TOTEM[1] è un’istallazione autocefala, che si stenta a credere nata da mani umane se non pilotate, comandate da potenze arcane. L’elettronica che pervade cessa di essere uno strumento invadente e ormai irrinunciabile per assurgere al ruolo di demone, o di ventre di un mostro che digerisce il suo creatore.
Nell’istallazione, immota eppure viva, muta eppure con un suo linguaggio misterioso di vibrazioni elettroniche e flebili echi di voci di tempi passati, di schermate prive di trama e di continuità, in una caotica mescolanza di trasmissioni tronche, schegge di vita quotidiana, notizie frammentarie, ecco che dentro quelle viscere infernali, ctonie, percorse come da un fremito misterioso di vita aliena, appare a sorpresa un uomo, anzi “l’Uomo”, in uno stato catatonico quasi di trance, magistralmente espresso dall’attore impassibile, annoiato e rassegnato, ora a testa bassa, occhi chiusi, ora che drizza il capo lentamente, apre gli occhi, senza una traccia di sorriso, né di interazione con chi pure lo scruta dall’esterno, in una bolla tutta sua, bolla di nulla, d’inerzia, di morte cerebrale quasi o di inconsapevole disperazione. Non interagisce con nessuno pur essendo circondato da altri, è solo in un mondo di ricordi sbiaditi, di episodi dimenticati, di schegge di vita ormai non più leggibili, preda e insieme feto di una madre mostruosa che forse partorirà un aborto, prigioniero digerito da una forza distruttiva, scatenata dall’uomo ribelle all’avvertimento ancestrale: “se mangerai dall’albero della conoscenza del bene e del male morirai”.

E infatti questo Totem – nome quant’altri mai abusato, che significava per certe tribù segno d’identità, di origini comuni, di appartenenza, divenuto oggi miseramente il palo elettronico di musei, parcheggi, ospedali e quindi in un certo senso una macchina che si appropria di facoltà non sue, che divora la nostra autonomia e il nostro spirito critico, che impedisce l’errore e atrofizza la coscienza – ha qualcosa dell’albero primordiale: un tronco innervato solido, ben radicato, liane per cavi conduttori d’impulsi ed immagini, accessori elettronici per gustosi frutti e luci rutilanti come ingannevole richiamo…che quasi davvero ricorda l’albero del bene e del male, affascinante e mortifero insieme.
Ai visitatori che varcano la soglia di questa sorta di profetico antro vien data la possibilità, osservando dall’esterno come in una specie di rivelazione, di una sorta di risveglio: “Uomo, che hai fatto?” ripete all’altro uomo l’uomo nuovo parafrasando il Genesi.

E cosa possiamo fare per rimediare prima che sia troppo tardi?
Matteo Soldi
*In copertina e nel testo: fotografie di “Totem”
[1] TOTEM è un’istallazione di Studio MANI – con Filippo Mannucci e Giovanni Soldi (design), Carlotta Correra (video e testo), Filippo Marone (performer), Stella Mastrantonio (voce) – ispirata a un progetto cinematografico di Giovanni Soldi ed esposta a Firenze, negli spazi dell’Atelier Filippo Mannucci.