Kate non è l’unica, d’altronde, a ricevere dal bizzarro padre bizzarri nomi: quello completo del primogenito, Charles Dickens jr, è Charles Culliford Boz Dickens, Boz essendo il nomignolo-nom de plume con cui lo scrittore aveva firmato gli Shetches by Boz. Il quarto figlio, Walter Savage Landor Dickens, prenderà il nome intero da un altro amico e collega, Walter Savage Landor Dickens. Alfred D’Orsay Tennyson Dickens sarà battezzato ispirandosi ai padrini, Alfred, Lord Tennyson e Alfred, Conte d’Orsay.E infine il nome dell’ottavo figlio,Henry Fielding Dickens, deriva da quello dell’omonimo scrittore amato da Dickens.
Stravaganze dickensiane a parte, Kate assomiglia al padre, è bella e impulsiva: fin da bambina lui le affibbia pure il soprannome di “Lucifer Box” perché, come i noti fiammiferi, prende fuoco con facilità. Anche in questo Dickens non si smentisce, e tutti i figli hanno soprannomi o diminutivi buffi. Ma per Kate lui ha un debole: la bambina ha carattere e molto talento, in particolare nel disegno. Vorrebbe studiare arte, imparare dai maestri. Il padre l’asseconda e le accorda un’istruzione di prim’ordine, deviando così dalle norme sociali vittoriane, per cui una ragazza era destinata al matrimonio o a rimanere in famiglia. La iscrive a una scuola fuori dagli schemi: fin dai dodici anni Kate frequenterà le lezioni d’arte al Bedford College di Londra, istituto non confessionale e il primo in Inghilterra a condurre le ragazze all’istruzione universitaria. Tra le sue studentesse, Florence Nightingale e Mary Anne Evans, al secolo George Eliot.
John Everett Millais, Ritratto di Kate Dickens, 1880
L’ambiente artistico, culturalmente raffinato e cosmopolita in cui Kate cresce con i fratelli, i viaggi in Europa, in Svizzera, Francia e Italia in cui accompagna spesso il padre (indimenticabili sono le scene veneziane in Little Dorrit), la frequentazione di sale da concerto e teatri la formano, le danno un’educazione non prevista normalmente per le ragazze vittoriane. Lei decide presto cosa vuol fare e cosa vorrà diventare.
Dal padre ha preso la passione per il teatro: adolescente, calca le assi del palcoscenico. Nel 1857 recita persino davanti alla regina Vittoria nel dramma The Frozen Deep, scritto da Dickens e diretto da Wilkie Collins, che con l’amico collabora alla sua rivista settimanale «Household Words». I due a loro volta si esibiscono insieme nella commedia di Edward Bulwer-Lytton, Not So Bad As We Seem, sempre alla presenza della regina Vittoria e del principe Alberto.
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A ventiquattro anni Kate s’innamora e sposa il fratello di Wilkie, Charles Allston Collins, anche lui pittore, scrittore e illustratore affine alla cerchia dei Preraffaelliti. È il 1860. Il matrimonio si basa su reciproca comprensione e interessi comuni, ma non altro: Charles infatti è gay, e in ogni caso scompare prematuramente nel 1873. Oltre alla copertina, non riuscirà a terminare nemmeno le illustrazioni di The Mystery of Edwin Drood del suocero.
Il secondo marito di Kate sarà di nuovo un pittore: Carlo Perugini, di origini napoletane naturalizzato inglese, noto nella cerchia preraffaellita come Charles Edward Perugini. Kate lo incontra in casa di Sir Leighton, di cui Charles è amico e assistente. Trasferitosi in Inghilterra bambino con la famiglia, diventerà una figura ben nota nel mondo dell’arte londinese e britannica, il nome quasi sempre anglicizzato in Charles Edward Perugini. Per amici e la famiglia resta comunque Carlo.
