12 Dicembre 2024

“Passeggiata con il diavolo”. Riscopriamo il romanzo inquieto di Gian Piero Bona

Nel 1983 fu finalista allo Strega, Passeggiata con il diavolo di Gian Piero Bona. Il premio andò aggiudicato al breve romanzo di Pomilio incentrato sulla crisi di Manzoni a cui Pangea ha dedicato tempo fa delle belle pagine. 

Mi è capitato di trovare in una bottega di seconda mano questo libro di Bona, a quanto pare, non più riedito. Apparteneva alla biblioteca di un colonnello (così mi hanno detto) che da par suo faceva estese letture di storia. Una volta visto questo romanzo nel bazar dell’usato, il nome di Bona mi ha suggerito il ricordo di alcuni racconti di genere analogo, misteriosi e di stregoneria tipici di Barbey d’Aurevilly. E ho voluto provare.

Il romanzo ha una tenuta discreta. Intendo dire che è di lettura progressivamente intricata e spesso risulta poco facile ricordare i nomi e cognomi tedeschi di questa vicenda ambientata nella Svizzera di fine anni Sessanta in cui il protagonista ritrova un ex nazista che, di capitolo in capitolo, di apparizione in apparizione (siamo quindi al Mann sia della Montagna incantata, per lo scenario di baita e sanatori, sia soprattutto del Doktor Faustus) riepiloga la vicenda del nazismo tedesco dai suoi albori fino all’invasione della Polonia.

Nel 1983 questo romanzo non poteva vincere lo Strega perché per quanto disinfettato di una nota di poche righe a fine libro (dove l’autore spiega che dove la storia latita, l’immaginazione supplisce; e soprattutto che gli aspetti esoterici del nazismo si vanno facendo sempre più acclarati storiograficamente – ma con che prontezza scrive Bona, se solo nel 1989 Giorgio Galli scrive Hitler e il nazismo magico) un romanzo incentrato sulle ideologie fumose e mistiche della Germania non era tollerabile.

Del resto, Sciascia notava giudiziosamente che lo stesso romanzo di Pomilio su Manzoni religioso si prestava a certe eversioni di destra. Figurarsi Bona che in quello stesso 1983 si peritava di pubblicare un manualetto di Magia sperimentale, per le Edizioni Mediterranee.

Passeggiata con il diavolo è oggi un romanzo di pregevole lettura con solide basi filosofiche (lo Schopenhauer che discute dell’apparizione di fantasmi) e storiche (per il piglio al limite dell’assurdo che fa assumere ai gerarchi nazisti contorni irreali, tanti sono i dettagli bislacchi che li circondano). Bona in persona ha raccontato pochi anni fa, nel 2016, in un’intervista a Gnoli per Repubblica (è scomparso ultranovantenne nel 2020) che il padre, mentre gestiva i commerci di famiglia in Argentina, aveva conosciuto un certo Wilcock che poi arrivato in Italia ha fornito leccornie letterarie quali La sinagoga degli iconoclasti, dando poi la stura a un romanzetto arguto di Bolaño sulla Letteratura nazista nell’America latina.

Anche per questi richiami storico-letterari credo vada ripreso in mano il romanzo di Bona. Dove il “fantasma ” del titolo alla fine pare accostarsi in via di giallo “alla Eco del Nome della Rosa” a un agente sovietico; ma che in realtà fantasma rimane, come quelle figure misteriose che non ti saziano mai la curiosità, anzi ti lasciano vuoto.

Piccola nota di curiosità. In fondo, le superstizioni, se così razionalmente le si vuol chiamare, attinenti alla magia bianca e alla pedagogia steineriana non sono mai sparite del tutto di scena. Pensate solo che a Bruxelles a pochi metri dai palazzi di governo dell’Unione Europea si trova, un po’ mimetizzata in modo anonimo, una scuola steineriana a cui sicuramente non si recano i figli degli arabi o dei ristoratori italiani ma quelli coi super-poteri, i figli delle élite. Finché dura…

Andrea Bianchi

*In copertina: un’opera di Otto Dix

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