Attraversando la linea lombarda. All’inizio era soltanto una cartolibreria e si chiamava Magenta perché era nata in via Magenta, nel cuore storico della città lombarda di Varese. Il nome che evoca la celebre battaglia del Risorgimento e di battaglie ne ha portate avanti, nel tempo, la storica editrice Magenta che, ai primi di marzo 2022, ha compiuto la bella età di 70 anni. Un traguardo ambito, ma anche una sfida e una scommessa per una casa editrice che vanta un passato importante.

Chi ha messo le radici di questa avventura è stato Bruno Conti. Bruno Conti poeta, intellettuale, nato a Milano, il 22 giugno 1921. Dopo le ferite della Seconda Guerra Mondiale, si trasferisce da Milano nella cittadina di provincia dove, dal 1946, si insegna Lettere e, insieme alla sorella, diventa titolare della cartolibreria che si occupa di tipografia, insomma di semplici dispense universitarie. Dal 1950 in poi, la cartolibreria si trasforma in una vera casa editrice, prima con il nome di Libreria Magenta Editrice, poi Editrice Magenta. È questa piccola casa editrice a pubblicare le grandi antologie poetiche “Linea Lombarda”, nel ’52 e “Quarta generazione”, nel ’54. Intellettuali come Renzo Modesti, Piero Chiara e Luciano Anceschi fecero sì che la cartolibreria di provincia potesse inserirsi a pieno titolo da protagonista nel panorama editoriale della poesia contemporanea. “Non ci sono ancore”, il primo volume di liriche di Bruno Conti, fu quindi il primo libro da lui pubblicato, nel 1950: progettava un concorso di poesie destinato ai giovani italiani, che però non vide mai la luce. Giovani e promettenti poeti furono, invece, ospitati nell’antologia “Linea Lombarda” e in “Quarta generazione”, all’interno della collana “Oggetto e Simbolo”, diretta da Luciano Anceschi.


Da Bruno Conti la direzione della editrice Magenta è poi passata, negli anni ’90, nelle mani di Dino Azzalin, medico, scrittore e, come Bruno Conti, poeta ed editore. Azzalin ha rifondato la NEM, Nuova Editrice Magenta, dalla storica casa editrice, custodendone il prestigioso nome. Un amore nato quasi per caso. E come? “Agli inizi degli anni ’90 mi fermai davanti alla cartolibreria e vidi che era cambiata la gestione. Entrai e chiesi notizie – mi racconta Dino Azzalin – Il signore che l’aveva rilevata era ignaro della casa editrice. Chiesi se potevo vedere i libri e mi resi conto del tesoro che si nascondeva nel seminterrato, insieme ai famosi pennini, alle gomme, alle squadre e ai metri di legno. Disse che non sapeva dove mettere tutta quella roba. Allora risposi: “la prendo io”. Ci accordammo sul prezzo e il giorno dopo, con un camioncino, portai via tutto. Vi trovai autentici tesori letterari”. Bruno Conti, però, Azzalin lo conosceva già da tempo. «Ho conosciuto Bruno Conti leggendo “Quarta Generazione”, che testimoniava il valore poetico di un’antologia, di quella “giovane poesia 1945-1954” (questo il sottotitolo dell’opera) con riferimento a un decennio particolarmente delicato, per la Guerra che aveva sconvolto l’Europa.
Due anni prima era stata stampata la prima delle antologie, “Linea Lombarda”, che includeva il grande poeta Vittorio Sereni e che aveva lanciato la Editrice Magenta, di Bruno Conti, nell’Olimpo delle pubblicazioni nazionali e, in alcuni casi, anche internazionali. Conti, infatti, nella veste di editore, aveva avuto un intuito geniale pubblicando nomi che avrebbero fatto la storia della poesia italiana del secondo Novecento. Scelti da Piero Chiara e Luciano Erba che ne avrebbero firmato anche la prefazione, tra i 33 poeti antologizzati figuravano inediti di Pasolini, Zanzotto, Orelli, Merini, Spaziani, Scotellaro, Risi, Turoldo, lo stesso Erba, Accrocca, Volponi, Guidacci, Bellintani, più un elenco di altri meno fortunati ma comunque interessanti, tra i quali anche tre varesini come Giacomo Campiotti, lo stesso Conti e Luciana Guatelli». Il 5 marzo è, per l’esattezza, la data di uscita di Linea lombarda, l’antologia stampata nel 1952 e curata da Anceschi con poesie di Vittorio Sereni, Luciano Erba, Nelo Risi, Renzo Modesti, Giorgio Orelli, Roberto Rebora. Ma è anche – guarda caso – il compleanno di Pier Paolo Pasolini: nel 1954 alcuni suoi versi vennero pubblicati proprio da Magenta nella raccolta “Quarta generazione”, opera che ospitò 33 poeti del calibro di Andrea Zanzotto, Alda Merini, Maria Luisa Spaziani, nomi della poesia italiana contemporanea. Dagli anni ’50 al 2022 sembra passato un secolo, non paiono 70 anni.