Kate dipinta dal marito, Carlo Perugini
Kate sarà ritratta da lui, da altri, da John Everett Millais: l’unica donna a posare dando le spalle al grande Millais, che è solito imporre alle proprie modelle sedute estenuanti – celeberrimo il caso di Elizabet Siddal obbligata a stare ore immersa in acqua per l’Ofelia, fino a prendersi la polmonite. Da poco vedova del primo marito, in elegante abito nero, Kate è invece di spalle, lo sguardo provocatoriamente rivolto di lato: L’idea dell’insolita posa è sua, quasi voglia concedere poco di sé all’osservatore. Non sembra importarle molto, il contatto con un osservatore esterno. Stranamente, Millais accetta l’idea, regalerà il dipinto a Carlo Perugini in dono di nozze.
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La prima volta in cui Millais la dipinge, Kate è una giovane studentessa d’arte che gli fa da modella. Il pittore è amico di famiglia e intimo dell’allora fidanzato Charles Collins. Nasce così un’opera tra le sue più note, The Black Brunswicker (1860), completata lo stesso anno in cui Kate sposerà il suo Charles: sulla tela, una giovane donna sta invano cercando di convincere il fidanzato a non andare a combattere alla battaglia di Waterloo. Quando il dipinto è esposto l’esaltazione del pubblico, desideroso di ammirare la figlia di Charles Dickens, obbliga il museo di porre una barriera per impedire ai visitatori di avvicinarsi troppo e danneggiarlo.
Nei circoli frequentati da Kate e dal marito s’incontrano anche molti scrittori: lei è amica di Thackeray, di Barrie, futuro creatore di Peter Pan, di Shaw, a cui concede varie interviste sulla vita privata del celebre padre, rivelandogli anche la relazione con l’attrice Ellen Ternan, l’ultimo amore di Dickens.
Il secondo matrimonio porta a Kate il dolore di perdere il loro bambino, Leonardo, a pochi mesi dalla nascita, e la notorietà come ritrattista. Conseguito il diploma a pieni voti, adesso è una pittrice di successo: in particolare, si è specializzata nei ritratti. Con pennelli e cavalletto si è affrancata in breve tempo dal ruolo di figlia, pur talentuosa, dello scrittore più celebre d’Inghilterra, per raggiungere a sua volta la fama da professionista: i suoi quadri si liberano presto dell’influenza preraffaellita, la sua pennellata risoluta anticipa tempi più moderni.
Kate Perugini, Ritratto di Dora, 1892
Cosa dipinge, Kate Perugini? Quasi sempre bambini, o donne dallo sguardo malinconico, che sembrano vedere molto e trattenere a sé silenzi lunghi.Forse, dipinge all’infinito una parte di sé. Esporrà ogni anno le sue opere alla Royal Academy a Londra, all’Institute of Water Colour Painters, alla Society of Lady Artists, alla Egyptian Hall a Piccadilly e poi oltre mare in America, all’Esposizione Colombiana a Chicago nel 1893.
Donna capace di dirigere la propria vita e il proprio destino, è diventata un’artista indipendente, molto lontana dallo stereotipo femminile angelicato preteso dall’epoca. Si muove con scioltezza in un ambiente quasi tutto al maschile – nel 1883 sarà tra i firmatari della petizione che chiede alla Royal Academy di far frequentare alle studentesse gli stessi corsi dei colleghi uomini. Lei e Carlo condividono un grande studio, ricavato in casa, dove accolgono gli amici pittori e artisti in feste e mostre private. Lavora molto, tutta la vita, Kate, quadro dopo quadro, guadagna in un’epoca in cui alle donne non è spesso consentito lavorare. Con nonchalance, li firma spesso con due cifre: “KP”. Semplicemente.
Come quella di altre sue contemporanee, la sua fama è stata oscurata dal tempo e dall’oblio, inghiottita nell’enorme nebulosa Dickens e poi perduta di vista. E le sue opere con lei. Kate Dickens o Kate Perugini – come ha voluto sempre farsi chiamare l’artista – morirà a Londra nel 1929, lasciando dietro di sé una costellazione di dipinti, testimonianza dell’epoca vittoriana e avvisaglia di tempi nuovi.