In superficie. A 60 anni dalla morte di Raymond Chandler, ecco perché “Il grande sonno” continua, magistralmente, a non farci dormire sonni tranquilli

Posted on Marzo 14, 2019, 2:12 pm
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Il 26 marzo ricorrono i 60 anni dalla morte dello scrittore statunitense Raymond Chandler, celebre autore di narrativa hard boiled. Esattamente dieci anni prima della sua scomparsa, avvenuta nel 1949, nasceva la collana Universale Economica Feltrinelli, che fra le sue sezioni ospitava anche romanzi noir.

Ma la prima casa editrice italiana a pubblicare “Il grande sonno”, considerato il romanzo hard boiled per antonomasia e il primo in cui indagava il detective privato Philip Marlowe, è stata Mondadori, anno 1948. Nove anni dopo che l’investigatore intuitivo quanto rude, al limite dell’insolenza, spuntava sulla scena letteraria a dettare nuove leggi al genere poliziesco.

Del resto, il termine “giallo” per indicare un genere letterario lo si deve proprio a Mondadori, che nel 1929 ideò la collana “Il Giallo Mondadori”, grazie all’intuizione di Lorenzo Montano. Di colore giallo erano infatti le copertine dedicate alle storie poliziesche ospitate nella collana.

Soltanto nel 1987 anche Feltrinelli pubblicherà per la prima volta il grande sonno.

Nel 2013 il romanzo è uscito in una nuova edizione per l’Economica Feltrinelli con una copertina che si discosta parecchio da quelle consuete che hanno accompagnato le varie edizioni del libro, caratterizzate per lo più dal ritratto del protagonista con cappello e sigaretta, oppure armato di pistola, oppure ancora accompagnato da una donna.

Qui invece, a conquistare la scena, è un cielo nero come la pece, che invade quasi integralmente la copertina, lasciando soltanto la fascia in basso occupata dalla fotografia scontornata di una strada innevata.

Una macchina, diversi passanti con i loro cappelli e cappotti, un ombrello, sagome di alberi avvolti dalla bruma. Un uomo, al centro, cammina verso chi guarda, sguardo a terra e mani in tasca.

Potrebbe essere Marlowe, oppure no. Quel che è certo è che le tenebre calano come un sipario su un pezzetto di città – la Los Angeles degli anni Trenta – e la copertina appare come il fotogramma di un film mentre compaiono i titoli di testa (in giallo). Forse un omaggio al celebre film di Howard Howks che al romanzo si ispirò.

“Il grande sonno” si riferisce alla morte ed è la frase che chiude il romanzo. Per arrivarci, servirà un’indagine analitica quanto intricata: l’hard boiled che porta il giallo in strada, e la rettitudine morale del detective che dovrà fare i conti con la violenza che lì si consumerà.

Elena Paparelli