A Jorge Luis Borges il Nobel per la letteratura postumo, in risarcimento. Era ora. E ora, continuiamo così…
“Pangea” sposta la redazione in Finlandia: portiamo Dante nell’estremo Nord. Tra belve e stelle, un elogio dell’esilio (in attesa delle cronache finlandesi)
1958: la storia delle fotografie di Avedon a Ezra Pound e dell’avvocato Thurman Arnold che ebbe il coraggio di difendere il poeta indifeso
“I miei libri mi disgustano, e riguardo al Nobel… fuggo le celebrazioni, non sopporto i luoghi ufficiali, ne uscirò sconfitto”: le confessioni di Albert Camus
“Sarò trasformato in una parola”: riscopriamo Nichita Stanescu, il poeta che mangiava le libellule, usava la spada e il verbo, in battaglie senza tempo, e fu candidato al Nobel
Victor Segalen, il poeta che visitò Gauguin, scrisse il libro più anomalo a Pechino e morì in una foresta bretone con l’Amleto sotto il braccio: leggetelo!
Octavio Paz, il poeta-mago morto 20 anni fa, era controllato dalla polizia segreta (ma… importa agli italiani?)
Al posto di occuparci del “caso Kavanaugh” leggiamo Patrick Kavanagh, il grande poeta irlandese che ha influenzato Heaney, è cantato da Van Morrison e allungava le mani verso i Serafini
William Faulkner? Il peggior postino della storia americana. Cestinava le lettere che doveva imbucare, frequentava i bordelli. E scriveva (brutte) poesie
John Steinbeck era sadico, schiavizzava la moglie e amava i topi più dei figli. La moda di castrare i titani non ha mai fine…
Scrivere il suicidio: l’ultimo tabù (da Dostoevskij a Ryunosuke Akutagawa e Mishima). Le cose si amano soltanto se le cingiamo degli “estremi sguardi”
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