“C’è una vita, c’è la firma
della pietra sulla tempia,
c’è la tempia, c’è la forma
della testa: madre Roma
– c’è la Storia che divora
una storia: un’altra storia”
da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza
Dylan Thomas è sempre stato, fin da subito, genio e sregolatezza. E la sua vasta quanto potente poetica, ce l’ha dimostrato. Di quest’ultima, ora, però, ci interessa soltanto un elemento: quello del trascorrere implacabile e ineluttabile del tempo. Poiché è proprio di questo che Thomas ci parla in una delle sue (tante) belle poesie. E lo fa con ritmo, allegoricamente parlando della natura per parlare di sé.
“La forza che nella verde miccia spinge il fiore Spinge i miei verdi anni; quella che fa scoppiare le radici degli alberi È la mia distruttrice. E sono muto a dire alla rosa reclina Che piega la mia giovinezza la stessa febbre invernale.
La forza che spinge l’acqua tra le rocce Spinge il mio rosso sangue; quella che le correnti alla foce prosciuga Le mie trasforma in cera. E sono muto a urlare alle mie vene Che alla fonte montana succhia la stessa bocca.
La mano che fa vortici nell’acqua nello stagno Muove le sabbie mobili; quella che imbriglia i venti anche la vela Regge del mio sudario. E sono muto a dire all’impiccato Che la calce del boia è la mia stessa creta.
Dove la fonte sgorga s’attaccano le labbra del tempo; Amore goccia e si rapprende, ma il sangue versato addolcirà Le ferite di lei. E sono muto a dire alle intemperie Come il tempo ha scandito un cielo attorno agli astri.
Muto a dire alla tomba dell’amante Che verso il mio lenzuolo striscia lo stesso tortuoso verme.”
Tra un pub e l’altro, Dylan Thomas sentiva, sentiva troppo. Per questo era poeta, poeta del popolo. E, per giunta, sapeva custodire segreti.
Non aveva freni. Istrionico. Non aveva bisogno di specchi. Era se stesso, e tanto bastava. Come non gli bastavano mai, del resto, le sue donne. Paradossalmente fedele alla moglie, Caitlin, fino alla morte, nonostante i tradimenti reciproci. Come fedeli entrambi all’alcol: lui alla birra, lei agli scotch.
Ma di una cosa soltanto, egli era veramente infedele. Nel tacere fino in fondo la verità. E lo faceva con istinto, con il sangue, con il fuoco che diventava parola scritta, con la sua potente voce registrata alla BBC: “Muto a dire alla tomba dell’amante/ Che verso il mio lenzuolo striscia lo stesso tortuoso verme.ˮ […] “Muto a dire alle intemperie/ Come il tempo ha scandito un cielo attorno agli astri.ˮ