05 Settembre 2026

Maghe, ribelli, sapienti: le donne gnostiche

Il libro di Paolo Riberi, Maria Maddalena e le altre, femminilità e sacro fino al Vangeli di San Giovanni (Edizioni L’Età dell’Acquario) propone la disamina di alcuni archetipi femminili nel corso della storia e del mito. Riberi comincia dalla figura di Maria Maddalena che nel Vangelo di Filippo viene definita compagna del (Salvatore). A quanto pare compagna in copto e in greco koinonos significa compagna in quanto allieva, discepola, persona con cui egli condivise l’insegnamento segreto. Dunque, nonostante le suggestioni venute alla luce attraverso il Codice da Vinci di Dawn Brown, in realtà non ebbero alcuna progenie. Per gli gnostici era essenziale farsi maschio, distruggere le opere della femminilità, ovvero, rinunciare a procreare per non lasciar soggiacere una nuova scintilla divina nella prigione terrena del Demiurgo. Tornando a Maria di Magdala, sembra sia stata la discepola più amata da Gesù proprio colei cui dobbiamo la più esoterica trasmissione dei suoi insegnamenti, fu perciò avversata da Pietro per invidia e gelosia. 

Nel gruppo dei seguaci di Gesù, Maria Maddalena era sicuramente un personaggio molto più importante di quanto possa sembrare: malgrado la strana reticenza attorno alla sua figura, i Vangeli riconoscono che è a lei che per prima fu affidato il messaggio della Resurrezione ed è tramite lei che, in effetti, tutto ripartì dopo la crocifissione.[1]

La seconda donna su cui Riberi si sofferma è Salomé, qui non possiamo non notare la similitudine con la regina di Saba. La suggestione evoca un archetipo potentissimo: la femminilità sacra, notturna e distruttrice, custode di enigmi indicibili che mettono in crisi il Logos maschile, sia esso la rigidità profetica di Giovanni Battista o la regalità solare di Salomone. L’episodio che vede protagonista la giovane seducente figlia di Erodiade e di Re Erode Antipa è riportato da Marco e ripreso da Matteo. 

L’unica altra eccezione è rappresentata da una donna illuminata e autorevole di cui, tuttavia, sappiamo molto poco: la discepola gnostica di Gesù di nome Salomè. […] All’interno dei vangeli canonici questo nome compare soltanto nel Vangelo di Marco, il più antico dei quattro, dove durante il racconto della crocifissione si afferma che vi erano pure delle donne che guardavano da lontano. Tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salomè, che lo seguivano e lo servivano quando egli era in Galilea […].[2]

Salomè, figlia di Erodiade e di re Erode Antipa, compare in Marco e in Matteo, dove si racconta il celebre episodio in cui danzò la danza dei sette veli, piacque al re che le domandò cosa desiderasse e lei gli chiese la testa di Giovanni Battista (tale episodio è ripreso da Jung nel Libro Rosso). Esige la testa del profeta perché il vecchio Logos letterale deve morire affinché nasca la conoscenza interiore. La donna che segue è Eva, che nell’Apocalisse di Adamo ritrovata a Nag Hammadi risulta evidente essere la più importante donna del mondo gnostico in quanto il falso Dio creatore della materia dal fango, Yaldabaoth, ovvero il Demiurgo, emanato da Sophia a causa dell’infrazione del limite sacro, aveva posto gli uomini nell’Eden illudendoli fosse un paradiso terrestre e tentando di negar loro la conoscenza del bene e del male, cosa che invece grazie a Eva, che si fece sedurre dal serpente, fu appunto rivelata all’uomo. Ciò che dai cristiani viene vissuto in quanto caduta, dagli gnostici è concepito come l’origine della conoscenza umana del bene e del male. La trasgressione di Eva non è un peccato ma il primo gesto di rivolta nei confronti del tiranno che impedisce all’umano di ricongiungersi alla propria natura divina. Eva ha un nome segreto, ovvero Zoe, che in greco significa vita, il suo compito è quello di infondere la vita, ovvero la scintilla vitale dello spirito agli uomini. Così pare spiegato che per gli gnostici la femminilità fosse di origini divine mentre il maschile provenisse dalla vile materia. 