Com’è cambiato il mondo editoriale in tutti questi anni?

“Mah, il mondo editoriale è cambiato, come è cambiato il mondo, soprattutto con l’avvento dell’era digitale. Ma il mondo non muta da solo, sono gli uomini che lo trasformano, soprattutto chi fa il mercato, il marketing, il business. Ormai ci sono più scrittori che lettori, e a condizionare l’acquisto dei libri oggi è un management di persuasori occulti, che induce a orientare persino gusti e interessi verso un autore  piuttosto che un altro. Pensa all’avvento di Internet, ai telefonini. Con i social il modo di comunicare  ha sconvolto ogni criterio e ogni previsione di mercato. Basta vedere sui treni e in metropolitana: prima erano i libri a dominare la scena, oggi tutti curvi a fissare lo smartphone in una solitudine umana sconcertante… Ma soprattutto le serie tv, le fiction, le telenovelas, il Grande fratello hanno catturato gran parte di quei potenziali lettori che prima leggevano libri. Aveva ragione Pasolini, quando sosteneva  che la televisione produce mercificazione e alienazione, ma così è. Una forma passiva di ascoltare storie, alcune anche molto belle. La grande differenza è che, terminata la serie, non si ricordano più i personaggi che l’hanno popolata. Come dimenticarsi invece di Raskolnikov di Delitto e Castigo di Dostoevskij, o di Lazzaro Scacerni del Mulino del Po di Bacchelli, o ancora di Gregor Samsa della Metamorfosi di Kafka, o del Catoblepa in Finzioni di Borges, tanto per citarne qualcuno, personaggi indelebili che hanno accompagnato tutta la mia vita, e non soltanto la mia? Ma anche le storie rosa di Liala o di Mura, di cui mia madre era vorace lettrice, certo non di elevata qualità letteraria. Almeno si leggevano gialli leggeri come quelli di Agatha Christie o di Georges Simenon, che ha prodotto l’ispettore Maigret. C’era sempre molta aspettativa sulle novità, che davano all’editoria media un ampio respiro di vendite e di numero di pubblicazioni”.

Un libro ha ancora la possibilità di cambiare il mondo?

“No, non credo, e neanche di migliorarlo, e non penso che l’abbia mai fatto: è una forma di felicità individuale nella felicità della forma. Lo vediamo in questi giorni di guerra. Chissà quanti libri avranno letto gli uomini al fronte! Per quanto mi riguarda, se non fosse per il libro di Roland Barthes, non avrei mai saputo cogliere l’accostamento tra De Sade, Fourier, Loyola, il sadico o lo scrittore maledetto, il contestatario e grande utopista o il mistico e santo gesuita. E anche Dio, in fondo, non esiste forse perché esistono i libri?”

Nuova Editrice Magenta vanta ben tre collane di poesia affidati a giovani critici letterari, la poesia.

“Sì, ho pensato di continuare la tradizione della linea della poesia “Oggetto e simbolo” voluta da Bruno Conti e Luciano Anceschi, che ho avuto la fortuna di incontrare molte volte, finché erano in vita, e pure quella della rivista di dibattito critico,  come “Nuova Presenza”. Con le collane di Poesia, cioè “Lo Scrittoio”, abbiamo nomi noti come Raboni, Maugeri, Sanesi, Hernandez, o emergenti come Santagostini, Pontiggia, Scotto, Raffo, Di Maro,  ma anche nella collana “Presenze”,  ci sono giovani poeti come Giulio Mozzi e Laura Pugno, Alessandra Pellizzari. Abbiamo pubblicato anche una antologia di “12 Poetesse italiane” tra cui Maria Grazia Calandrone, Evelina De Signoribus, Maria Luisa Vezzali,  Silvia Caratti.  Però, il nostro primo libro non fu di poesia. È stato, infatti,  “Una missione fortunata e altri racconti”, un’opera inedita di Guido Morselli, lo scrittore suicida di “Dissipatio Hg”, a cui ha fatto seguito il bellissimo epistolario “Lettere Ritrovate” e la riedizione di “Realismo e fantasia”, pubblicato dai fratelli Bocca nel 1947 e rieditato in forma anastatica con un’introduzione di Valentina Fortichiari. Le collane di Poesia sono dirette da me e da Rita Clivio che se ne occupa attivamente. Per la poesia giovane/opera prima, da Viviana Faschi. La casa editrice ha inserito anche altre collane di saggistica, che hanno prodotto titoli come “Dirti Zanzotto” di Francesco Carbognin, uno dei maggiori studiosi del grande poeta e maestro Andrea Zanzotto, o narrativa giovane underground, come “Cani bastardi” della giovanissima Marta Morotti e letteratura di viaggio dove fra i titoli, ricordo il mio “Diario d’Africa” (alla sesta edizione) e il più recente “Overland” di Giorgio Vanni, un viaggio davvero speciale tra l’Italia e l’Australia senza mai prendere l’aereo. Solo alcuni dei quasi cento titoli prodotti in tutti questi anni”.

