11 Aprile 2022

Dove le terre camminano. Massimo Maggiari: in Messico alla ricerca dello “stato di grazia”

Siamo nello stato di San Luis Potosí in una giornata splendida di un gennaio che ha una voglia maledetta di voler fiorire. Da sempre, in questi luoghi sacri, le terre camminano. Camminano nei pellegrinaggi degli Huichol che attraverso i secoli sono arrivati al compimento del loro viaggio spirituale in cima al Cerro Quemado. Il luogo dove la Madre Terra ha partorito il sole secondo le credenze di questa gente antica. Prima di tale evento cosmico, la crosta terrestre godeva solo della presenza luminosa del fuoco. Peraltro, invenzione ispirata di un marakame (sciamano) il cui nome si è perso nella notte dei tempi. Questo è un luogo di preghiera. Forte, assorta, intimamente incalzante nella spirale azzurrina dei cieli. Qui molte dimensioni s’incontrano. Possono parlarsi. Intrecciarsi come in un dejà vu, aiutando chiunque compia quel gesto con l’intenzione appropriata a fare un nuovo passo nell’enigmatico evolversi della Vita. Personale, famigliare, e planetario. Con il palmo della mano aperta ed il cuore ben saldo nel fluire dell’Anima Mundi.

Dopo l’alba scendo nel centro del paese con Don Mateus, il curandero. Real sta ancora dormendo. Si sente solo l’eco dei nostri passi che ancora intontiti dall’ora cadenzano adagio lungo i mosaici del selciato. Tienes las velas/Hai le candele? Mi chiede con tono acquietato l’uomo della medicina. Rispondo imbarazzato di no e subito lui mi rassicura chiedendo velas a un signore anziano che spunta dall’ antro di una casa. Purtroppo senza esito. D’istinto mi precipito verso la chiesa dove forse troverò uno dei venditori. Giunto all’altezza del Santuario vedo un uomo seduto su di uno scalino con le braccia appoggiate sulle ginocchia e le mani protese nel vuoto.  Lo noto soprattutto perché al suo fianco ci sono due candele dedicate al santo patrono. Gli chiedo se vende candele e senza batter ciglio controbatte “Vas a la montaña?”. Nonostante un vago senso di sorpresa azzardo un sì mentre lui mi fa cenno di seguirlo. Entra dalla porta di un ripostiglio semichiuso uscendo fuori con quattro candele. In silenzio, lo pago frettolosamente siglando lo scambio. È un uomo piccolo, con le unghie lunghe giallognole, il corpo magrolino, e il volto bruciato dal sole in cui domina una fronte rugosa. “Vas a la montaña?”. Ripete ora con tono amichevole e subito aggiunge una candela al mucchio: “por favor, prega anche per il pianeta e per la fine del virus…”.  Lo guardo fisso accennando col capo un fermo sì e all’istante mi dileguo verso il curandero che mi aspetta all’inizio del cammino in direzione del monte sacro chiamato Lucero.

Attraversiamo decine di rovine spagnole lungo il tragitto. Sono come fantasmi di un’epoca che non c’è più. Quando l’argento si raccoglieva lungo i pendii brulli e poi giù nelle forre scavate dagli uomini. Una decina di anni fa ci ha provato di nuovo una compagnia canadese che senza mezzi termini è stata fermata da una vera insurrezione popolare. Alla miniera si è preferito il turismo e le terre sacre del Quemado continuano oggi a camminare nel loro silenzio ancestrale. Lo stradone su cui avanziamo costeggia un ampio vallone giungendo fino a un passo dove campeggia una croce tinta di blu. Lassù in alto. Dietro una curva, l’ingresso di un’antica miniera rivela un buio fitto in una cavità improvvisa scavata nella roccia. Una grata ne ostruisce il passaggio per salvaguardare l’imprudente di turno da un eventuale passo falso. È così che la realtà della miniera persiste ancora come un marchio indelebile nella montagna. A una sosta cominciamo a parlare del nostro libro Leggere nel cuore. I segreti di un curandero e della sua intenzione. Prima dell’uscita di marzo voglio avere ben chiaro le mie regole d’ingaggio. Vale a dire, il messaggio da accompagnare al libro. Al riguardo, l’entusiasmo e il fermo piglio mostrate da Don Mateus sono contagiose. Assiepato su di un pietrone all’ombra di un cactus fiorente di aculei l’uomo prende a spiegare il suo pensiero. “Siamo tutti esseri in cammino. Non è sempre facile capire in che direzione andare anche perché in parte siamo un mistero a noi stessi. È importante quindi dare e ricevere informazioni. Ascoltare, distinguere quello che fa al caso nostro, e soprattutto capire. La Vita ci aiuta tutti i giorni a fare passi in avanti o a fermarci a una tappa quando risulta necessario. Il nemico è sempre lo stesso, la paura, e quando non si ha una mappa i timori possono essere tanti. Questo libro non istruisce ad aumentare il proprio potere, intende solo aiutare chi vuole semplicemente ESSERE nel proprio presente. In pienezza, consapevole delle energie che ha a disposizione nel suo breve transito di spazio e tempo, prima di passare ad altre dimensioni perché come ben sappiamo la morte non esiste. Non sono poche le trappole. Una sera seduto di fronte al fuoco me ne sono state rivelate alcune. Ma senz’altro ce ne sono altre. Non sono giudizi moralistici, sono stati di coscienza che tutti attraversiamo, viviamo, e spesso superiamo in un modo o nell’altro: con le buone o con le cattive, oppure grazie ai sorprendenti giri di boa del vivere.  Il primo stato si fa riconoscere quando subisci tutto quello che ti capita senza decidere nulla. Bisogna avere CORAGGIO per spezzare quell’incantesimo. Il secondo invece si manifesta quando la voce di chi sei veramente risulta soffocata dal modello imperante del momento. Un modo di essere può funzionare per alcuni ma senz’altro non per tutti. Il terzo stato di coscienza che definisco come un eccesso di passività, ti fa guardare sempre indietro, giustificando un tuo possibile ruolo di vittima. L’antidoto a questi stati densi può solo essere una certa integrità tra quello che sei dentro e ciò che vivi fuori. Un sottile equilibrio non facile da raggiungere e poi mantenere che trovo ben descritto nel colore bianco in cui l’intero spettro di colori trova una realizzazione. Questo stato di grazia richiede però una lunga conoscenza di sé stessi non contaminata dall’arroganza. Come vedi, il nostro lavoro è crescere nel tempo che ci viene affidato diventando sempre più fluidi, luminosi, pronti alla dimensione successiva. L’armonia interiore è una realtà vinta a caro prezzo con sudore e lacrime. Cadute e riprese del cammino. L’amore spirituale, la compassione, la gioia, sono anche stati di coscienza che tutti possiamo attraversare. Però alla base di tutto questo c’è sempre l’intenzione. Le possibilità insite nell’esistere quotidiano che ci proponiamo di attivare per essere autenticamente Vivi e al Servizio dell’armonia dell’Universo. Anche le informazioni date da un libro possono aiutare a questo proposito, se poste al di là di giudizi moralistici e qualsiasi forma di dogmatismo che non rappresenta di certo il mistero insondabile della Vita”.

