Ho conosciuto Paolo Riberi nel periodo in cui stavo facendo delle ricerche sullo Gnosticismo a partire da Tuono mente perfetta. Ho incontrato Paolo nel momento esatto in cui ho compreso la differenza tra un’idea ‘buonista’ di Dio e la ricerca della conoscenza. Nutrendo altresì il dubbio dell’impossibilità della prova, mi ponevo domande sull’eventuale sadismo di Dio. Sono stata alla presentazione del libro La voce della Dea gnostica (Venexia) organizzata da Libreria Rotondi a Roma, e a partire da lì ho scoperto altri suoi libri di cui ho scritto per “Pangea”. L’ultimo, pubblicato da Mimesis, affronta il “femminino oscuro” e bruciante, ovvero Il mito di Lilith. Così ho deciso di iniziare un dialogo con Paolo sul tema del sacro.

Chi è Lilith, Paolo? 

Da mille anni a questa parte Lilith è la mitica “Prima Eva”, la consorte ribelle di Adamo che non accettò di sottostare alla sua autorità e lasciò l’Eden per trasferirsi sulle sponde del Mar Rosso, dove divenne la consorte del demonio. Ma questa non è la vera risposta alla domanda. Quella della “Prima Eva” è un’identità posticcia, costruita a tavolino in età medievale su un personaggio mitologico molto più antico: si tratta di un “vestito su misura”, creato dall’anonimo autore dell’Alfabeto di Ben Sira (X secolo) e dalla tradizione cabalistica per spiegare le origini di Lilith. La solitaria fanciulla-spettro che porta questo nome, però, ricorre già nel Libro di Isaia, nei Rotoli del Mar Morto, negli apocrifi, nell’amuleto cananeo di Arslan Tash e, prima ancora, in Mesopotamia. In origine Lilith era, per dirla con un antico testo babilonese, “una fanciulla che non ha vissuto una vita normale”. Il che, in una cultura patriarcale come quella dell’epoca, significa “una fanciulla che non è diventata madre”. Le lilith erano, in origine, donne che avevano respinto la maternità: un fenomeno antico quanto l’umanità stessa, di cui il mito doveva in qualche modo dare conto. Come? Demonizzandole. Relegate negli spazi liminali che si estendono ai margini della società, queste figure si tramutano in spiriti maligni che prendono di mira le partorienti e seducono gli uomini. 

Cos’è per te lo Gnosticismo?

Gnosis, in greco antico, significa “conoscenza iniziatica”. Una conoscenza esperienziale e diretta, che non passa per lo studio e la lettura, bensì per la visione immediata e salvifica del divino. Lo gnosticismo, invece, è una categoria coniata dagli studiosi in epoca moderna con l’obiettivo di classificare un variopinto e disomogeneo insieme di sette e movimenti fioriti tra il primo e il quarto secolo dopo Cristo in Palestina, in Egitto e in Siria. Si tratta di dottrine sfuggenti ed enigmatiche, che stavano sulla linea di confine tra religione, esoterismo, mistica e filosofia. Ad accomunarle era soprattutto il dualismo: da un lato c’è il mondo-prigione virtuale in cui l’uomo è rinchiuso, governato da un tirannico falso dio, e dall’altra c’è il Pleroma, il “Regno della Pienezza” situato oltre i confini del quotidiano. Non si tratta, però, di un fenomeno monolitico, bensì di una moltitudine di correnti, spesso in aperto disaccordo tra loro, oltre che – ovviamente – con la Chiesa cristiana delle origini. A mio modo di dovere, sarebbe più corretto parlare al plurale di “gnosticismi”.

Quando il sacro ha fatto irruzione nella tua vita?

