Che fine fanno i suicidi, come si vive con il marchio di “figlio di un suicida”? Discorsi intorno a Simone e alla parola magica, “Effathà”
Bartolo Cattafi, l’imperdonabile della poesia italiana: dialogo con Ada De Alessandri Cattafi
“Dobbiamo tornare alla grotta, alla pergamena (e Stalin è un ditale)”: riscopriamo Jean Cau, ribelle alla stupidità odierna. Ovviamente impubblicabile
A 80 anni dalla morte, ci vergogniamo di D’Annunzio. Per leggerlo come si deve bisogna andare in Francia o sfogliare una rivista a Londra
Cosa farai l’ultimo giorno del mondo? Basta lavare i piatti per vincere l’orrore. Esegesi di un racconto estremo di Richard Matheson
“Amo Philip Roth perché lui le donne le ha sessualmente odiate. Comunque, le trans sono una vera calamita, non c’è uomo che non le desideri”
Meglio “l’abitante della savana” o il “popolo del water”? Giorgio Manganelli in Africa (con Shakespeare a fare da Sfinge)
“Caro Cortázar, un intellettuale non aspetta che sia un governo a dargli il permesso di parlare, sceglie la scomodità”
Fitzgerald è diventato pop: quella volta che Gatsby prese a pugni un tassista a Roma… Matteo Fais dialoga con Antonio Merola su “F. Scott Fitzgerald e l’Italia”
I premi non devono premiare l’ovvio, altrimenti sono degli happy hour. E gli scrittori devono scrivere per lupi e rospi. Modeste proposte per un risanamento editoriale
Fermi tutti, c’è un problema di nome Dante Arfelli. Sullo scrittore che pubblicava per l’editore di Hemingway, poteva diventare il Camus italiano e non trovi più neanche in biblioteca
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