skip to Main Content

Leggere Tutta Frusaglia di Tombari per concreare un nuovo mondo

Sostengo da sempre che leggere un nuovo libro è come incontrare una persona. Infatti capito proprio così a Rio Salso, un paesino esattamente sulla linea di confine Romagna-Marche, arrivo da una strada di campagna immersa nella vegetazione e sbuco direttamente davanti a una villa agreste. Un suono, una voce chiama da quella casa e non posso far finta di non sentire. Chiedo a chi appartiene, mi rispondono Fabio Tombari, uno scrittore. Nato a Fano nel 1899 e morto a Rio Salso nel 1989, è stato un maestro elementare in uno dei piccoli borghi del Montefeltro ma ha lasciato l’insegnamento per vivere della sua stessa arte, uno dei pochi a scommettere sull’energia dell’immaginazione, sul potere creatore dei mondi della parola. La casa di Tombari infatti è ancora abitata dalle sue parole, dalle parole scritte e pensate, è circondata dal suono della parola e da essa protetta come un cordone di edera e fiori.

Casa di Fabio Tombari. Fotografia di Enrico Pacassoni.

Tutta Frusaglia è la sua opera prima, quella più famosa, pubblicata la prima volta nel 1927 ad Ancona per le edizioni della Lucerna, poi ristampata nel 1929 per la prestigiosa Vallecchi e infine nel 1933 per la Mondadori. Fabio Tombari è un uomo che riscriverà per tutta la vita la sua Frusaglia. Pur dedicandosi ad altri progetti editoriali, pur pubblicando altri libri, il suo primo amore rimane immutato e continuamente rielaborato, un fuoco a cui anno dopo anno aggiungerà sempre qualche legnetto, non lo farà mai spegnere. Le cronache di Frusaglia sono un viaggio dentro il paese di tutte le origini, una dimensione comunitaria antica e genuina in una narrazione che procede tra fabula e romanzo, sfiorando i tratti della commedia e della tragedia. Frusaglia è l’origine di tutti i paesi, una dimensione di vita agreste e marittima perfettamente fusa in quella genuinità umana ormai dimenticata. Leggere Tutta Frusaglia è cercare nelle mappe geografiche del proprio io l’origine antica della comunità, un senso di umano inserito tra la terra e il mare.

In un momento come questo dove siamo devastati e snaturati nella tecnologia e nella distanza dall’altro queste cronache ci possono restituire quel sapore antico di umanità, di commistione con la natura, di slancio primordiale. Tombari probabilmente credeva nella potenza del ritorno alla vita microcosmica, dove dentro al mare si sente tutta la potenza di un pianto umano, dove tra natura e uomo non esiste alcuna separazione. Frusaglia è una sorta di paese ideale, prima di qualsiasi industrializzazione avvenuta nel dopoguerra in quelle campagne di Rio Salso dove ha vissuto fino alla sua morte. “La fiamma di ginepro crepitava di gioia e fuori nevicava sempre. << Laggiù>>, pensai << laggiù c’è un mare col suo pianto umano>> E mai la mia vita mi parve così bella come in quella notte amorosa, accanto a quel fuoco di ginepri, in ascolto di quel lontano pianto.”

Le cronache nascondono nel loro tono quasi goliardico, quasi da novella boccaccesca, un sottofondo serissimo e squarciante. Tombari gioca a nascondino col lettore, intercettare l’autore è un gioco di attenzione. La prima cronaca inizia infatti con il narratore protagonista che viene accusato di un furto, ma non si sa nemmeno di che furto si tratti. Ma in questo continuo nascondersi Tombari ci fulmina a ciel sereno. “Sotto un busto, una grande scritta: La legge è uguale per tutti. Ma se la legge è uguale per tutti, pensai, perché ce lo scrivono? Ad un tratto ebbi un tuffo nel sangue. Avevo sentito in quella folla, avevo sentito qualcosa che mi fisava dietro le spalle, qualcosa che mi dominava: come se dietro di me, minacciosa, s’ergesse un’ombra, quell’ombra.” E in queste cronache tutta natura, sole, vento, pioggia e neve, esiste un’ombra che solo il narratore è in grado di percepire. Il visibile è solo una parte del mondo percepito. Esiste una colpa ancora più grande: il pensare. “Sentite? Pensava” continuò l’avvocato venuto di fuori. “Io ancora mi chiedo perché non vi siano pene per coloro che pensano. Intanto le è noto, signor pretore, che la notte stessa alla mia cliente vennero a mancare due grasse pollastre” Ed ecco che il pensiero produce mostri, fa rubare i polli alla vicina. Come se passeggiare di notte cercando i fantasmi potesse essere un reato, inseguire l’ombra è una cosa da “vagabondo, maniaco” e ne dimostra il carattere, la prova del reato.

Ma Frusaglia è un luogo primordiale a cui tornare liberi, è un paese in cui slegare tutte le giunture con la nostra industrializzata società e aspettare un miracolo. “Aspettavo un miracolo. Alle volte, quando s’ha l’animo in tempesta, anche se non si crede, s’aspetta un miracolo. Ad un tratto, dietro il canneto di Piran, udii un brusio confuso come una moltitudine misteriosa, una disputa d’eterni: il miracolo dietro il canneto. E’ strano, ma giammai prima d’allora avevo assistito a un miracolo simile. Mi avvinai ancora. C’era non so che rumore d’anime e di fango, un sentore di lacrime e d’abisso, un tormento che fa pena. Il mistero stesso della creazione pareva svelarsi, come se un’altra umanità si confessasse davanti alle stelle… E non v’era nessuno fuori di me. Dinanzi a quel piccolo mare antico, nessuno. Lassù sull’orizzonte qualche fanale mi diceva che i marinai erano alla pesca. Ma quelli fanno parte della stessa umanità del mare e non ascoltano. Frusaglia era assente. Tutto il nostro Adriatico non era più che una gran cosa superflua. Allora mi fermai ad ascoltare; e vi ritornai tutte le notti per meglio intendere. Nient’altro.”

 

Tutta Frusaglia è quindi la rappresentazione dell’immensa possibilità di abitare uno a fianco all’altro, nelle singole diversità, restituendo l’anima alla terra e al mare. Ritornare al mistero della creazione, inseguire l’ombra, sentire il pianto umano del mare. Leggere ora in questi tempi Tutta Frusaglia di Fabio Tombari potrebbe essere un ottimo modo per riconciliarci in una dimensione intima, leggere una cronaca alla sera, raccontare ancora come è possibile vivere la natura nel suo terribile e nel suo meraviglioso. “E’ la vita stessa che esige d’esser compiuta fino alla morte. Che varrebbe salvarli, condannarli due volte? La vita impone all’umano destino di essere quanto mai tragico sul mare.”

Giocare a nascondino con le ombre della creazione, esattamente come Tombari ha fatto giocando con le parole, creando il suo mondo. Frusaglia non la troverete su google maps. Non basterebbe nemmeno il più potente dei satelliti, Frusaglia sta nel cuore di Fabio Tombari, è la sua parola che anno dopo anno ha esercitato il suo amore e ha creato il suo mondo primordiale.

Sola gli era rimasta nella mente, come un chiodo, una parola: concreano.

Clery Celeste

Continua a leggere su Pangea

Back To Top
Cerca