È ancora possibile pubblicare opere prime di poeti?

“Se fosse per me pubblicherei solo opere prime, perché sono quelle che danno più gratificazioni, in particolare “Le Civette”, la collana diretta da Viviana Faschi, lei stessa poetessa, oltre che filosofa e studiosa, a cui è affidato lo scouting dei giovani di talento, scelti per la grande coerenza e la ricerca linguistica ma soprattutto per l’originalità di ciò che scrivono. Certo non hanno ancora pubblico ma libri come il pluripremiato “Spleen di Milano”, della stessa Faschi o “Progetto per S.” di Simone Burratti o il sorprendente “Demi Monde” di Silvia Righi, che ha vinto  il Pordenonelegge, comportano soddisfazioni personali che danno lustro anche alla casa editrice”.

Come può una casa editrice sopravvivere nel nostro terribile presente?

“Me lo chiedo anch’io tutti i giorni. Di fronte alle enormi richieste di pubblicazione, anche di testi molto buoni, le risorse sono poche. La Nuova Editrice Magenta, da quando si è rinnovata diventando NEM editore, con l’avvicinamento al mondo editoriale di soci provenienti dal marketing, dal giornalismo e dal mondo bancario e tipografico, pur proseguendo sulla linea intrapresa da Bruno Conti e Luciano Anceschi, ha dovuto allargare i propri titoli alla prosa e alla saggistica. Molto spesso però i nodi dolenti sono la distribuzione nelle librerie e  il fatto che i distributori non vogliono i libri di poesia o di autori sconosciuti, perché non vendono. È un dato davvero opprimente. E ormai, con l’avvento di Amazon, predomina il business non la qualità. Certo arriva a casa il libro scontato in poco meno di 24 ore, ma senza il fascino dell’odore della carta e della ricerca nelle librerie, veri propri santuari di reliquie stampate. È tutto un po’ triste.  Negli ultimi dieci anni in Italia hanno chiuso 90000 edicole e più di 2500 librerie, e questo vorrà pur dire qualcosa,  ma nel  2021 le poche librerie indipendenti hanno avuto un incremento di nuovi lettori pari al 50%. Spartiscono un mercato piccolo piccolo, ma almeno una luce è rimasta accesa in fondo al tunnel, perché solo i grandi editori , grazie ai loro muscoli e ai grandi mezzi, come Feltrinelli e Mondadori, sopravviveranno, mentre gli amanti di una vera qualità, dovranno tornare a essere in pochi, pochissimi, come all’era di Gutenberg.  Molti autori con le nuove tecnologie e con pochi euri producono da se stessi i libri che però poi nessuno conosce o compra perché non vengono fatti conoscere”.

Il futuro? 

“Il futuro è sempre fatto di speranza, nonostante tutto, e considero questa splendida avventura editoriale come un viaggio in vela d’alto mare.  Per ventitré anni ho letto migliaia di testi e incontrato molte persone, alcune superflue, altre preziose, le migliori indispensabili. Ho tenuto il timone che mi fu consegnato da Anceschi e Conti, portando la casa editrice a compiere settant’anni, cosa che mi riempie di orgoglio. Ora la barca veleggia verso altri orizzonti, forse altre chimere: bisogna farsi  guidare come in una dolina carsica dal tempo delle erosioni, o dal vento in poppa sopra il mare immenso nella corrente. Ormai ho raggiunto la maggiore età e il mio tempo è  compiuto, ed è giusto lasciare il timone a chi saprà guidarlo tra la nuova stagione  e gli altri orizzonti. Una consegna di testimone, naturalmente. E mi dispiacerebbe vedere la barca a vela ormeggiata in un porto solitario o abbandonata nella corrente, come lo fu per me: era ferma in una darsena dalla quale ha ripreso di nuovo il largo. L’anno prossimo compio anch’io settant’anni e il mio tempo è scaduto. Mi piacerebbe che qualcuno, che ha imparato a navigare in queste maree, procedesse verso altre isole, imperdibili occasioni per meravigliarsi ancora di una scoperta, come può essere un bel libro”.

Intervista a cura di Linda Terziroli

Gruppo MAGOG