No trembler in the world’s storm troubled sphere… L’anima si smarrisce e confonde con la scintilla di divino, che una ragazza solitaria e coraggiosa ha trovato per sempre dentro il suo cuore: il cielo sembra indicare il cosmo cristiano ma nel tempio della natura il divino è in lei. La sua fedeltà al «Dio delle visioni» ha fulgore di cielo e stelle.

Davanti alla forza di questi versi terribili, ogni dogma sembra vacuità. Subiscono varie alterazioni, ostentano mancanza assoluta di punteggiatura, quasi non potendola sopportare. Annullato ogni confine tra umano e divino, interno ed esterno, fluiscono liberi come il vento sulle brughiere:

Non vile è la mia anima

Non trema nella sfera tempestosa del mondo

Vedo risplendere le glorie del Cielo

E la Fede risplende ugualmente armandomi contro la Paura

Oh Dio dentro il mio petto

Onnipotente onnipresente Divinità

Vita, che in me riposa

Come io, – Vita Immortale, ho forza in te

Vane sono le mille credenze

Che muovono il cuore degli uomini, indicibilmente vane,

Senza forza come erba avvizzita

O la schiuma più inerte sul mare sconfinato […]

Con amore che tutto abbraccia

Il tuo Spirito anima anni eterni

Pervade e riflette in alto,

Trasforma, sostiene, dissolve, crea e cura

Se Terra e luna scomparissero

E soli e universi cessassero di essere

E Tu soltanto rimanessi

Ogni Esistenza esisterebbe in te

Non c’è spazio per la Morte

Né atomo che la sua forza possa annientare

Poiché tu sei Essere e Respiro

E quel che sei non potrà mai venir distrutto

Resta l’impressione di verità difficili, elusive, catturate da una rete di parole, scaglie rilucenti che brillano alla superficie di cui velano il fondo: un essere fedele alla purezza del cielo lo ha raggiunto sollevandosi dal fango della terra.

La fede panteista nella natura quasi ripete brani di Wuthering Heights: atmosfera, temi e motivi ispirano l’uno e l’altra. Ma mentre la lirica afferma un’unità indivisibile, il romanzo mostrerà invece penosamente divisa la divinità, forza o aspirazione nel cuore dei protagonisti. Sostituito l’amore cosmico con quello umano, la sola Catherine intuirà la «Vita Immortale» da sempre desiderata «di là e sopra tutti voi» (2 i). E di Heathcliff, quasi un’eco ai versi di Emily, dice: «Se tutto il resto scomparisse, e lui rimanesse, io continuerei ancora ad esistere; se tutto il resto rimanesse, e lui perisse, l’Universo si trasformerebbe in un possente straniero. Io non sembrerei farvi parte». (1 ix)

Il centro di Wuthering Heights sarà una forma di metamorfosi, simile a quella invocata da Shelley nel vento ad «affrettare una nuova nascita». A smentire chi voleva Emily Brontë “poeta ingenuo”, il suo indistruttibile «Essere e respiro» divino deve molto all’immagine del poeta shelleyano, sfiora Coleridge, recupera Milton e la filosofia stoica da lei frequentata.

Dopo questa lirica, fino all’uscita del romanzo la sua poesia tace: Wuthering Heights è ormai per lei orizzonte e meta.

Sotheby ha valutato il quaderno di Emily Jane Brontë “tra 800mila e 1 milione e duecentomila sterline”. In vita, non disponendo che di pochi penny ricevuti dal padre e quasi sempre spesi per l’acquisto di carta e inchiostro, alcune di queste liriche Emily le ha scritte su ogni pezzo di carta, ogni foglio che le capitava sotto mano: dietro conti di negozi del villaggio, involti per pacchi, stralci di tappezzeria.

Brandelli di pagine – o indizi dell’invisibile – macchiati e strappati per essere stati con lei e il suo mastino Keeper fuori, sulla brughiera: “Non vile è la mia anima, non trema nella sfera tempestosa del mondo…”.

Paola Tonussi

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