Piero Meldini, l’alchimista della letteratura italiana. Troppo raffinato e austero per questo mondo editoriale. Leggete “L’avvocata delle vertigini”, un esordio magnetico
“Nessuno sapeva niente dei posti in cui dovevo andare; sembrava fossero per sempre scomparsi dalla testa della gente e dalle cartine stradali”. Geografia dello smarrimento in Gianni Celati e Luigi Ghirri
“Da bambina rubavo le rose”. Sia lode a Clarice Lispector, la scrittrice estranea al mondo, una Marlene Dietrich che scriveva come Virginia Woolf e divorava i libri come fossero amanti
“Nel momento più terribile è bene affidarsi a Rilke”. Un saggio di W. H. Auden
“La vita è la meraviglia delle meraviglie, e sulle ginocchia della meraviglia solo, come orfano, pongo me stesso”: le poesie di Arsenij Tarkovskij
“Piango perché non fa notizia l’effimero…”. In ricordo di Kikí Dimulà, “piccola oscillante ombra”, grande poetessa greca
“Viviamo tutti nel cervello di Philip K. Dick”. Discorso sulla “Trilogia di Valis” (ovvero: questa vita non è la nostra…)
“Molte delle sue ultime poesie furono rifiutate per la loro natura estrema”. Sylvia Plath, “Ariel”, la poesia come possessione e tradimento
“Ho l’animo ardente e odio questa gente buona a nulla, le prediche infinite per farci accontentare del nostro destino”. Il giovane Dostoevskij e il suo doppio
Il più grande dei Roth. Henry, lo scrittore che ha divorato l’angelo del tempo
Sandro Veronesi se la piglia (preventivamente) con il libro di Roberto Burioni, “Virus”: ma se ci ha ammorbato con 47 articoli sul “Corriere della sera”! (Senza parlare del variopinto conflitto d’interessi editoriali…)
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