Nelle Langhe, il monumento dedicato a Ezra Pound è in stato di abbandono. Come mai? In questo caso più che pacificare la memoria si continuano a punire i morti

Posted on Agosto 05, 2019, 12:21 pm
4 mins

Qualche anno fa sono asceso a Bascio, una torre scandita dal vento, al confine tra Emilia Romagna e Toscana. Lì Tonino Guerra, il poeta, sodale di Federico Fellini, ha ideato, insieme al ceramista Giò Urbinati, “Il Giardino Pietrificato”, un’opera d’arte dedicata ai grandi del passato. Corrosi dal tempo, invasi dalle erbe, quei bellissimi tappeti di ceramica sono irriconoscibili. Il più bello, Tonino Guerra l’aveva voluto dedicare a Ezra Pound. A Pound, il poeta romagnolo ha dedicato pure un libro: L’albero dell’acqua, stampato nel 1992 dal grande Scheiwiller. Tonino Guerra, il poeta che scopre il canto nei campi di prigionia, in Germania, sentiva una profonda affinità con Pound.

*

Memorial Ezra Pound a Bergolo: sorto nel 2003, ecco com’era…

Quella storia di disastro civico, di squarcio nella memoria, mi è tornata in mente ascoltando la brutta vicenda del “Pound Memorial” a Bergolo, piccolo, mirabile comune nelle Langhe, in provincia di Cuneo. Esattamente sedici anni fa, nell’agosto del 2003, stimolato da Vittorugo Contino, fotografo e amico di Pound, l’allora Sindaco di Bergolo, Romano Vola, decide di far costruire un’opera per ricordare il poeta, fulcro della contraddizione della Storia, icona della poesia occidentale del Novecento. L’opera è affidata a Beppe Schiavetta e si compone un po’ come il “Giardino pietrificato” di Tonino Guerra: dentro un cerchio di ghiaia si erigono alcune pietre dipinte, con contorno di frasi poundiane, Pax tibi, pax mundi – la risposta di Pound all’appello al dialogo di Pier Paolo Pasolini – e Quello che veramente ami rimane, il resto è scorie (dai Cantos “pisani”). L’opera è icastica, rimanda alla quiete dopo il terrore della Storia, alla dura eternità della poesia: fu vista e apprezzata da Mary de Rachewiltz, la figlia di Pound. All’epoca, ne scrisse con fasto anche la Repubblica, in un articolo firmato da Nicola Gallino: “Tutta l’opera di Pound è rovellata dall’ossessione dell’homo faber: il fascino della materia grezza che il lavoro e la fatica umana trasformano in opera creata e la innalzano in una sfera superiore d’ ordine e di senso compiuto. Quale borgo poteva tributargli un omaggio meglio del «paese di pietra», dove l’homo faber langarolo ha scavato i blocchi dalle colline per farne case e terrazzamenti, e di lì dominare l’orizzonte e dargli una regola?”.

*

…ed ecco com’è ora

Ora l’opera è in disastro (come si vede dai rilievi fotografici). Le osservazioni e le lettere di Paolo Pera, studente di filosofia a Torino, poeta, attento cultore di cose culturali, non hanno sortito effetto da parte dell’attuale amministrazione comunale, se non vaghe parole di circostanze, piene di buone intenzioni. In una comunicazione successiva – rimasta senza risposta – Pera, insieme all’associazione culturale ‘Circolo alfieriano’, si è detto disposto a farsi carico del ripristino e del restauro dell’opera. Non credo che il problema, in questo caso, sia legato al passato di Pound – il poeta geniale, amato da Pasolini, da Guerra, da Montale, da Raboni, sponsor ed evocatore dell’opera di T.S. Eliot, di Hemingway, di Joyce – ma all’incuria con cui, troppo spesso, vengono trattati, dalle amministrazioni pubbliche, i beni culturali. In questo caso, più che pacificare la memoria si continuano a punire i morti. (d.b.)

*In copertina: Ezra Pound fotografato da Lisetta Carmi