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Michela Murgia ha ragione: accogliete un migrante a casa vostra, così metterete a tacere tutti i fascio-salviniani in circolazione

Murgia

Qualcuno diceva che si nasce di sinistra, per poi morire di destra. Sarà! Io devo avere intrapreso inconsapevolmente il processo inverso perché, leggendo l’ultimo numero di “L’Espresso”, mi sono scoperto in accordo con un’idea di Michela Murgia, la scrittrice mia conterranea. Non mi capita mai. Ho anche pensato di avere esagerato con il vino a pranzo. Eppure, mi sentivo lucido. Appena un po’ stupito, come se d’improvviso mi fosse apparsa la Madonna. Invece no: la pensavo proprio come lei. Fino al giorno prima avevo unicamente apprezzato i suoi libri – indiscutibilmente molto ben scritti –, ma non ero mai riuscito ad aderire a una sua opinione che fosse una. Sulla questione “Matria”, per esempio, mi era anche venuto da supporre che fosse uscita di testa.

Ho riletto il passo del dialogo tra lei e Zerocalcare, moderato da Marco Damilano, minimo dieci volte. L’ho fotografato. L’ho sottolineato. Dopo qualche ora l’ho riletto e, incredibilmente, affermava sempre la stessa tesi. A quel punto l’ho declamato a voce alta: “Credo che sarebbe un gesto più forte rivolgersi alle poche migliaia di minori che hanno ricevuto il diritto di asilo in Italia e che potrebbero essere ospitati da famiglie o da singoli. Facciamo una contro-narrazione vera: prendiamoceli a casa nostra. Se lo facessero gli ultimi venti premi Strega, tapperebbero la bocca a tutti. Ci dicono con dileggio «Prendeteli a casa vostra»? E noi potremmo rispondere che lo abbiamo fatto, mettendo il nostro privilegio a disposizione di chi è in difficoltà”. Alla fine, inebetito, ho esclamato: “Minca mia, non è possibile! Vorreste dirmi che a sinistra c’è chi ha capito come, per rendere credibile la battaglia umanitaria pro-migranti, senza passare per radical chic, basterebbe prendersi carico di quei poveri esseri umani che così strenuamente difendono? Da non credersi!”. Purtroppo, il suo interlocutore, Zerocalcare, ha tirato fuori tutta una serie di supercazzole in risposta: lui è un disegnatore ed è meglio che si limiti a disegnare, o al massimo a firmare appelli. Insomma, le solite paraculate alla Saviano che, invitato a salire su una nave ONG da Veronesi, ha declinato con tutta una serie di giri di parole da mettere in imbarazzo il più grande arrampicatore di specchi al mondo. Non che mi aspettassi molto di più dal fumettista. Ha la classica faccia del tipo che, se ti dovessero aggredire mentre sei in sua compagnia, come prima cosa penserebbe a salvarsi il culo, per poi forse, nel caso, avvisare la polizia. Certo non si metterebbe lì a menare le mani.

Invece, voglio dare credito alle dichiarazioni della Murgia che, da brava sarda, conosce il valore della parola data. Tralascio pure, preso da una inspiegabile benevolenza nei suoi confronti, di farle presente che, se ha tanto a cuore gli ultimi, potrebbe donare qualcosa – anche 50 euro sarebbero più che bastevoli –  ai molti sardi che versano in gravissime difficoltà economiche. A ogni modo…

Cara Michela, dimostri di essere una con due coglioni così e ci zittisca una volta per tutte. Si prenda qualcuno dei migranti – non importa se economici, o rifugiati politici – in casa sua. Se lo farà, le porterò in dono pane carasau, vino e formaggi – non che lei ne abbia bisogno, ma per pura simpatia. Ci faremo fuori un paio di bottiglie, alla salute di una gran donna che ha il buongusto di essere conseguente al suo pensiero. Ma le dico di più, mi offrirò volontario come suo personale uomo delle pulizie, per un anno, se dimostrerà di possedere una simile coerenza.

In attesa di vederla mantenere un africano con i suoi soldi, voglia accettare i più cordiali saluti da un suo vecchio lettore.

Matteo Fais

 

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