16 Dicembre 2024

Lasciò dietro di sé una leggenda. Piccola nota sui versi di Rafał Wojaczek

Alla fine sono sempre i poeti che vengono a trovarci e lo fanno sempre in modo inaspettato squarciando le tenebre del nostro piccolo universo. Dopo oltre cinquant’anni dalla loro stesura arrivano finalmente in Italia i versi di Rafał Wojaczek, grazie a Francesco De Luca che, rimasto ammaliato dalla forza dei versi di Wojaczek, pubblica come libro d’esordio della neonata casa editrice Delufa Press una antologia dal titolo Il poeta andava fucilato.

Mi piace iniziare con le parole di Dagmara Janus, figlia del nostro:

“mi dicono che se mio padre fosse vivo, sicuramente avrebbe ricevuto il Premio Nobel. Forse. Ma in fondo, non è questa la cosa più importante. La cosa più importante è che un giorno ci rivedremo da qualche parte nell’universo”.

Ma andiamo per ordine…

Rafał Wojaczek,  poeta e prosatore polacco, annoverato nel gruppo dei poeti maledetti. Nasce a Mikołów (in Slesia) il 6 dicembre 1945, muore suicida a Wrocław (Breslavia) l’11 maggio 1971. L’esordio letterario avviene con la pubblicazione di sette (simbolo di completezza e di perfezione) poesie inedite su rivista “Poezja” (Poesia). Il debutto è del 1969 con la raccolta Sezon (La stagione), accolta con lusinghieri giudizi dalla critica. Nel 1970 uscì la sua seconda raccolta Inna bajka (Una diversa favola). Postume uscirono Którego nie było (Colui che non c’era, 1972) e Nie skończona krucjata (La crociata non finita, 1972).

Scriveva solo in stato di ubriachezza. Si chiudeva in casa per due settimane e scriveva ininterrottamente, limando i versi. Era un provocatore nato, tentò più volte il suicidio. Gli fu diagnosticata la schizofrenia. Diagnosi che rappresentò un macigno per tutta la sua vita. Chiese lui stesso di trascorrere una settimana in clinica psichiatrica e lì conobbe l’infermiera che diventò sua moglie e gli diede una figlia, Dagmara. Il matrimonio durò appena un anno, concludendosi con l’inevitabile divorzio. L’ultimo tentativo di suicidio, l’11 maggio del 1971, ebbe successo. Su un biglietto, il poeta scrisse, a mo’ di testamento, le dosi esatte e i nomi dei medicinali che avrebbe assunto.

La sua poetica è cruda esplorazione della disperazione esistenziale, del sesso, dell’amore e della condizione umana; sullo sfondo la sua terra, la Polonia del dopoguerra, durante l’oscurantismo del regime comunista. Come spesso accade, il plauso della critica e una notevole attenzione avvennero dopo la sua morte. Oggi Wojaczek è considerato una figura di primo piano della letteratura polacca del XX secolo e la sua opera continua a essere studiata e per la sua profondità e complessità.

Questo poeta così inquieto e tragico, dalla vita tanto imprevedibile, morto ad appena ventisei anni non ancora compiuti, è stato uno dei fenomeni più controversi nella poesia polacca. È stato una cometa, lasciando dietro di sé una leggenda, soprattutto tra i giovani degli anni ’60.

“La primavera è passata, l’estate è passata, e l’autunno, e l’inverno
E il poeta non incanta più bestemmia”
.

Marco Masciovecchio

**

Io; Kafka

Mi ha superato
il cuore
dentro sono tutto
radice

Erbe bianche
mi spuntano
dalle labbra

Giulia, la figlia del macellaio
con abili
prese dal padre
labbra
coltiva la mia malattia

1966

***

Dice che le fa male l’amore

Dice che le fa male l’amore
questo fiore nero
che cresce in una testa compressa

Un fiore che preme
così da sforzare gli occhi

Lei guarda da cespuglio
che in me si accende

22/23 IV 1966

*

L’inizio della poesia

Morte

(Chi ha mai visto una parola del genere a inizio poesia
Non sarebbe meglio
Impiccarsi)

1969

***

[Chi è questo che mi appare allo specchio]

Chi è questo che mi appare allo specchio
Non una donna né una persona
Di nebbia, ma così crudelmente se stessa,
Che il posto nell’almanacco finora è vuoto?

Chi è questo che dal mio bicchiere
Bevendo non un ubriacone è, anche se
Raccolto dalla polizia dal fango
È preso come compagno di gilda?

Chi è questo che con la mia penna
Scrive le mie poesie
E nel mio letto prende mia moglie?
Chi è questo che è appena uscito?

***

Deve essere qualcuno

Deve essere qualcuno, che non conosco, ma che si è impossessato
Di me, della mia vita, della mia morte; di questo foglio

Testi tratti da: Rafał Wojaczek, “Il poeta andava fucilato. Poesie scelte 1964-1971”, traduzione e cura di Francesco De Luca e Bożena Topolska, Delufa Press

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