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Il De rerum naturis di Rabano Mauro. Un testo sacro per tornare alla terra

L’ultima, in senso temporale ovviamente, fatica di Claudia Gualdana, purtroppo uscita soltanto come e-book per i tipi di Marietti, è un testo per pochi. Tuttavia a me piacciono i pochi, quindi lo consiglio ai lettori più raffinati non soltanto per l’eccellente traduzione ma anche per l’argomento, visto che in tanti – o in troppi – oggi parlano di “agricoltura” e di “biologico” perché fa tanto “green” essere alla moda con apparenti ritorni alla terra. In effetti a molti, soprattutto a coloro che scrivono libri pedanti, supponenti, autoreferenzialmente verbosi e ai loro editori ed estimatori, un ritorno alla gleba con tanto di vanga sarebbe auspicabile.

In questo testo di Rabano Mauro, troviamo il sapiente carolingio anticipare di alcuni secoli con le sue dottrine sul mondo vegetale, la giustamente valutata Hildegard von Bingen, oggi tornata sugli altari non solo religiosi ma anche culturali forze anche in virtù dell’esser una donna straordinaria in ogni campo dello scibile che ella ha toccato, mentre del buon Mauro si dice poco. A questo ha rimediato Claudia Gualdana, proponendo al pubblico la traduzione d’un trattato che parla di agricoltura e dei suoi prodotti sino ai nomi degli alberi e alle proprietà delle piante e delle erbe in una sorta di Erbario, così come si usava proprio nei secoli luminosi dell’Età di mezzo.

Il De Rerum Naturis di Mauro non è mai erudizione fine a sé stessa, basandosi infatti su altri suoi predecessori (citandone persino la fonte, cosa oggi rarissima in certe pubblicazioni vanagloriose), a cominciare dall’Etymologiae di Isidoro di Siviglia e di Virgilio poi, del quale si narrerà leggenda come gran mago. Rabano, dal proprio canto s’interessa anche di musica, astronomia e medicina così come di angelologia secondo quanto viene insegnato nel libro biblico della Sapienza. Ma egli, maestro di i monaci prima del fatidico anno Mille, segue anche l’insegnamento impartito da Agostino d’Ippona nel suo De doctrina christiana, trasmettendo così ai discepoli e ai posteri quell’impianto culturale e mistico che sono le sette arti liberali mutuate a loro volta dal pensiero classico.

In pratica Mauro sostiene che colui che sia in grado di leggere e comprendere l’Antico e il Nuovo Testamento possieda la chiave d’argento che apre la porta della Conoscenza. Di quella “canoscenza” che va cercata insieme con la Virtù.

Il De rerum naturis si compone di ventidue libri: i primi cinque dedicati a Dio e alla Chiesa e gli altri all’uomo e ai prodigi, agli animali, al mondo e alle sue parti, al tempo e alle feste, alle acque, alle terre, alla terra e alle sue parti, alla città e alla campagna, alla cultura pagana; ai popoli, alle loro lingue, mentre le istituzioni regali e militari fanno parte del libro XVI. Di seguito, Rabano tratta delle pietre e dei metalli, dei numeri mentre nel libro XVIII descrive pesi, misure, musica e medicina. Il XIX è quindi dedicato all’agricoltura e alle navi, ai giochi e alla guerra, agli edifici e alle vesti, infine agli oggetti e ai cibi.

Lo stile di Rabano è sintetico, figlio com’è di quella cultura germanica trasfusasi in un latino che ha perso la sua aulica classicità per fluire in quello che sarà poi il volgare di molte lingue europee, ma mantenendo intatto l’approccio alla realtà, sia in maniera letterale sia mistica e quindi allegorica, dandoci un primo esempio di “enciclopedia universale” che racchiuda ogni cosa del Creato.

Possiamo quindi affermare che tale scritto di Mauro sia una vera e propria epitome e insieme un compendio della concezione cristiana alto-medievale della Natura, la “natura naturale”, ovvero la vegetazione spontanea nel mondo allora conosciuto, dal gelido Nord sino alle sabbie di Galilea.  Questa Natura, nell’allegoria cristiana è ritenuta opera dell’Intelletto divino che in essa ha posto i semi dell’allegoria affinché gli uomini potessero intuire la geografia sacra esposta nelle Scritture. Rabano Mauro trae così le proprie alte fonti dall’Antico e dal Nuovo Testamento citando i Vangeli e le Epistole paoline, il Cantico dei Cantici e il Libro di Isaia, il Siracide, il Genesi, il Libro di Giobbe e quello della Sapienza.

Quindi questa pubblicazione digitale è non tanto un vademecum da utilizzarsi come succedaneo di qualsiasi manuale per il vostro giardino, ma un testo sacro che conduce dalla Natura sino a Dio viaggiando attraverso il mondo vegetale, al quale l’Uomo deve il proprio vivere in salute, in fatica ed in riposo.

Dalmazio Frau

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