Temo che la risposta sarà abbastanza deludente (ride, ndr). A differenza dell’incontro tra Philip K. Dick e la ragazza con il simbolo del pesce, e di Alan Moore con il serpente Glicone, temo di non avere – ancora? Chissà! – sperimentato un’epifania rivelatoria. Al tempo stesso, però, il sacro è qualcosa che mi accompagna fin da quando sono bambino: ho sempre frequentato la chiesa del paese con assiduità, e il confronto con la religione, i suoi miti e i suoi dogmi mi ha portato a farmi domande. Di qui, in attesa di grandi rivelazioni, ho intrapreso il sentiero della filologia: traduco testi antichi, li studio e provo a lasciarli parlare senza mettere di mezzo la mia voce.

Chi è la Dea di Tuono Mente Perfetta?

Io sono la prima e l’ultima/ Io sono la onorata e la disprezzata/ Io sono la puttana e la santa./ Io sono la moglie e la vergine.

Come ho provato a spiegare in La voce della Dea gnostica (Venexia, 2025), il divino io lirico che pronuncia i versi del componimento Tuono, Mente Perfetta (III secolo) è un punto di convergenza del femminino universale, e in quanto tale sfugge a qualsiasi tentativo di identificazione puntale. È Iside e Maria Maddalena, Eva e Sophia al tempo stesso: ma è anche Gesù Cristo, dal momento che i suoi attributi – a un tempo divini e umani – non sono certo tutti femminili. A parlare è quella grande forza archetipale che precede ogni dualismo e antinomia.

Quali sono i testi gnostici fondamentali?

Domanda difficile… Anche perché, come ho detto, gli “gnosticismi” sono tanti e molto diversi tra loro. Nondimeno, tra gli antichi scritti gnostici ritengo particolarmente importanti – per la loro natura “programmatica” – il Pistis Sophia e l’Apocrifo di Giovanni. A questi due “grandi classici”, però, ne accosterei almeno un terzo, a cui sono particolarmente legato anche sul piano personale: l’Apocalisse di Adamo. Si tratta di una radicale riscrittura dell’Antico Testamento e della venuta del Messia raccontata con la lente dello gnosticismo: Eva viene trasformata in un’eroina, Yahweh diventa il falso dio che governa la prigione terrena, e l’intera storia della Genesi, dall’Eden al diluvio, viene rivoluzionata e capovolta. La traduzione dal copto e l’analisi filologica di questo testo sono stati l’oggetto della mia tesi di laurea all’Università di Torino: il mio primo saggio (P. Riberi, L’Apocalisse di Adamo. La Genesi degli gnostici, Lindau, 2013 e 2021) è proprio un’edizione commentata di questo testo antico.

Che ruolo ha il Dio dell’Antico Testamento nello Gnosticismo?

È il falso dio del mondo terreno, un tirannico usurpatore che ha fabbricato il mondo-prigione in cui Adamo, Eva e i loro discendenti sono rinchiusi. È Sabaoth, il geloso “Signore degli eserciti”, responsabile dei tanti massacri descritti nel corso dell’Antico Testamento. In ultima istanza, non è Dio: l’unico vero Dio, per gli gnostici, è il Padre di cui parla Gesù. Un Dio luminoso, misericordioso e totalmente spirituale, privo di legami con il mondo transeunte della materia.

Chi sono gli Arconti?

Archon, in greco antico, significava “governatore”. Non a caso, per molti secoli l’arconte è stata una carica politica di Atene. Nel mito gnostico, però, gli Arconti erano i demoni che coadiuvavano l’azione del falso dio della materia. Agendo dietro le quinte, tiravano le fila della storia e della politica: gli gnostici ritenevano che tutto ciò che li circondava fosse segretamente governato da queste entità. Pertanto, a differenza dei movimenti messianici che li avevano preceduti, nutrivano assai poche speranze nella possibilità di trasformare il mondo con un impegno diretto. A livello metafisico, inoltre, gli Arconti gnostici dirigevano e governavano il cosmo inferiore: ogni Arconte dominava un pianeta e una delle 365 sfere celesti, producendo influssi astrologici e, in ultima istanza, governando il fluire del tempo stesso. Erano i responsabili delle miserie e delle sofferenze dell’umanità, di cui si nutrivano come vampiri. Penso che nella cultura pop contemporanea non esista una rappresentazione più efficace degli Arconti di quella ideata dal compianto David Lynch nella sua serie di culto I segreti di Twin Peaks. Il Nano, Bob, Mike e le altre entità della Loggia Nera che si nutrono della Garmonbozia sono a tutti gli effetti una reinvenzione dell’antico mito degli Arconti. Per saperne di più, mi permetto di rinviare al mio saggio Pillola Rossa o Loggia Nera? (Lindau, Torino 2017 e 2026), dedicato proprio al recupero dello gnosticismo nell’immaginario cinematografico e televisivo.