Altro Eone studiato da Riberi è Norea, personaggio importante e complesso; nella mitologia gnostica il suo nome è Norea o Orea, discendente da Caino. Ipostasi degli Arconti permette di sapere qualcosa su Norea, figlia di Adamo ed Eva e sorella di Caino e Abele e soprattutto di Seth, da cui gli gnostici fanno discendere la figura di Cristo. La corrente di pensiero Sethiana vedeva proprio in lui l’origine della discendenza di Cristo. Norea sarebbe la controparte femminile di Seth, l’eletto, così nel Vangelo di Giuda, Norea è la Madonna degli gnostici; Eleleth estende a lei e ai suoi figli una tale potenza che ritroviamo nell’inno gnostico il pensiero di Norea. Invece il ruolo giocato dalla Madonna nei Vangeli Gnostici è alquanto marginale: Maria di Nazareth è l’unica donna a essere fortemente ridimensionata. Il problema era dunque la maternità fisica di Gesù quando invece gli gnostici gli riconoscono una discendenza divina per lo più spirituale. È Adamo nella Genesi a essere fatto a immagine e somiglianza di Dio e non Eva, invece per gli gnostici sono molte le forme femminili del divino. Non avvertono il dogma del monoteismo, e il principio dell’unicità di Dio affermato nel Decalogo dal loro punto di vista non è che una legge del Demiurgo poiché il precetto Non avrai altro Dio all’infuori di me è un inganno monoteista. Lo gnosticismo figura perciò in quanto dottrina pregna di una conoscenza segreta capace di unire ogni Eone femminile con un Eone maschile. Quindi viene messo in crisi l’ideale della castità e perfino della fedeltà a un credo volto a depotenziare l’umano. 

Cos’è un Eone? È un luogo geografico del mondo dello spirito o una manifestazione del vero Dio creata per emanazione. Tra l’Eone maschile e la sua controparte femminile esiste una complementarietà. Le coppie di Eoni prendono il nome di Sigizie. Un’altra setta gnostica era quella degli Ofiti, che adoravano la figura del serpente in quanto portatore di luce e verità. Viene perciò spesso fatta un’associazione tra Ofiti e Sethiani. Tra le figure prese in considerazione da Riberi vi è Barbelo, la madre o il regno, la dea madre degli gnostici che compare di rado a eccezione dell’Apocrifo di Giovanni in cui Barbelo, la madre, compare accanto al padre, destinata a dare alla luce la versione gnostica di Gesù Cristo. Il padre vive nel ventre della madre, Barbelo: vissuto come unico corpo divino da cui saranno emanate tutte le sue manifestazioni. 

Il padre, insomma, “vive dentro Barbelo”, che pure è dotata di volontà propria. Questa situazione di costante contatto e al tempo stesso di non coincidenza fa sì che i due siano legati reciprocamente in un unico corpo spirituale, una sorta di unico globo di Luce da cui vengono emanate progressivamente tutte le successive manifestazioni del divino, incluso l’Unigenito, ossia Gesù.[3]

L’inno più famoso nel volume sesto della raccolta trovata a Nag Hammadi nel II sec. è intitolato Bronte mente perfetta. Si tratta di un poema assimilabile alla logica non aristotelica e all’enigma posto a Edipo dalla Sfinge. La poesia che parla di Bronte, emanazione di Barbelo, lascia deflagrare un femminino sacro, che parla per antitesi e ossimori. Laddove in tale soglia si articola il dramma della dualità materia/spirito. Chi è Bronte? È la personificazione della voce di Dio. Un’identità femminile che si ritiene la Sofia dei greci e la Gnosi dei barbari. Sophia è l’ultimo Eone che sarà posto tra lo spirito e la materia, risponde al problema del male, che nasce con l’origine dell’universo stesso. La divina Sophia, somiglia all’Eva Biblica, potrebbe sembrare vi sia stato tale spostamento della colpa originaria. Sophia (diversamente da Pistis, Episteme e Doxa) è il sapere del saggio e del filosofo, personificazione femminile di uno dei più profondi slanci di cui è capace l’animo umano. È Ireneo di Lione a mettere in luce tale mito gnostico scrivendo della passione di Sophia che, desiderando di comprendere la grandezza del Padre, nella sua sete assoluta di conoscenza, finisce per emanare qualcosa di inferiore, ovvero il Demiurgo, che a sua volta crea e anzi costruisce il regno della materia plasmandolo dal fango. Il suo desiderio di conoscere la grandezza di Bythos (l’abisso innominabile) è tale che il folle volo verso la conoscenza la spinge al di là di ogni suo limite perciò giunge Horos, il Limite, Eone che ha il ruolo di arginare il suo slancio verso l’assoluto e così la riduzione dell’infinito al finito, poiché Sophia ha violato la natura del divino senza il consenso di Thelethos, la sua controparte maschile. 

