04 Ottobre 2020

Quanti volti ha la solitudine? In che modo, ora, possiamo dirci umani? Il corvo in copertina. Il fascino di un uccello pieno di echi fantastici

Il piccolo contorno nero di un corvo o forse di una cornacchia, incorniciato dal cerchio perfetto di una luna rosa, tagliata dai fili della luce, è il protagonista indiscusso della bella (e romantica?) copertina di Solitudine – Il male oscuro delle società occidentali, libro ricco di spunti firmato dal giornalista Mattia Ferraresi per Einaudi-Stile Libero.

Tramontate le grandi narrazioni come strumenti per interpretare il mondo, la modernità, come ci ricorda l’autore, “ha introdotto un’antropologia solitaria” in cui pare imperare una forma di individualismo “inteso anzitutto come autodeterminazione e autocompiacimento della persona”.

Tante le domande sollecitate: quanti e quali sono i volti della solitudine contemporanea? Quanti e quali malesseri porta con sé? In che modo oggi viene data una risposta ai bisogni di intimità che ci rendono umani? E qual è il motivo di così tante relazioni che naufragano in nome di una libertà sempre rilanciata, che finisce però per farci perdere di vista anche noi stessi?

Fra il saggio sociologico e l’indagine giornalistica, Ferraresi fa il quadro approfondito di una società orfana di padri come di figli, in cui il dialogo pare diventare più che altro “scambio di informazioni, l’amore si risolve in tolleranza, l’amicizia in cordialità, l’intimità a brevi momenti di godimento”.

Di fronte a questo “generale scolorimento della vivacità dei toni dell’esistenza” attraversato nelle pagine del volume, la copertina provoca lo sguardo con l’esuberanza cromatica di un soggetto più volte visitato ma sempre evocativo.

Perché il corvo – ammesso che di corvo si tratti – è un uccello pieno di echi fantastici, simbologie, fascino immaginifico. Pennuto eletto a simbolo privilegiato della solitudine nei tatuaggi più in voga, è anche però uccello straordinariamente socievole, e per questo indagato in virtù della sua elevata intelligenza dai biologi.

Come ha fatto, per citare uno tra i tanti, Bernd Heinrich, che ha firmato un poderoso volume, tradotto per Adelphi, La mente del corvo. Ricerche e avventure con gli uccelli-lupo, con una copertina decisamente dark: sui toni fra il blu e il grigio, un gruppo di corvi appollaiati sullo scheletro di un albero fanno da quinta al titolo del libro, in bianco, mentre uno di loro spicca il volo e la sua sagoma sfumata spezza il vuoto grafico creato dal cielo.

Copertina dal sapore sinistro che sarebbe certamente piaciuta a Edgar Allan Poe (autore, ricordiamo, della poesia The Raven), che si contrappone alla copertina del libro di Mattia Ferraresi come un’immagine fiabesca e nebulosa fa da specchio rovesciato ad un’immagine squillante e modernissima: il corvo de La solitudine, quasi aggrappato alla linea di un pentagramma dove è piazzata una nota sola e molto acuta, è davvero una nostra possibile rappresentazione, mentre il contrasto fra nero e rosa su fondo blu restituisce un’immagine da cartolina che richiama distanza, separazione, persino nostalgia.

Un saluto ciascuno dalla propria tana, che è ormai sempre più lontana, lontanissima dal mondo.

Elena Paparelli

Gruppo MAGOG