Cos’è che separa e cosa unisce queste tre figure: Satana, Lucifero e Cristo?

Nel libro di Giobbe Satana è il grande accusatore, il “pubblico ministero” della corte celeste. Non è un nemico di Dio, bensì un suo leale funzionario. Semmai è nemico dell’uomo, che qui viene messo sotto accusa dalla divinità stessa. È una figura tutto sommato a sé stante rispetto al resto della triade, che in origine aveva assai poco di diabolico. Sono Lucifero e Cristo, invece, a condividere un cammino mitologico molto interessante, che li pone al tempo in radicale contrapposizione e in suggestiva analogia. Lucifero è l’astro caduto, la Stella del Mattino divenuta principe della Tenebre. Cristo è invece il suo alter ego luminoso, che anziché ribellarsi al Padre gli resta fedele, resistendo a ogni tentazione. Entrambi compiono una catabasi, ossia una discesa verticale, dal cielo alla terra: Lucifero precipita nell’oscurità perché trascinato verso il basso dal peso delle sue azioni, mentre Cristo compie lo stesso tragitto volontariamente, per portare redenzione a coloro che si trovano imprigionati nell’abisso. Penso, in particolare, al descensus ad inferos descritto dal Vangelo di Bartolomeo: Cristo non scende soltanto sulla Terra, ma dopo la crocifissione si addentra anche nelle profondità dell’abisso per portare a termine la sua missione. Nello stesso abisso in cui, invece, Lucifero è precipitato a causa del suo orgoglio. Lo stesso accade anche nei vangeli gnostici, come ben descritto dalla Parafrasi di Sēem (P. Riberi, L’apocalisse gnostica della Luce, Ester, Bussoleno, 2019): l’emissario celeste Derdekeas scende a più riprese nell’abisso di vapore, innescando una reazione alchemica per liberare le scintille di luce che vi sono prigioniere. Il grande drago della materia dalle molte teste, invece, si agita sul fondo della tenebra, incapace di risollevarsi.

Ilaria Palomba

*Paolo Riberi è laureato in Filologia e letterature dell’antichità, in Diritto e in Economia presso l’Università degli Studi di Torino. Studioso di storia antica e letteratura delle origini cristiane, è anche membro della Società Italiana di Storia delle Religioni (SISR). È autore di vari saggi dedicati a queste tematiche, tra cui L’Apocalisse di Adamo (2013), Maria Maddalena e le Altre (2015), L’Apocalisse gnostica della Luce (2019), Abraxas: La magia del tamburo (2021, con Igor Caputo), Il serpente e la croce (2021), La voce della Dea gnostica (2025) e Il mito di Lilith (2026). Parallelamente alla storia delle religioni, nei suoi saggi Riberi si occupa anche di indagare l’influenza che il mito e i vangeli gnostici esercitano sul mondo cinematografico e sulla cultura pop contemporanea: in quest’ambito ha pubblicato Pillola Rossa o Loggia Nera? (2017), Il Risveglio di Neo (2022), La Filosofia di Stranger Things (2023, coautore), I segreti di Dune(2024, con Giancarlo Genta), I segreti di Alien (2024, con Giancarlo Genta) e Il costruttore di miti (2026, con Massimiliano Orione). È altresì autore, insieme con Giancarlo Genta, di Oltre l’orizzonte (2019) e I Profeti dell’Apocalisse (2024), dedicati al retaggio storico-filosofico della tecnologia scientifica occidentale.

In copertina: Dante Gabriel Rossetti, Lady Lilith, 1866-1873

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