Sophia, superando le leggi cosmiche e i limiti, va incontro al fallimento mediante la conoscenza, sarà quindi responsabile della creazione del mondo della materia. Ella è caratterizzata dall’intelletto puro di una bambina, animata dall’aspersione di luce. Le acque del Caos perciò la fecondano. Sophia si salverà tornando al Pléroma, dopo essere stata fecondata nel corso della sua fuga celeste. Genera perciò la donna generata dalla donna: Acamoth, la Sapienza terrena. Sophia garantisce in tal modo a tutti il soffio vitale, ovvero, una parte di spirito; diverrà perciò la consorte celeste di Gesù Cristo. 

L’altro archetipo femminile di cui si occupa Riberi è Elena: donna, dea, anima. L’Elena storica era la compagna di Simon Mago di Samaria, conosciuto per aver chiesto all’Apostolo Pietro di comprare i doni dello spirito santo (da cui la Simonia). Pare Simone fosse il padre di tutte le eresie e il fondatore inconsapevole dello gnosticismo, da lui tale eresia prese le mosse. Il racconto del tentativo di comprare il dono di Dio è narrato negli Atti degli Apostoli, mentre Dante assegna una Bolgia ai simoniaci. Simone di Samaria, secondo quanto riportato dai padri della chiesa, fu uno dei primi predicatori giudaici a ispirarsi alla figura di Gesù e ad aver creato un movimento gnostico. Il profeta Simone anticipava molti tratti della Gnosi, così riporta Manlio Simonetti. Simone aveva talento nelle arti magiche, era famoso per il suo rapporto con la profetessa Elena, che pare avesse liberato da un bordello di Tiro; affermava che lei fosse il primo pensiero della sua mente. Il pensiero (Ennioa) era sceso in basso generando gli angeli, gli arcangeli e gli arconti, che l’hanno poi trattenuta per invidia, e da loro ha subito ogni genere di offesa, tra cui lo stupro, affinché non tornasse da suo Padre, come Sophia. Pare Elena sia stata sulla terra sin dalla guerra di Troia e, fosse trasmigrata di corpo in corpo, Simone la liberò dalle catene affinché si facesse conoscere dagli uomini. Leggenda vuole che il poeta Stesicoro fosse stato accecato dagli dei per aver offeso Elena di Troia, così riferisce Ireneo di Lione, ma poi gli venne ridata la vista dopo averne tessuto le lodi. 