Beh, certo l’intenzione è la chiave. L’intero manoscritto ne parla. Un concetto non facile perché non risiede tanto nella mente quanto nell’anima dell’essere. Definirla per me, che sono dalla parte del linguaggio scritto, è risultato sempre un dilemma. So bene che soltanto un aneddoto può aiutare a comprenderla come quello che Carl Jung proponeva durante le cene natalizie al Club degli psicologi di Zurigo. Si trattava della storia del mago della pioggia di Kiau Tchou arrivato in un villaggio condannato da lungo tempo alla siccità. Una storia che Jung aveva imparato dall’amico sinologo Richard Wilhelm dopo il lungo soggiorno in Cina. Lo racconto a Don Mateus che ascolta con attenzione inserendo alla fine l’input di una sua riflessione. “La richiesta d’aiuto portata al mago della pioggia dagli emissari del villaggio è da subito un evento importante che suggerisce un gesto d’umiltà. Da soli gli abitanti non ce la possono fare. D’altro canto, la siccità è il segno visibile che quel luogo non è in armonia con l’Universo, o come dicono loro: non è in Tao. Qualcosa deve cambiare nel cuore di quella gente. L’arrivo dell’uomo innesca un successivo cambio di coscienza promuovendo nella comunità un senso di fede. È così che gradualmente si configura l’intenzione attivando una nuova possibilità. È fondamentale il cambio di frequenza per un ritorno in armonia o in Tao. Si genera così un diverso tipo d’energia che trova spazio nei gesti, nelle frasi e nei pensieri rendendo più fluidi e leggeri anziché densi. Di conseguenza, fluidificando ci si mette in relazione col mondo e i suoi elementi riportando equilibrio. Discesa di una manna dal cielo”.

Massimo Maggiari alla ricerca degli sciamani nel grande Nord

Quell’ultimo appunto mi mette il cuore in pace. Sembra portare chiarezza. L’intenzione è creare un ponte tra l’anima e il mondo circostante per costruire Vita. Buttato giù un sorso d’acqua riprendiamo il cammino. Il sole sembra meno alto mentre la cima appare sempre più vicina.

Oltrepassato il passo con la croce blu, c’inerpichiamo lungo una cresta appiattita e uniforme fino a raggiungere un lunghissimo colle sommitale. Intorno vediamo solo cespugli e qualche gambo di agave selvatica pronto a fiorire. Defilato in mezzo a un gruppo di arbusti troviamo invece un cerchio cerimoniale con le sue tante offerte rituali abbandonate al centro.  Candele, monete, effigi di vario tipo, e biscottini dispersi tra le ceneri. Una volta seduti entrambi su due pietroni grigi Don Mateus appoggia le nostre candele a un sasso. Segue una pausa che ci fa guardare lontano oltre gli azzurri verso il blu scuro della Sierra e del Pacifico. Stare semplicemente lì, in silenzio, in quella luce radiosa è già una preghiera di buon auspicio per il domani.

Massimo Maggiari

Real de Catorce, 9 gennaio 2022

 

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