31 Luglio 2025

Se è vero che “leggono solo le donne”, io cosa leggo a fare?

Se è vero come deve essere vero perché lo scrivono in tanti editoriali informati sui fatti che a leggere sono le donne, perché gli uomini sono troppo impegnati a fare carriera e perché solo le donne sono capaci sia di leggere che di fare carriera all’interno della stessa vita, io che leggo sebbene una carriera ce l’abbia e sia tutt’altra rispetto al settore commerciale dell’editoria e affini, che uomo sono se ancora lo sono? 

Sono a malapena un avanzo di Novecento con manie ottocentesche, un epigono della borghesia-che-fu che pur non avendone mai raggiunto il reddito medioalto si contenta di eguagliarne gli antichi costumi, quando leggere era un modo per darsi un tono in società così come oggi lo è ascoltare i podcast e aprirsi un canale su OnlyFans? Uno che crede di essersi emancipato e che in realtà sta presidiando una posizione talmente disertata dagli altri uomini che ormai è occupata quasi per la maggioranza da sole donne? Belle amiche le donne riuscite a far credere agli uomini la letteratura non sia cosa per loro, minorizzandoli di fatto.    

E le donne-che-leggono se d’un tratto leggono solo le donne-che-scrivono in cosa si differenzieranno mai dagli uomini che non leggono perché leggere è una cosa da donne?

Da settimane ero proprio contento di aver letto Bel Ami nella traduzione Mondadori di Dianella Selvatico Estense. Georges Duroy, vacca amica di uno avanti lettera! Che romanzo, che una sensibilità da traduttore aggiornato dunque busiano potrebbe riproporre come Il normale. Letto nel 2025 fa sbottare: “Finalmente lo hanno scritto!”, anche se è del 1885. Gli inediti non lo sono mai in sé, lo sono per te finché non ti decidi a leggerli, vanificando l’inganno di chi prova a far passare l’assunto secondo cui un romanzo basta sia stato scritto nel passato per non possa essere contemporaneo e urgente lo stesso, e ormai il passato non si conta più in secoli ma in settimane, con l’uscita editoriale della settimana dopo che spinge verso il macero l’uscita editoriale della settimana prima. 

A guastarmi la festa è stata la chiosa dell’articolo sulla castrazione finale del maschio troppo manzo per leggere ancora letto sul numero di giugno di Retabloid, di Giulio Silvano e in origine pubblicato su Rivista Studio il 30 giugno 2025. Titolo Se non fosse per le donne, il romanzo sarebbe già morto. Le sconfortati conclusioni sui maschi che non hanno più né il tempo né le facoltà cognitive di base: “E così se proprio si deve leggere, con la fatica che si fa, che si leggano libri utili, funzionali, per la propria carriera. Libri dove si impara qualcosa, roba come Le 7 regole per avere successo, Il potere di adesso o Come trattare gli altri e farseli amici (non sapendo che tutto questo si può trovare in Bel Ami)”, come il romanzo di Maupassant fosse niente più che un manuale come un altro per diventare un fallito di successo.  

Ah, che voglia di curare una idealrubrica Manzi e romanzi in cui fosse almeno possibile consigliare La delfina bizantina di Aldo Busi, per dare agli uomini per caso la possibilità di formarsi sulla lettura secondo me diventata d’obbligo e passaparolata tra le donne di ferro e di potere recente, che lo leggeranno per evitare gli scivoloni già intercettati, raccontati, sputtanati. 

Se i lettori sono e siamo questi e soltanto questi si capisce come mai il romanzo, che morto non è, il pensierino sul farsi finito cioè incompleto, infinito o comunque impubblicato, ce l’abbia sempre più di frequente. 

antonio coda

*In copertina: Ramon Casas, Jove decadent. Després del ball, 1899

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