Elena è al tempo stesso un Eone divino e una prigioniera della materia costretta a passare di corpo in corpo e di identità in identità, a patire gli abusi che le infliggono coloro che adoperano male l’anima, per la dottrina della trasmigrazione delle anime, presente in Pitagora e in Platone (Mito di Er nella Repubblica, e Simposio). Simone è giunto a liberarla dalle catene per assurgere insieme al rango di divinità scese in terra. Dopo la fase antica, rappresentata da Simone e Elena, il mito dell’anima o Psiche come Dea fu ripreso in questi termini: Psiche è protagonista del trattato Esegesi dell’anima (Nag Hammadi), diviene un’alterità di Pandora e di Sophia. I saggi del passato le conferirono un’identità femminile. Psiche era vergine e di forma bisessuata, uomini e ladri abusarono di lei con la forza, Psiche si prostituì, si diede a tutti, in seguito si pentì, ma quando fuggì e corse dagli altri la trattarono da schiava e non osò lasciarli, l’abbandonarono dopo aver abusato di lei, divenne una vedova povera, desolata, senza cibo e i suoi figli, nati dallo stupro, furono ciechi, muti, storpi e folli. L’insegnamento morale: chi ignora i principi gnostici è sterile e impotente, non è in grado di dare alla luce figli sani e reca offesa al mondo dello spirito. Invece Lilith, in quanto donna demone, è una figura oscura e inquietante conosciuta come prima donna di Adamo, ripudiata dal primo uomo per essere sostituita da Eva. In realtà il mito nasce Sumero. Prima di entrare nella cosmogonia ebraica, il nome di Lilith risuona nella terra di Sumer e in Babilonia. Qui non è una donna, ma una classe di spiriti o demoni dell’aria: i Lilitu (o Lila). Sono spiriti del deserto, della tempesta e dell’oscurità, privi di una forma fisica stabile. Rappresentano la sterilità e l’impossibilità dell’unione: sono entità sessuate ma incapaci di procreare, che cercano disperatamente compagni umani durante la notte. Nella versione sumera dell’epopea di Gilgamesh (Gilgamesh, Enkidu e gli inferi), Lilith viene identificata come il demone femmina (ki-sikil-lil-la-ke) che stabilisce la sua dimora all’interno del tronco dell’albero Huluppu, piantato nei pressi dell’Eufrate e sacro alla dea Inanna. Gilgamesh abbatte l’albero, costringendo Lilith a fuggire verso le aree desertiche e selvagge. Qui è l’incarnazione del caos selvaggio che resiste all’ordine della civiltà. Nei rotoli ritrovati a Qumran sul Mar Morto la parola Lilith è identificata come il nome di una figura demoniaca femminile che compare in testi di esorcismi e invocazioni a Dio. Nei primi due capitoli della Genesi sono contenuti due episodi diversi di creazione della donna, solo nel secondo vi è la creazione di Eva dalla costola di Adamo. Lilith giurava ad Adamo di non voler giacere sotto di lui, Adamo la detestò e Lilith pronunciando il nome non manifesto di Dio svanì, così Adamo chiese a Dio un’altra donna; da qui deriva il mito del demone divoratore di neonati. 

Il tema dell’esilio di Lilith è ripreso da Riberi in un libro di recente pubblicato da Mimesis: Il mito di Lilith. Dal rifiuto della maternità al femminino oscuro. Per gli gnostici Lilith è un mistero del femminino oscuro, riveste il ruolo di protagonista insieme al profeta Elia in una versione gnostica riportata dal vescovo di Salamina. Elia diventa vittima della donna demone e non viceversa. L’oggetto della contesa si sposta sui temi della procreazione che secondo gli gnostici è ciò che contamina e condanna gli uomini al dominio del Demiurgo alla materia. La riproduzione, la procreazione sono per gli gnostici i più gravi peccati commessi dagli esseri umani in quanto producendo nuove nascite creano nuovi schiavi per il regno della materia.  

A emergere inalterata è qui soprattutto la duplice identità di Lilith, riconducibile alla seducente lilītu ardatú babilonese – una prostituta soprannaturale, consacrata dalla dea Ištar –, nonché alla mostruosa strangolatrice ritratta sull’amuleto di Arslan Tash, erede della crudele assassina di neonati Lamaštu. La reinvenzione cabalista, tuttavia, non si ferma qui: […] nelle versioni più tarde dell’Alfabeto di Ben Sira si afferma che la “Prima Eva” ribelle si sarebbe legata sessualmente  all’Ha-Shed Ha-Gadol, il “Grande Demone”, e ora che Lilith ha smesso di essere una donna a tutti gli effetti per trasformarsi in una forza cosmica primordiale, la sua affinità con il mondo diabolico è ancora maggiore.[4]

Ilaria Palomba

*In copertina: Maria Maddalena secondo Anthony Frederick Augustus Sandys (1858-1860)


[1] P.Riberi, Maria Maddalena e le altre, femminilità e sacro dai Vangeli Gnostici ai Cristiani di San Giovanni, Torino, 2026, p.61

[2] Ivi, pp. 63-64

[3] Ivi, p. 126

[4] P. Riberi, Il mito di Lilith, dal rifiuto della maternità al femminino oscuro, Mimesis, Milano-Udine, p. 134

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