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“Sono stata amata una volta sola…”. Il genio selvatico di Doris Lessing

Se volete sprofondare tra le pagine di un libro e fare un bel giro di giostra allora leggete La storia di un uomo che non si sposava e altri racconti di Doris Lessing (Guanda 1989). Come un animale selvatico e testardo la scrittura di Doris Lessing attraversa storie e vite, annusando temi sociali, sulla condizione della donna e sulla libertà, facendo poi capolino in un giardino nascosto dentro altri giardini. Doris Lessing è un’iguana della scrittura. Sono animali resistenti, resistono a qualsiasi urto e in condizioni di aggressioni sono persino capaci di nuotare. Vivono in zone isolate, sopra a grandi alberi o nascosti in tane come giardini segreti ma tutte le iguane fanno una cosa: all’alba ricercano il primo raggio di sole per assorbirlo sul dorso. La Lessing in questi racconti ci concede il lusso di assorbire con lei il primo raggio. Ogni racconto è un giorno nuovo.

Doris Lessing nel meraviglioso racconto Una lettera d’amore mai spedita entra in una donna che è “una stanza, una grande stanza, un vestibolo. È deserta e attende.” Questa donna-stanza si chiama Victoria Carrington ed è una affermata attrice, rientra sola da una cena e scrive una lettera che è un lungo canto all’amore senza ritorno, alla libertà di essere “un grande spazio che cresce, che si amplia, che si allarga con il costante illuminarsi dello spirito umano, e nello spazio, rintanata in un angolo, c’è una cosa, un oggetto lento e oscuro”. Doris Lessing ci porta nella regione tormentata della solitudine, in quel deserto vuoto che attende e non smette mai di farlo. Un deserto che però può prendere a bruciare anche soltanto dopo aver incontrato un uomo davanti a un teatro e aver condiviso una cena. Un fuoco che non smette di crescere, che non si spegne e che soprattutto non va di pari passo con le relazioni umane.

Qui non esiste nessuna storia da raccontare, niente incontri successivi, niente amanti che si ritrovano di nascosto. Il fuoco stesso è la distanza dell’incontro. “La verità, per quanto mi riguarda, è che sono stata amata una volta sola, e questa è la fine, devo accettare di affondare in una certa aridità, nel gelo dell’intelligenza.” Ma sta appunto in questa terra arida lo spazio necessario per accogliere il fuoco e il dolore come un dono, come qualcosa che arriva e non va dominato.

“Ciò che visibilmente mi è accaduto è stato il prender parte a una cena in una ristorante, e di trovarmi seduta di fronte a un uomo, e di chiacchierare e di ridere insieme come fanno tutti quando capita di conoscersi per caso nel corso di una cena. Ma poi sono tornata a casa con l’anima in fiamme. Ero divorata da un incendio che mi consumava… E quale miracolo il fatto che io non mi andassi ripetendo: ‘che uomo affascinante, io lo voglio, io lo avrò’, bensì: ‘La mia casa brucia, quello è l’uomo, sì, è lui, è ritornato, ha inondato il mio spirito di luce’. Doris Lessing con ostinata bravura da iguana ci fa assorbire il primo stelo di luce che si propaga nell’incontro tra due persone, a dispetto di qualsiasi storia da raccontare, la storia è nello spazio vuoto e nella luce.

“Ma in un punto imprecisato di quell’uomo, della sua essenza fisica, qualcosa coincideva con qualcosa in me. Aveva fatto breccia in me, mi aveva messa in moto.” E non è importante chi è lui, che sia sposato e che abbia figli. Non è importante che la nostra attrice Victoria sia una donna sola o meno. In questo racconto siamo esattamente nel punto di inizio e di fine di un arcobaleno, siamo dove la parola crea la luce e dalla luce ritorna alla parola. Perché non esiste nessuna storia, è solo l’incontro di due sconosciuti a una cena, quello che da fuori potete vedere non è niente, nessuno scandalo. Il fuori è un involucro perfettamente confezionato.

“Ho creato uno spazio nudo e freddo in cui un uomo non poteva irrompere, a meno che il suo fascino, che il suo potere fossi così forte da essere il vero complemento al mio. E ora è raro che io mi accenda, che senta di prender fuoco, di venir destata, ricreata. Da cosa? Vivo sola, adesso. No, tu non potresti mai immaginare come. Perché stasera, quando ti ho veduto, ho capito che tu esisti, che tu sei solamente in funzione di altri. Tu ti prodighi per il tuo lavoro, per tua moglie, per i tuoi figli, per gli amici. (…) E ti dirò come rientrata a casa dopo averti incontrato, tutto il mio corpo fosse contratto dall’angoscia, e io mi sia abbandonata sul pavimento scossa dai brividi, madida di sudore. Era come se i pugnali della privazione mi trafiggessero da parte a parte, perché incontrandoti ho recuperato la coscienza di come sarebbe stato vivere accanto a un uomo, vivere con lui, veramente con lui, in modo che il ritmo dei giorni e delle notti ci trasportasse con sé, come la forza delle onde marine. (…) Mi sono rialzata, ho fatto un bagno, ho preso cura di me come un malato o come… sì, come una donna incinta. Queste straordinarie… fecondazioni si verificano così di rado, ora, che ne ho gran cura, non le sperpero in minima misura, le invoco e le temo al tempo stesso. Ogni volta è come se venissi uccisa, dilaniata, mentre mi vedo costretta a ricordare cosa significhi rinunciarvi di proposito.”

Un racconto che è esso stesso una iguana di solitudine, si ostina alla rinuncia volontaria per perseguire i lineamenti veri del viso, non della maschera. La protagonista è una attrice, solca per tutta la vita le gioie e i dolori di altre donne, è una maschera senza sosta, dalla ragazza ingenua all’amante scaltra ed è in questo passaggio del ruolo che sceglie di essere una stanza vuota che attende. I suoi lineamenti si scavano dopo i trent’anni, si fanno più asciutti e più semplici, anche il viso attende e allo stesso tempo lascia liberi. La lettera infatti non è spedita, l’uomo è libero di essere amato e di stare nella sua vita, ignaro probabilmente di quella fecondazione di fuoco.

Doris Lessing descrive con una perfezione disarmante quegli incontri dove sembra non accadere niente, dove non c’è nessun evento di passione da raccontare. E invece tra due case vuote accade che una prenda fuoco, che l’interruttore coincida con la corrente. E a niente vale spiegare agli amici cosa sia successo, perché niente di visibile è accaduto. Questa gestazione di fuoco può andare avanti per giorni, per settimane, può durare anni e ogni volta l’incontro soffia come vento su quel fuoco, riapre la fiamma.

Questo di cui vi ho parlato è solo uno degli ostinati racconti di Doris Lessing. Vi auguro di incontrare questo libro per caso, come per caso si incontra un uomo o una donna e che vi incendi la stanza vuota.

Clery Celeste

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