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Un romanzo per Dolores. Intorno all’ultimo libro di Davide Grittani

A volte un dettaglio nelle vite degli altri cattura l’immaginazione, che lo divora, rimuginandolo per giorni e giorni. Un dettaglio, un fatto, una notizia, importanti ma non decisivi ai fini della Scrittura se non si accompagnassero a un’attitudine dello sguardo, dei sensi, che sanno guardare il mondo, raccontare volti, oggetti, natura, descrivere luci e ombre dei luoghi, rumori nelle stanze, odori e profumi, conversazioni. Tutto questo non è altro che la capacità d’inventare e mettere in scena una vicenda: non interessa se un fatto realmente accaduto sia la molla del narrare. Chi scrive si aggrappa a un particolare come innesco per la propria fantasia che prima vede una immagine, la guarda da varie angolazioni, le gira intorno e la arricchisce, la completa, la offre ai lettori. Ogni giorno un nuovo tassello per mettere alla prova una personalissima cassa di risonanza che seleziona gli elementi, i tratti salienti in base alla propria indole, interpreta gli accadimenti, familiarizza con i personaggi. Ogni scrittore conosce – o dovrebbe conoscere – ciò che si adatta perfettamente a mente e cuore, curiosità e attitudini, e al proprio armamentario di parole, di linguaggio, di stile.

Sotto la carta da parati di certa borghesia

Nel romanzo La bambina dagli occhi di oliva (Arkadia, collana SideKar, 2021), Davide Grittani ha scelto di misurarsi con un tema drammatico, delicato, non immune da risvolti morbosi, un caso di estrema attualità in un mondo, come quello odierno, che ha fatto della violenza un costume diffuso: violenza sulle donne, sui bambini, soprusi verso i deboli, gli indifesi. La storia, partita da note delicate di sottofondo, cresce su se stessa al pari di una suspense ben costruita, che nel lettore insinua il sospetto di cominciare a capire sin dalle prime pagine dove lo si sta portando. C’è innanzitutto una casa romana dove gli inquilini si incontrano e familiarizzano, specie se in un appartamento a lungo disabitato arrivano lavori di ristrutturazione che portano scompiglio, curiosità. Le case possono essere nidi familiari felici, ma anche nascondere segreti inquietanti che vengono alla luce proprio da una parete ripulita, denudata. Ogni casa e ogni famiglia racchiude tra le pareti infelicità o incubi sotto l’apparente tranquillità di abitudini domestiche e quotidiane impeccabili, dignitose, quasi perfette. “Più pericolosa della vita c’è solo la mano di vernice sotto cui proviamo a nasconderla”: scrostando, grattando la mano di vernice o la carta da parati, sotto si legge un disegno apparentemente misterioso e indecifrabile, una vicenda che subito mette paura, turba, fa presagire nefandezze. Grittani opera lo stesso rito di lettura analitica in profondità, scrostando la superficie su ogni personaggio del suo romanzo, perché nessuno è limpido e mostra la vera fisionomia. Tutti hanno qualcosa che ha sporcato loro l’anima, una perdita d’innocenza più o meno consapevole, al punto da recitare ruoli non spontanei, fingere d’essere altro da se stessi per sopravvivere e sopraffare parenti o amici, oppure semplicemente per darsi un contegno dignitosamente accettabile. Dall’infanzia alla vecchiaia: in questa carrellata di esistenze, esistenze alla deriva tra miserie e nobiltà, si insinuano malattie, deviazioni, sofferenze che possono segnare l’umanità – vittima e insieme carnefice – votata comunque a patire, con sprazzi di gioia tanto effimeri da non essere neppure degni di ricordi. La sorte si accanisce ugualmente su una bambina che viene abusata e su una persona anziana malata di demenza senile o che finge di avere perduto lucidità. I drammi spesso non danno tregua, e questo comune destino di sofferenza che accomuna una bambina e una vecchia vuole suggerire al lettore che non esiste salvezza in nessuna stagione della vita, a meno che non si sappia coltivare il vizio raro degli affetti, della empatia, della condivisione, che rende meno disperata la solitudine di ogni individuo. Talvolta la salvezza sta nascosta nella volontà ostinata di voler soccorrere chi ha bisogno di aiuto.

“Le vite sconosciute, le sole a cui chiedere la verità”

La rete dei personaggi che in un crescendo d’azione Grittani mette in scena forma una comunità strettamente interconnessa: figure che diventano familiari a poco a poco, prendono per mano e portano dove vogliono. Tanto quanto è successo all’autore mentre scriveva: sta qui, del resto, l’emozione creativa della scrittura, che scende armata di fiaccole, di fari, nelle profondità di una caverna, di un labirinto immaginifico, dipanandone strade, deviazioni, congedi significativi. Davide Grittani fa agire nel bene e nel male una comunità di personaggi amati e detestati, miserevoli o generosi, una umanità senza rango, ma potente, dignitosa e solidale nel migliore dei casi, che dialoga a volte con tratti gergali pittoreschi. Una comunità che sacrifica soltanto chi ha sofferto oltre misura e da solo si elimina per espiare, oppure chi ha barato, chi ha sconfinato in territori scellerati, crudeli. “Così come spaventano, le vite sconosciute sono le sole alle quali possiamo chiedere la verità”, suggerisce l’autore. E se il protagonista che dice io, Sandro Tanzi, la fanciulla Angelica bambina e poi adulta, la maestra Ada e il deprecabile marito, lo spavaldo Cabriolet, gli amici Farouk e Freddy non si sono scelti ma si sono trovati vicini a compiere i loro destini, lo scrittore, che ha tenuto in scacco dall’inizio alla fine un pubblico ipnotizzato, li ha guardati tutti e mostrati, denudati quasi, a volte scegliendo quasi pudore e silenzio, “il momento delle parole in bianco”, quando tacere o far risuonare l’adagio di una sinfonia in levare era l’unica soluzione per chiudere le fila, per salutare il lettore su un accordo di massima intensità. Come nel finale, commosso, ispirato da dolore e insieme poesia.

La cantante dagli occhi verdi

Grittani non è un esordiente, si è fatto le ossa con altri racconti, altri romanzi, e la perizia, l’esperienza si avvertono. Se volessi azzardare un suggerimento accanto agli elogi, gli direi di metterci più cuore, più passione, far vibrare corde più intime sotto a una materia egregiamente costruita e controllata, e non cadere mai in frasi come “Le persone non si scelgono, si lasciano stirare insieme alle camicie in cui trovano posto”, oppure “Le cose incollate da una cerniera vanno tenute quanto la felicità”“Siamo come a I ponti di Madison County”. Frasi che vorrebbero forse essere d’effetto, ma non risuonano, galleggiano sulla pagina superflue. Ma questi sono dettagli insignificanti in un libro pregevole, di eccellente fattura e scrittura, di risonanze. Un romanzo di suspense umbratile e indimenticabile. Indimenticabile come lo è a tutt’oggi la figura di Dolores O’Riordan, la cantante dei Cranberries dagli occhi verdi e dalla voce bellissima, ricca di sfumature alte e insieme delicate. Un mito musicale al quale Grittani rende omaggio, dedicandole il libro, fissandola per sempre anche nel ricordo della fine tragica che gli è rimasta nel cuore e nella fantasia.

Valentina Fortichiari

 

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