skip to Main Content

Un libro come questo, oggi, nessuno avrebbe il coraggio di pubblicarlo. “Myra Breckinridge” è il romanzo più estremo di Gore Vidal, uno che sguazzava nel sesso sudicio

“È stato squisito! La sigaretta accesa che m’ha spento sul sedere, le botte col suo cinturone di cuoio, una serie di avidi morsi lungo l’interno delle cosce, a sangue. Tutte le solite cose divertenti, solo che stavolta si è spinto più in là: m’ha trascinata sul pianerottolo e m’ha preso da dietro, e proprio quando stavo per raggiungere il grande O, urlando di piacere, m’ha scaraventata giù per le scale: lo schianto e l’orgasmo finale contro la ringhiera sono stati simultanei. È stata la gioia più grande della mia vita, un’altra volta, e ci resto secca”. Pagina 254 della copia che ho tra le mani, quasi alla fine, ma che divertimento, Myra Breckinridge, è uno spasso per chi lo legge e per chi lo ha scritto, Gore Vidal, che i suoi libri li scriveva a mano, e poi si leggeva e rileggeva, e ne rideva per quanto gli piaceva. E Gore Vidal era fierissimo della sua Myra, la vedova di se stessa, colei che si uccide uomo per rinascere donna. Myra che vuole vendicarsi su uomini e donne, sopire ogni loro impulso eterosessuale che li porta a riprodursi, ma finisce sotto un’auto, la scampa, ritorna uomo e… vabbè, il resto se non lo sapete, ve lo leggete.

Gore VidalÈ una voragine Vidal, scrittore sapiente, tra i più eccentrici che vi possano capitare, in Myra non ti molla mai, ti tiene in pugno, questo suo libro te lo finisci in due ore, tre, e pensare che Vidal a scriverlo ci ha messo solo un mese, un altro per venderne un milione di copie, e confermare ciò che aveva già conquistato da 20 anni esatti: la fama imperitura. Myra Breckinridge esce nel 1968, La statua di sale, primo successo letterario di Vidal, è del 1948, coetaneo di Altre voci, altre stanze di Truman Capote, e di Il nudo e il morto di Norman Mailer. Quello era il tempo in cui i libri segnavano un’epoca e facevano storia, Vidal lo sottolineava leccandosi i baffi, perché lui su quell’Olimpo vi stava assiso col vanto di saper mettere nelle sue pagine quello che più poteva e credeva, il sesso ma vero solo se osceno, valevole solo se dissacra certezze, stermina le convenzioni.

Diceva Vidal: “Io credo solo al sesso, e al sesso quale formidabile strumento di potere. Dire al popolo ‘sposatevi e moltiplicatevi’, significa renderlo schiavo, perché quando si ha una famiglia la si deve mantenere, e allora si obbedisce, si subisce”. Dà fastidio ma è vero, rende nervosi ma è così, Vidal ti stritola quando fa dire alla sua Myra “il mondo non sa che farsene dei tuoi bambini!” zittendo la giovane Mary-Ann, una così ingenua da rasentare l’idiozia, irradiare stupidità da tutti i pori della sua magnifica pelle, e bersi le cretinate che il suo ragazzo le propina, cieca di fronte alla di lui omosessualità e alla sua ambizione di entrare in ogni letto di potere, pur di raggiungere la celebrità. Ma forse arrivati a queste pagine sarete già Myra-dipendenti, già pazzi di lei e suoi tifosi sfegatati, il cinismo, la cattiveria di Myra spiazza e conquista, Vidal sa usare ogni trucco per rendercela simpatica. Molti critici ci sono cascati, trattano questa storia come non è, il famoso accademico che cura l’introduzione della mia edizione pur di non parlare del ca**o tagliato di Myra, della sua violenta ninfomania, si butta a criticarle la sua ossessione per i film del decennio 1935-’45, secondo lui simbolo della deriva culturale impostaci dall’imperialismo americano e bla bla bla, me lo immagino tutto schifato e offeso perché gli è toccato prefare tale gemma pornografica e relative allegre sudicerie, e il bello è che Gore Vidal nel sesso sudicio ci sguazzava felice, rivendicando con orgoglio le notti di caccia sessuali con gli amici Pasolini e Sandro Penna, qui a Roma, nei pressi della stazione Termini.

Uno come Gore Vidal manca, un libro come Myra Breckinridge oggi non so se ci sarebbe editore capace di pubblicarlo. Valentino Bompiani ebbe il suo daffare a darcelo nel 1969, e mi rincuora pensare che in un anno che fu così difficile per l’Italia, in mezzo a tutto quel buio, sia apparso nelle librerie questo raggio di luce: “Ragazze, non vergogniamoci, lo abbiamo fatto tutte, lo sappiamo come ci si può divertire da matte, due donne e un uccello finto”, e qui è quando l’amica di Myra, Laetizia, quella sbattuta contro la ringhiera, ricorda le sue avventure omosex, “per poi finire al supermarket, davanti a un ciuffo di indivia belga cadere in crisi mistica, e passare dal lesbismo a predicare Dio”. Che vuoi farci, succede, perché se in un libro cerchi la vita, la realtà per com’è e che Gore Vidal aveva ben intuito 50 anni fa, è a queste pagine che devi far ricorso, e non per trovare consolazione, ma per sentirti marcio dentro, e compiaciuto d’esserlo.

Barbara Costa

Back To Top
Cerca